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Delhi scopre in Gentiloni il primo alleato europeo contro il terrore pakistano

La visita del premier italiano è stata seguita con attenzione dai media indiani. E non solo per gli affari in vista. L'Italia è il primo Paese europeo ad appoggiare l'India nella lotta contro la minaccia che arriva dal Pakistan. E i marò? Ignorati, come il caso Finmeccanica.

Lunedì 30 e martedì 31 ottobre il presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni si è recato in India per una visita ufficiale che mancava da dieci anni: l'ultimo premier italiano a visitare New Delhi era stato Romano Prodi.

La due giorni della delegazione italiana, che comprendeva 19 imprenditori di primo piano nel panorama nazionale, ha catturato l'attenzione dei media indiani principalmente per due aspetti: uno atteso, l'altro francamente inaspettato.

Circa il primo, il business, la stampa indiana ha dato ampio spazio alle prospettive di maggiori scambi tra le due economie: l'India, spiega Indian Express, esporta merci in Italia per un valore pari a 4,9 miliardi di dollari, mentre ne importa per 3,9, con una bilancia commerciale a favore di New Delhi per un miliardo di dollari. Il primo ministro Modi ha incoraggiato l'Italia a investire di più nei programmi governativi simbolo dell'amministrazione Modi - come la realizzazione di «Smart Cities» - e in settori come food processing, farmaceutico e infrastrutture.

In questa direzione vanno letti i sei patti siglati durante la visita, che annunciano un maggiore coinvolgimento di compagnie italiane in India in settori come le ferrovie - con focus sulla sicurezza - difesa ed energia.

Il secondo aspetto, su cui la stampa indiana ha particolarmente insistito confermandone l'importanza in chiave nazionale e regionale, è la lotta al terrorismo. Che, a New Delhi, fa rima con Pakistan.

Su Economic Times, ad esempio, si legge: «L'Italia è diventata il primo paese dell'Unione Europea a fare riferimento al "cross-border terrorism" proveniente dal Pakistan in un documento congiunto con l'India. La dichiarazione congiunta diffusa dopo il colloquio tra il primo ministro Narendra Modi e il primo ministro italiano Paolo Gentiloni "si appella a tutti i paesi per lavorare insieme verso l'eradicazione dei «safe heaven» dei terroristi, delle loro infrastrutture e dei loro network, fermando i "cross border movements" dei terroristi. Nonostante nella dichiarazione non si venga nominato il Pakistan, si tratta del più importante riferimento a questa tipologia di terrorismo che minaccia l'India».

Nel comunicato congiunto si fa però riferimento esplicito al «rafforzamento della cooperazione per procedere a azioni decisive contro Al Qaeda, Isis e i loro affiliati, comprese tutte le entità terroristiche designate dalle Nazioni Unite e quelle menzionate nell’ottavo paragrafo del comunicato congiunto India-UE del 6 ottobre». Precisamente, riporta Economic Times, «Hafiz Saeed, Zaki-ur-Rehman Lakhvi, Dawood Ibrahim, Lashkar-e-Tayibba, Jaish-e-Mohammad, Hizbul Mujahideen e Haqqani Network»: tutti terroristi o cellule terroristiche o pachistane o attive in Pakistan.

Infine, la stampa indiana ha notato la totale assenza di riferimenti alle due questioni che hanno quasi paralizzato i rapporti indo-italiani negli ultimi anni: il caso dei due marò e le presunte tangenti versate dai vertici di Finmeccanica a esponenti dell’esercito indiano a latere dell’affare AgustaWestland.

Se sui due marò Roma e New Delhi sono in attesa del verdetto della Corte Arbitrale dell’Aja circa la giurisdizione del caso – che dovrebbe arrivare entro la fine del 2018 -, per quanto riguarda Finmeccanica è curioso notare l’elogio di Modi alla lotta alla corruzione portata avanti dall’esecutivo italiano: elogio cui Gentiloni ha replicato annunciando che, «presto», il capo dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione italiana Raffaele Cantone si recherà in visita in India per «rafforzare la cooperazione in questo settore».

@majunteo

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