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Di pudore e di India

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Durante i lavori del parlamento dell'Uttar Pradesh due parlamentari hanno protestato in un modo abbastanza inusuale in India e nel mondo: si sono levati la kurta - camicia lunga, indumento tipico indiano - e hanno sbraitato slogan a petto nudo. Panico in aula.

Mentre nel parlamento centrale a Delhi le proteste per l'ufficializzazione dello stato del Telangana toccano i livelli minimi di decoro e rispetto delle istituzioni - con parlamentari che strappano fogli dalle mani dello speaker della Camera bassa, spruzzano spray al peperoncino e minacciano risse in aula - in Uttar Pradesh si registra un'espressione del dissenso più folkloristica ma, agli occhi degli indiani, ugualmente scandalosa.

Due deputati del Rashtriya Lok Dal (Rld), Sudesh Sharma e Virpal Rathi, protestando contro il ritardo dei pagamenti dovuti ai coltivatori di canna da zucchero nello stato, si sono semi denudati e hanno urlato slogan contro il governo locale. La notizia, riportata dall'Hindustan Times, è un trattato sociologico dell'India contemporanea.

Di fronte all'inusuale forma di protesta, le parlamentari in aula "sono arrossite" e "si sono coperte il viso con sciarpe e fogli di carta", andando poi a protestare col ministro per i rapporti col parlamento, Azam Khan, per la condotta indecente dei colleghi.

Dopo il siparietto, che ha avuto l'unico effetto di sveltire il discorso del governatore in aula, lo stesso Khan ha dichiarato alla stampa che "i due si sono spogliati solo a metà. Se si fossero denudati integralmente, almeno, avrebbero dimostrato la loro mascolinità e si sarebbero guadagnati anche un po' di pubblicità internazionale". Battuta che ha ugualmente indignato le parlamentari in aula, la cui posizione viene sintetizzata dalla dichiarazioni della deputata Sadhvi Niranjan Jyoti (Bjp): "I due parlamentari dovrebbero essere umiliati pubblicamente, poiché hanno svilito l'aula. Ci sono modi più decorosi di protestare".

Il dato interessante - con note di tenerezza - è la risonanza che un gesto del genere si guadagna non per lo svilimento dell'aula (cosa alla quale in India si è piuttosto abituati, ormai), quando per l'attentato al pudore delle parlamentari presenti. Due uomini di mezza età con la pancia di fuori o in canottiera della nonna, nell'immaginario istituzionale indiano, non stanno facendo una cosa ridicola, ma un'azione oltraggiosa del pudore femminile.

Nell'articolo infatti ci si premura di sottolineare che le donne presenti si sono coperte gli occhi, per mantenere istintivamente intatta la propria purezza, in contrasto con la sfida machista lanciata poi da Khan. In poche righe sono sublimati due aspetti preponderanti dell'India perbenista di oggi: le donne devono essere tutelate dalla degenerazione dei costumi, gli uomini possono - anzi devono - scontrarsi nel campo della virilità, condannati ad un'esistenza da maschi alpha.

Leggendo questa notizia mi sono passate per la mente molte immagini della mia vita in India: lo stupore, dopo mesi di soggiorno, nel vedere una donna mostrare le spalle in pubblico; le locandine dei film di Bollywood, con bellissime donne indiane ritratte seminude in pose provocanti, mostrate a un pubblico che non accetterebbe mai che la propria moglie/sorella/figlia andasse in giro "a quella maniera"; un intervento illuminato della bellissima attrice Priyanka Chopra in un talk show, che accusata da una femminista di contribuire alla mania degli stupri tentando gli uomini con le sue pellicole provocatorie ha risposto qualcosa come "io col mio corpo ci faccio quello che voglio" (e io, forse a torto, mi sono alzato ad applaudire in soggiorno); il racconto della mia amica Nana, che mentre era in bicicletta è stata avvicinata da un ragazzino, in pieno giorno, che le ha palpato una tetta ed è scappato via; l'imbarazzo dei farmacisti quando andavo a comprare i preservativi, che me li facevano vedere di nascosto dietro al bancone e io non capivo mai che marca stavo comprando.

Poi mi son ricordato di una foto ripubblicata oggi su Facebook da un amico, un meme tratto mi pare da Twin Peaks (che ho messo in alto come foto) e ho pensato che tutto fosse collegato e che tra tre giorni, quando tornerò in India, avrò molto su cui riflettere.

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