Cosa si può fare da adesso in poi per il Nepal

Le immagini tremende degli effetti del terremoto in Nepal le avrete viste tutti, al fianco della conta dei morti che di ora in ora si aggiorna al rialzo. Da sabato, giorno della prima scossa, ad oggi il bilancio delle vittime è più che raddoppiato, fissato al momento a 3.500 persone e destinato ad aumentare man mano che i collegamenti tra i centri urbani e il resto del Nepal saranno riattivati. In poche parole, siamo di fronte a un paese in ginocchio, al quale servirà il supporto internazionale da ora in avanti per alcuni anni.

 Si tratta di anni poiché al di là dell'emergenza immediata, le operazioni di ricostruzione in Nepal dureranno anni, e altri anni ci vorranno per rimettere in sesto perfettamente la rete turistica dalla quale il paese dipende in modo considerevole. Senza parlare delle infrastrutture e del settore agricolo, che da solo impiega quasi tre quarti della forza lavoro locale. Insomma, la situazione è disperata, e davanti alla disperazione qui da noi in Occidente è partita comprensibilmente l'ansia da solidarietà, "cosa possiamo fare per il Nepal".

Provo ad essere il più pragmatico e diretto possibile: a mettere le mani nelle macerie ci va o chi è già lì o chi lo sa fare, e già è sul campo spedito da gran parte della comunità internazionale e dalle organizzazioni transnazionali più note, che dispongono di un sistema di reazione e di supporto logistico rodato. Parlo di Croce Rossa, Medici Senza Frontiere, Action Aid e tutte le organizzazioni in seno all'Onu, che già hanno programmi attivi sul posto e personale sul campo, oltre ai reparti ad hoc degli eserciti degli stati confinanti (al momento, Cina e India su tutti stanno mandando persone e mezzi per fronteggiare l'emergenza).

Noi, da qui, possiamo aprire il portafogli e donare a Ong che si impegnino a lavorare sul lungo termine, perché quando tra un mese di Nepal non si parlerà più, scemerà anche la solidarietà collettiva, ed è proprio lì che serviranno i fondi per rimettere in piedi il paese.

Non sono mai stato in Nepal e quindi non mi sento di dare consigli di prima mano su organizzazioni fidate ed efficienti che facciano effettivamente arrivare i soldi che doneremo a destinazione. Meglio affidarsi a chi in Nepal ci è stato e ci è tornato più volte, come Alessandro Gilioli dell'Espresso, che recentemente ha pubblicato sul suo blog questo post consigliando di sostenere il Children Village di Pokara. Al link trovate gli estremi bancari per i bonifici.

La solidarietà è una cosa delicata, visti i numerosi esempi in passato di gente che si è fregata i soldi che dovevano andare a chi aveva bisogno, e le rassicurazioni personali di chi è in contatto con associazioni anche piccole fanno la differenza. Alessandro ritengo sia persona fidata, visita il Nepal una volta all'anno e conosce la situazione locale, quindi il suo consiglio diciamo che è "certificato" e, personalmente, mi fido.

Ancora più importante sarà tenere d'occhio nei prossimi mesi i progetti concreti che si dovranno realizzare in Nepal, poiché al momento - a due giorni dal sisma - non si è ancora riuscito a fare una mappatura completa dei danni in tutto il paese. La situazione è desolante e per ora si cerca di salvare la vita a chi è sotto le macerie. Poi i sopravvisuti avranno bisogno di ricostruirsela una vita, e lì noi che da questa parte di mondo stiamo bene possiamo fare la differenza.

Qui ci impegniamo, a distanza di mesi, a rilanciare progetti che ci sembrano meritevoli e iniziative concrete per aiutare il Nepal anche dopo l'emergenza, quando sui giornali per forza di cose non se ne parlerà più. Lo spazio dei commenti è a disposizione dei lettori abituali del blog, tra cui ci sono molti frequentatori assidui dell'Asia Meridionale, per segnalare altre associazioni o Ong fidate attive in Nepal o nelle regioni confinanti, mettendoci la faccia sulla bontà del loro operato, come ad esempio ha fatto Enrica Garzilli per Tara Dewa Onlus.

@majunteo

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