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Elisabetta e Tomaso, gli "altri" italiani detenuti in India

Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno sono in carcere in India dal febbraio 2010, condannati in primo e secondo grado all'ergastolo per aver ucciso Francesco Montis, un loro amico e compagno di viaggio. Questa, almeno, la versione delle autorità indiane.

 

Il caso è molto complesso e io per primo non ne avevo mai sentito parlare fino a pochi mesi fa, quando ho iniziato ad occuparmi nel dettaglio della vicenda dei due marò in India. Ieri, tramite Facebook, ho saputo che il 3 settembre è fissata l'udienza della Corte suprema indiana (ultimo grado di giudizio in India) per discutere dell'annullamento delle sentenze precedenti e, sperano gli amici e i famigliari di Tomaso ed Elisabetta, ridare la libertà ai due che si sono sempre dichiarati innocenti.

Facendo delle ricerche su internet emergono infatti una serie di dettagli inquietanti, una catena di approssimazioni e sfortunati eventi che pare aver determinato fino ad ora il destino di Tomaso ed Elisabetta.
In estrema sintesi: Tomaso ed Elisabetta erano in viaggio in India con un gruppo di amici. A Varanasi affittano una stanza di un hotel e la dividono in tre, assieme a Francesco Montis, il ragazzo di Elisabetta. Escono e per strada comprano hashish ed eroina, che consumano una volta tornati in albergo.

La mattina Francesco è morto nel suo letto e, trasportato all'ospedale di Varanasi, l'autopsia redatta da un oculista (!) indica come causa del decesso lo strangolamento. Per le autorità indiane è abbastanza per arrestare i due amici, accusandoli di aver architettato l'omicidio di Francesco in quanto i due avrebbero avuto una "relazione illecita". Ipotesi che si poggia esclusivamente sul fatto che i tre dividevano una sola camera, condizione che per noi italiani è di una normalità imbarazzante, ma che in India dà adito a speculazioni di ménage à trois e promiscuità varie, rincarando la dose con l'uso di stupefacenti, uno dei pilastri della fama della città sacra hindu sulle rive del Gange.

Una ricostruzione molto più accurata della vicenda è stata fatta da Stefania Carboni su Giornalettismo, mentre qualche tempo fa la vicenda è stata affrontata da un bel servizio delle Iene, del quale consiglio vivamente la visione.

Infine, sempre su Facebook, è molto attivo il gruppo Tomaso Libero!, dove amici e parenti di Tomaso ed Elisabetta si scambiano informazioni e approfondimenti, cercando di tenere alta l'attenzione sul caso.
Che, promettendo di seguire gli sviluppi con maggiore attenzione, è il senso anche di questo post.

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