Dire seriamente che Ganesha è il primo esempio di chirurgia plastica nella Storia

Narendra Modi, e lo dico senza la minima ombra di sarcasmo, è un gigante della politica indiana. Un primo ministro in grado di complimentarsi per il progetto spaziale indiano all'indomani del successo della Mission to Mars e, nemmeno un mese dopo, capace di sostenere seriamente che siccome il dio Ganesha ha il corpo di uomo e la testa di elefante allora è evidente che nel passato, in India, esistevano ed operavano dei prodromi degli odierni chirurghi estetici, è un gigante. E senza ridere, qui sotto, provo a spiegare perché.

Alcuni giorni fa Modi ha partecipato all'inaugurazione di un ospedale realizzato coi soldi del gruppo Reliance (sfera Mukesh Ambani, l'uomo più ricco del paese) e, davanti a una platea di scienziati e professionisti della medicina, ha detto – in hindi – quanto segue.

Abbiamo tutti letto di Karna nel Mahabharata. Se ci pensiamo un poco, si capisce che il Mahabharata dice che Karna non nacque dal grembo di sua madre. Significa che, all'epoca, c'era già la genetica. Ecco perché Karna poté nascere fuori dal grembo di sua madre.

Il riferimento è al poema epico del Mahabharata e Karna, uno dei più grandi guerrieri lodati nel poema, si narra sia stato "consegnato" dal dio Surya, il Sole, alla madre Kunti (quindi non partorito, consegnato).

Poco dopo, Modi ha aggiunto:


Noi adoriamo Ganesha. All'epoca ci deve essere stato qualche chirurgo plastico che riuscì a mettere la testa di un elefante sul corpo di un essere umano, iniziando così la pratica della chirurgia plastica.

Il primo ministro indiano si riferisce qui a uno dei miti più popolari circa la nascita di Ganesha, il dio dalla testa d'elefante. Secondo una delle varie versioni, Ganesha fu decapitato da Shiva, che sostituì la testa umana di Ganesha con quella di un elefante (sui motivi della decapitazione si aprono varie ipotesi, dalla gelosia alla punizione per uno sgarbo subìto).

Ora, questi due esempi che si potrebbero ragionevolmente considerare allegorici, delle metafore proto-scioviniste per lodare la tradizione medico scientifica indiana legandola al mito, sono state usate da Modi come esempi storici, scientifici, provati.

E se la cosa può sembrare assurda – e lo è, di primo acchito – e sentite salire dallo stomaco un "ma quanto son deficienti questi indiani", vi invito a considerare che nel 2005 George W. Bush, in qualità di presidente degli Stati Uniti, si spese pubblicamente a difesa dell'egual diritto di cittadinanza all'interno dei programmi scolastici statali per le due teorie di creazionismo ed evoluzionismo.

L'equiparazione del mito con la scienza è una realtà molto concreta in India, specie – oserei dire, unicamente – all'interno dei gruppi estremisti ultrainduisti, gente che – tra le altre - ha tirato giù a mani nude la moschea di Babri perché nel Ramayana (altro poema epico) si lascia intendere che il dio Ram fosse nato proprio lì sotto.

È un tema sul quale si può, e si deve, scherzare, ma anche sul quale riflettere in termini realistici. Specie quando una sparata del genere viene trattata, a margine degli sfottò sui social network, con una certa scientificità.

Ad esempio, il tema della chirurgia plastica ante litteram vantato da Modi è stato sviscerato con un surreale alone di serietà nello spazio di approfondimento To The Point di Karan Tharpar, giornalista molto noto in India. L'intera puntata è in streaming qui ed è in generale molto istruttiva.

Accademici, politici ed ex direttori di giornale si misurano per una ventina di minuti sulla serietà delle dichiarazioni di Modi, adducendo analisi che spaziano dall'esaltazione di un passato glorioso e hindu di Modi – il core business del Modi battagliero delle Rss – a fini propagandistici interni alla teoria tutta possibilista avanzata dall'esponente del Bjp invitato in trasmissione, che sostiene – riassumendo – come l'impossibilità di provare oltre ogni ragionevole dubbio la falsità delle tesi del Mahabharata imponga ad ognuno un approccio "aperto" alla questione. Uno stratagemma piuttosto debole – fuori dagli eufemismi, un'emerita cazzata, per quanto mi riguarda – che però ha una discreta presa su quel tipo di elettorato.

A rendere ancora più scivoloso il tutto c'è poi il fatto che, probabilmente conscio di farlo, Modi alla fine potrebbe non avere tutti i torti quando dice che la chirurgia plastica è stata inventata in India (su come possa considerare "indiano" qualcosa così distante nel tempo, in un'era dove il concetto stesso di India non esisteva, è un altro paio di maniche).

Scroll.in ha ricordato come il primo riferimento storiografico a una sorta di "rinoplastica" sia contenuto nel trattato sanscrito di Sushruta Samitha, databile intorno al 600 a.C.

E torniamo quindi alla grandezza di Modi. Esponendosi in questo modo di fronte all'opinione pubblica nazionale – all'estero la cosa viene derubricata come una pagliacciata, e di certo Modi non se ne cura, non sta parlando a noi – riesce a tenere insieme un elettorato estremamente eterogeneo.

Tharpar, a un certo punto della trasmissione, chiede se non sia un paradosso che un leader come Modi voglia costruire smart city nel paese ed elogi il processo scientifico indiano e, nel contempo, sostenga seriamente che la genealogia mitologica di un dio dalla testa di elefante sia la prova provata del primato storico indiano nella chirurgia plastica.

La risposta che mi sono dato è: dipende. Per me lo è, ma per molti dei suoi elettori no.

E tra essere credibile o essere creduto, evidentemente l'Uomo del Fare Modi ha più a cuore la seconda.

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GUALA
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