Estremisti hindu del gruppo Bajrang Dal, qui in una protesta anti-pakistana, settembre 2016. Reuters
Estremisti hindu del gruppo Bajrang Dal, qui in una protesta anti-pakistana, settembre 2016. Reuters

Delhi - Domenica 25 marzo si è celebrato in gran parte dell'India il giorno di Ram Navami, il compleanno della divinità hindu Ram adottata progressivamente dall'ultradestra hindu come monito identitario contro la minoranza religiosa musulmana del Paese. Da un paio d'anni, parte della strategia di polarizzazione del voto del Bharatiya Janata Party (Bjp), Ram Navami viene celebrato anche nel Bengala Occidentale, Stato dove il culto di Ram è sempre stato minoritario in confronto al seguito enorme di cui godono Ma Tara e Kali, due divinità femminili del pantheon hindu.


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Allo stesso modo, il Bjp in Bengala Occidentale è sempre stato un partito pseudo-inesistente con percentuali di consenso a una cifra, schiacciato dalla tradizione del Partito comunista indiano (marxista), dall'Indian National Congress e, più recentemente, dall'ascesa del partito personale dell'attuale chief minister Mamata Banerjee, il Trinamool Congress. Evidentemente, nelle strategie egemoniche sul medio termine del Bjp di Narendra Modi il Bengala Occidentale rappresenta un territorio da conquistare, fondamentale per l'aritmetica elettorale del futuro prossimo: è il quarto Stato indiano per popolazione (90 milioni di persone, dati del 2012) dietro a Uttar Pradesh, Maharashtra e Bihar, tutti governati o direttamente dal Bjp o da alleati del Bjp.

La scorsa settimana decine di «celebrazioni spontanee» di Ram Navami indette da organizzazioni ultrahindu vicine al Bjp - in particolare dal Bajrang Dal - si sono tenute in tutto il Bengala Occidentale. Cortei di ultrahindu in «divisa» arancione o zafferano, sciabole e tridenti alla mano, hanno attraversato cittadine e villaggi dello stato contravvenendo al divieto di manifestazioni armate esteso dalle autorità locali. In località come Asansol e Murshidabad, i manifestanti hanno attaccato quartieri e villaggi a maggioranza musulmana, dando alle fiamme motociclette, negozi e autobus e scontrandosi con la polizia in modalità che ricordano molto da vicino i riots dell'estate scorsa. Il bilancio delle violenze segna almeno 2 morti e decine di feriti.

Ad Asansol, in particolare, la folla di ultrahindu ha prima catturato e poi ammazzato di botte Sibtulla Rashidi, 16 anni, figlio dell'imam della città Maulana Imdadul Rashidi. Come riportato da Indian Express, il padre della vittima e punto di riferimento della comunità musulmana locale dopo i funerali del figlio ha tenuto un discorso presso lo spiazzo per la preghiera (Eidgah maidan) di Asansol, dove migliaia di fedeli si erano riuniti per commemorare l'ennesima vittima delle violenze perpetrate da gruppi ultrahindu. L'imam ha spiegato a Indian Express: «Voglio la pace. Mi hanno portato via il mio ragazzo. Non voglio che altre famiglie perdano i loro cari. Non voglio più case bruciate. Ho già detto ai fedeli che se ci sarà qualsiasi rappresaglia me ne andrò da Asansol. Ho detto loro, se mi amate, non levate nemmeno un dito. Sono stato imam qui ad Asansol per trent'anni ed è importante che io dia un messaggio alla mia gente, un messaggio di pace».

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