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Il governo indiano vuole che i marò rimangano in Italia fino a data da destinarsi

La vicenda dei due fucilieri di Marina, col ritorno in Italia di Salvatore Girone, anche in Italia è finita nel cassetto delle questioni per addetti ai lavori, lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica di massa. Ma nelle aule di tribunale indiane ci sono ancora cavilli, formalità da sistemare, che spiegano bene l'atteggiamento indiano al caso. Martedì 20 settembre, ad esempio, il governo indiano per l'ennesima volta ha palesato il totale disinteresse a un rientro in India in tempi brevi dei due marò, consigliando alla Corte suprema di lasciare che l'acqua scorra sotto i ponti, in attesa di una sentenza dall'Aja che arriverà chissà quando.

Un breve riassunto delle puntate precedenti, per avere chiaro a che punto stiamo. Al momento il dibattimento tra India e Italia è stato spostato in toto al Corte arbitrale internazionale dell'Aja, dove tra qualche anno (due? chi lo sa...) si raggiungerà un primo verdetto che deciderà dove si dovrà tenere il processo che vede coinvolti Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati dall'India dell'omicidio dei pescatori Ajesh Binki e Valentine Jelastine.

Entrambi i marò hanno avuto il permesso di fare ritorno in Italia e attendere l'esito dell'arbitrato internazionale a casa loro, seppur in modi e condizioni differenti: Girone, rientrato in Italia a metà 2016, dispone già di un permesso esteso per tutta la durata dell'arbitrato all'Aja, accordato in seguito alle disposizioni fatte arrivare direttamente dalla Corte arbitrale internazionale e messe in atto dalla Corte suprema indiana; Latorre, invece, rientrato in Italia nel settembre del 2014 per motivi di salute, si è visto rinnovare l'iniziale permesso di tre mesi per ben cinque volte, sempre per motivi di salute, fino alla prossima scadenza che cade il 30 settembre prossimo.

Quindi, a livello burocratico, l'ultima parola per accordare o meno un permesso esteso anche a Latorre spetta ai giudici di New Delhi, considerando che entrambi i marò - nonostante si trovino in patria - sono tecnicamente ancora soggetti all'autorità giudiziaria indiana (è l'India che, seguendo le indicazioni dell'Aja, ha concesso che i due facessero ritorno in Italia, dettando condizioni recepite dal nostro governo).

Rispondendo a una petizione degli avvocati italiani davanti alla Corte suprema, martedì 20 settembre il rappresentante dell'accusa per la parte indiana, P S Narasimha ha spiegato alla Corte che l'esecutivo guidato da Narendra Modi non oppone alcuna obiezione ad estendere il permesso di rimanere in Italia fino a data da destinarsi anche a Latorre, sottoponendolo alle medesime condizioni garantite a Girone (consegna del passaporto alle autorità italiane, fare rapporto alle autorità italiane a scadenze regolari, non influenzare testimoni o inquinare prove del processo).

Come per Girone, anche per Latorre l'ambasciatore italiano a New Delhi dovrà firmare un affidavit in cui si impegna, al termine del processo all'Aja, a far rientrare entrambi i fucilieri in India qualora il verdetto dell'arbitrato desse all'India la giurisdizione del caso, riaffermando che entrambi «anche se in Italia, rimangono soggetti all'autorità della Corte suprema indiana».

La Corte suprema, recepite le indicazioni del governo, ha rinviato il giudizio al 28 settembre prossimo, quando con ogni probabilità anche quest'ultimo cavillo burocratico sarà definitivamente sciolto. In attesa dell'apertura di un processo che indaghi la vicenda nel merito dei capi d'imputazione.

@majunteo

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