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Gli effetti americani sulla causa LGBT in India? Nessuno

La sentenza storica della Corte suprema americana sui matrimoni gay si pensava potesse trainare una parte della politica indana verso una revisione definitiva della legge 377, che punisce il "sesso innaturale" con pene detentive fino a 10 anni. Le cose non sono andate come auspicato, mostrando la determinazione dell'attuale maggioranza di governo a non muoversi di un centimetro dalle posizioni retrograde e antiscientifiche circa l'omosessualità.

Le false speranze sono cresciute in seguito alle dichiarazioni del ministro della Giustizia Sadananda Gowda, riportate in un primo momento dal quotidiano Economic Times. Gowda, secondo l'Et, avrebbe detto che «le condizioni generali sembrano favorevoli», lasciando intendere un riferimento all'iter legislativo che dovrebbe abolire la 377, come suggerito dalla stessa Corte suprema nel dicembre del 2013.

Un'apertura, come nota Scroll.in, subito rientrata in seguito alla smentita dello stesso Gowda, che ha accusato l'Et di manipolazione delle sue parole, intimando al quotidiano di togliere il pezzo da internet. Cosa che è stata prontamente fatta, come si può vedere cliccando sul link originale all'intervista sull'Economic Times.

Alla smentita hanno fatto seguito un fiume di dichiarazioni che rendono benissimo l'idea di una buona parte della maggioranza di destra attualmente al governo (condivise, chiariamo, da buonissima parte delle "opposizioni", che in tutti questi anni non sono state in grado di presentare una proposta in parlamento per abrogare una legge di epoca Vittoriana come la 377) quando si parla di omosessualità. C'è Subramanian Swamy, ad esempio, che sostiene l'omosessualità sia un «disturbo genetico», spiegando su Twitter, a chi chiedeva ragguagli, che gli omosessuali per lui sono «handicappati genetici»; oppure c'è Baba Ramdev, il guru di yoga un po' attivista anticorruzione e un po' alfiere della tradizione indiana, per il quale l'omosessualità è una malattia curabile, appunto, con lo yoga.

Scroll.in riporta anche dichiarazioni più miti di esponenti della destra come Harsh Vardhan, ministro della Salute che si era schierato a favore della tutela dei diritti degli omosessuali, e addirittura del portavoce della Rashtriya Swayamsevak Sangh, Ram Madhav, d'accordo almeno per una depenalizzazione dell'omosessualità.

Nonostante l'upper class indiana si stia dimostrando sempre più propensa ad affrontare il tema dei diritti LGBT - come nel primo annuncio matrimoniale gay apparso sulla stampa o nel recente spot lesbo di una nota sigla dell'e-commerce - la distanza tra quegli ambienti e l'attuale classe dirigente, piegata su valori tradizionali che non comprendono assolutamente un'apertura verso i temi civili per la comunità LGBT nazionale, si dimostra sempre più incolmabile.

Un editoriale apparso alcuni giorni fa sul quotidiano The Hindu indica la strada che la politica indiana dovrebbe percorrere, appellandosi alle «forze progressiste e ai parlamentari liberali» affinché propongano emendamenti in parlamento per «cancellare o almeno diluire la legge 377».

Ma le priorità, in India come altrove, pare continuino ad essere altre.

@majunteo

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