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Fare affari in India è sempre più facile, dice la Banca Mondiale

Grande balzo in avanti dell'India nella classifica dei Paesi dov’è più facile fare impresa. Modi celebra il successo e punta a sradicare la povertà entro il 2022. Ma i parametri usati sono lontani dalla vita di un indiano medio. E le esportazioni continuano a diminuire  

Vista sul distretto finanziario di Mumbai, India 13 giugno 2017. REUTERS / Danimarca Siddiqui
Vista sul distretto finanziario di Mumbai, India 13 giugno 2017. REUTERS / Danimarca Siddiqui

Lo scorso 31 ottobre la Banca Mondiale ha pubblicato l'«Ease of Doing Business Index 2018», ossia la classifica mondiale stilata in base alle condizioni offerte dal Paese per aprire un'azienda, adempiere alla burocrazia e agli obblighi fiscali, fare buoni affari. L'India ha registrato il salto più consistente nella sua storia, scalando ben trenta posizioni e piazzandosi al 100esimo posto, appena entro la soglia psicologica dei top 100, su 189 Paesi nella lista.

Per Arun Jaitley, ministro dell'economia, il Paese può e deve puntare più in alto: «In tre anni siamo migliorati dalla 142esima posizione alla 100esima e stiamo lavorando sugli aspetti che ancora ci tengono indietro. C'è però ragione di credere che abbiamo gli strumenti per migliorare ulteriormente il nostro posizionamento». Per il primo ministro Narendra Modi l'obiettivo minimo è entrare nella top 50 e recentemente, durante un evento dedicato alle riforme in campo economico, ha spiegato: «Questa classifica può chiamarsi Ease of Doing Business ma credo che assieme alla facilità nel fare affari, questa sia una classifica anche per la Ease of Living Life, la facilità di vivere. Le posizioni guadagnate nella classifica significano che abbiamo semplificato la vita dell'uomo comune e della classe media».

In realtà, la metodologia che la Banca Mondiale segue per stilare la classifica non sembra molto adatta a rispecchiare la vita di qualsiasi uomo comune, men che meno di quello indiano. L'indice si basa sulle risposte date a un questionario esemplificativo di uno scenario standard, applicabile a tutti i 189 paesi compresi nel sondaggio. Il questionario viene sottoposto a 12.500 «expert contributors» a livello mondiale - in India pescati esclusivamente tra New Delhi e Mumbai - e le risposte vengono in seguito valutate dagli esperti della Banca Mondiale, che assegnano punti in dieci categorie: aprire un'azienda, avere a che fare con i permessi per costruire, allacciarsi all'elettricità, registrare un terreno, accesso al credito, protezione degli investitori, import e export con l'estero, far valere i contratti, dichiarare bancarotta.

L'India, secondo questa metodologia, quest'anno è entrata nella top 10 dei paesi che hanno più migliorato la propria performance nelle dieci categorie, registrando miglioramenti sensibili in tutte tranne aprire un'azienda - dove sono ancora necessari almeno 30 giorni e 12 diverse procedure burocratiche - far valere i contratti e avere a che fare coi permessi per costruire. Aspetti su cui, ha spiegato Jaitley, il Paese sta varando misure per snellire le procedure.

È importante notare che l'indice di quest'anno non tiene conto della riforma fiscale dell'Iva indiana - la Goods and Service Tax - entrata in vigore lo scorso mese di luglio; per Jaitley, quando gli effetti del Gst si faranno sentire a livello nazionale, le conseguenze benefiche della riforma influenzeranno positivamente anche il posizionamento dell'India nella classifica.

In un'intervista rilasciata all'Economic Times, la direttrice della Banca Mondiale, Kristalina Georgieva, ha lodato la spinta riformista del governo Modi e i progressi fatti dal Paese in ambiti come la riduzione della povertà, funzionale al raggiungimento dei Millenium Development Goals. «Sappiamo esserci le condizioni per cui in India la povertà sarà presto relegata nel passato. La data entro cui il Paese intendeva sradicare la povertà era il 2026, ma mi sembra di capire che il primo ministro [Modi] intenda anticiparla al 2022 e, visto quanto fatto fino ad ora, non ho alcun dubbio che ciò possa essere possibile. E non ho alcun dubbio che quando l'India incontrerà un nuovo centenario, quello dell'Indipendenza nel 2047, la maggior parte della popolazione indiana sarà parte della classe media globale e l'India sarà un Paese di reddito medio» ha dichiarato Georgieva, secondo Indian Express.

Il risultato nell'Ease of Doing Business Index 2018 è stato accolto con molto meno entusiasmo dalle parti dell'opposizione, con l'Indian National Congress ad accusare il governo Modi, reo di manipolare l'opinione pubblica presentando questo tipo di risultati mentre il Paese «soffre sotto i colpi del Gst e della demonetizzazione».

Al di là del discorso politico, su Scroll.in si può leggere un'interessante critica all'entusiasmo per il posizionamento dell'India nell'indice. Akshat Khandelwal ritiene che la classifica sia completamente scollata dalla realtà dei fatti e nota come la Cina, ad esempio, sia solo al 78esimo posto: «Ciò di cui il primo ministro Narendra Modi dovrebbe preoccuparsi non è tanto il fatto che in India per registrare una proprietà a New Delhi si impieghino 7 o 30 giorni, ma perchè, mentre l'India scalava trenta posizioni nell'indice, le esportazioni hanno continuato a diminuire. O perché, nonostante abbiamo «battuto la Cina» nel punteggio dell'accesso al credito, importiamo dalla Cina sei volte tanto quanto vi esportiamo».

@majunteo

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