La notizia del giorno da queste parti non poteva non essere lo storico doppio premio Nobel per la Pace assegnato a Malala Yousafzai (pakistana) e Kailash Satyarthi (indiano), entrambi per il loro lavoro di sensibilizzazione sui diritti dell'infanzia nel subcontinente. Ecco le loro storie.


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Prima però una valutazione "politica". L'assegnazione del premio arriva oggi, quando da una settimana Pakistan e India si scambiano colpi di mortaio lungo il confine del Kashmir, in un'escalation di violenze che vede l'India decisa a non mollare la presa. Sarà interessante vedere se ci sarà un effetto calmante e se da questo doppio Nobel si potrà ricominciare un dialogo costruttivo per normalizzare la situazione tra i due vicini nel subcontinente.

Ora, i due Nobel.

Malala Yousafzai, 17 anni, ha rappresentato e rappresenta per il Pakistan la risposta più coraggiosa alla deriva estremista imposta dai Taliban pakistani nella martoriata regione della valle di Swat (nord ovest del paese), dove l'offensiva taliban ha instaurato un regime di terrore nella società rurale, lontano dal – presunto – controllo delle autorità centrali pakistane.

Malala, figlia di un preside scolastico, nel 2007 aveva aperto un blog ospitato da Bbc, raccontando la vita di tutti i giorni dal punto di vista di una giovane studentessa. Una continua lotta a difesa del diritto – costituzionale – di ricevere un'educazione, negato dai miliziani Taliban, protagonisti di un'islamizzazione coatta dell'istruzione nelle zone cadute sotto il loro controllo.

Il vuoto lasciato dalle istituzioni pakistane, che devolvono all'istruzione solo l'1,5 per cento del Pil, riducendo le strutture scolastiche a ruderi decadenti, ha lasciato campo aperto alla madrasizzazione dell'istruzione, sostenuta da fondi di dubbia provenienza elargiti da gruppi ascrivibili alla costellazione del terrorismo islamico internazionale come Jamaat-Ud-Dawa.

L'esposizione pubblica di Yousafzai la fece diventare obiettivo dei sicari taliban, che nell'ottobre 2012 (aveva solo 15 anni) attentarono alla sua vita. Ferita alla testa, la storia di Malala venne proiettata a livello mondiale, con la comunità internazionale a seguire i progressi della giovanissima attivista.

Sopravvissuta all'attentato, Yousafzai ha continuato a sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sul problema dell'istruzione in Pakistan, probabilmente l'unica soluzione definitiva alla progressiva islamizzazione dello Stato. Lo scorso anno è stata premiata da Amnesty International, mentre il 12 luglio 2013 Malala ha tenuto un discorso all'assemblea generale delle Nazioni Unite.

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Il filo conduttore tra i due Nobel è la protezione dei minori, sottolineato dallo stesso comitato per il Nobel: "I bambini devono andare a scuola, non devono lavorare".

Nella battaglia contro lo sfruttamento minorile in ambito lavorativo, Kailash Satyarthi (ex ingegnere, 60 anni) è uno dei personaggi di spicco nel panorama indiano. La sua ong, Bachpan Bachao Andolan (Movimento per la Salvezza della Gioventù, qui la homepage), è attiva dagli anni '80 nella sensibilizzazione e nella lotta contro il lavoro minorile in India, una piaga di dimensioni titaniche che nega il diritto allo studio dei minori, costringendoli a un'esistenza fatta di elemosina, sfruttamento, prostituzione.

La peculiarità del movimento di Satyarthi, al di là della sensibilizzazione e delle campagne portate avanti nelle scuole nazionale, risiede nell'attivismo concreto nella lotta allo sfruttamento minorile. Senza molti giri di parole: una sezione di BBA è dedicata al "salvataggio" dei bambini ridotti in sfruttamento. Si tratta di blitz concordati con le forze dell'ordine, che arrivano dopo appostamenti e indagini portate avanti dagli attivisti di BBA.

Questo modus operandi ha portato al "salvataggio" di decine di migliaia di minori in tutto il paese.

Le prime reazioni degli attivisti esplicitano la speranza che questo Nobel possa rilanciare l'impegno del paese nella lotta allo sfrutamento minorile. Kailash Satyarthi, raggiunto dalle telecamere di NDTV, ha dichiarato di aver saputo del premio dalla tv. Una "sorpresa" che ora gli garantirà un'esposizione mediatica senza dubbio meritata.

Mi hanno personalmente colpito due frasi di Satyarthi, strattonato da giornalisti di tutto il paese nella sede di BBA qui a Delhi. Parlando del valore che questo Nobel avrà per l'India, ha detto: "Dico sempre che l'India è un paese con centinaia di problemi. Ma con migliaia di soluzioni".

Mentre rispondendo all'osservazione che forse è la povertà a costringere il paese all'impiego di forza-lavoro minorenne, ha spiegato: "Dobbiamo smettere di usare la povertà come una scusa per il lavoro minorile. Il lavoro minorile permette alla povertà di continuare ad esistere. Negare a un bambino il diritto all'istruzione significa condannarlo alla povertà".

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