Per non morire di inquinamento i fiumi sacri Gange e Yamuna diventano persone giuridiche

La novità arriva in seguito a un pronunciamento dell'Alta Corte dell'Uttarakhand, che ha introdotto per i due fiumi sacri indiani lo status di «living entities» davanti alla legge. Una misura necessaria, secondo i giudici, per meglio proteggerli dall'inquinamento straordinario inferto ai corsi d'acqua da milioni di litri di scarichi al giorno, nonostante i programmi di tutela dell'ambiente introdotti dal governo federale per ripulire completamente i fiumi entro la fine del 2018. Una scadenza che, hanno ammesso dal ministero, con ogni probabilità non sarà rispettata.

Lunedì 20 marzo l'Alta Corte dell'Uttarakhand ha sancito per i fiumi Gange e Yamuna (che in India sono divinità femminili secondo la religione hindu) lo status di persona giuridica davanti alla legge federale. Significa che d'ora in avanti i due fiumi saranno «entità legali e viventi, con status di persona giuridica compresi diritti, doveri e responsabilità pari a qualsiasi altra persona».

Secondo i giudici dell'Uttarakhand, la misura si è resa necessaria di fronte alla minaccia rappresentata dall'inquinamento che mette a repentaglio «la stessa esistenza» del Gange e del suo principale immissario, lo Yamuna.

La tutela dei corsi d'acqua sacri, in particolare del Gange simbolo della spiritualità hindu e meta di pellegrinaggio purificatore specie nel tratto che bagna la città sacra di Varanasi, è stata nei decenni una delle grandi promesse mai mantenute dalle varie amministrazioni della Repubblica indiana. Una catena di annunci disattesi che ha portato i l'inquinamento nei due corsi d'acqua, che tagliano da ovest a est quasi la totalità dell'India settentrionale, a livelli mostruosi.

Himanshu Thakkar, ingegnere del South Asia Network on Dams, Rivers and People, ha dichiarato al Guardian: «Al momento più di un miliardo e mezzo di litri di liquami viene immesso nel Gange ogni giorno, in aggiunta a 500 milioni di litri di scarichi industriali». Una condizione che ora, in seguito al pronunciamento della Corte, dovrebbe essere immediatamente decretata illegale, con tutto quello che ne consegue. Ma cosa ne consegue?

Thakkar su questo punto è scettico, riconoscendo che non sarà una legge a sbloccare l'impasse politico-istituzionale che, di fatto, permette a questo disastro ambientale di incancrenirsi, con buona pace dei proclami.

Gli fa eco, dal suo blog, la Environment Editor dell'emittente Ndtv Swati Thiyagarajan, snocciolando dati se possibile ancora più preoccupanti: «Nel 2012 il National Cancer Registry Programme, sotto l'Indian Council of Medical Research, in uno studio dettagliato ha descritto il Gange come un "fiume cancerogeno". Gli scienziati hanno spiegato che la quantità di tossine, agenti inquinanti e metalli pesanti presenti nelle acque del fiume ne hanno fatto una minaccia per la salute delle persone che vivono lungo il suo corso». A spanne, nella sola India - il delta del Gange copre anche gran parte del territorio del Bangladesh - si tratta di 400 milioni di persone.

Peggio ancora per lo Yamuna, il fiume che attraversa Delhi, tecnicamente considerato un «fiume morto», spiega Thiyagarajan, a causa di livelli di ossigeno nell'acqua giudicati «insignificanti».

Il governo di Narendra Modi, ben conscio più del valore simbolico della protezione di corsi d'acqua sacri per gli hindu che del disastro ambientale in atto nel paese, aveva fatto della pulizia del Gange uno dei temi perno della campagna elettorale del 2014, annunciando - in caso di vittoria - misure drastiche per riportare il corso d'acqua allo splendore di un tempo. Misure che in effetti sono state messe in campo con la National Mission for Clean Ganga, un progetto varato in pompa magna dal primo ministro Modi che ha stanziato 200 miliardi di rupie (2,8 miliardi di euro) per ripulire e abbellire le sponde del Gange oltre a installare delle centrali di smaltimento dei rifiuti e dei liquami.

Di questi fondi per, riporta il quotidiano The Hindu, solo 20 miliardi di rupie (280 milioni di euro) sono state sbloccate dalle autorità ministeriali e, tra dissidi con le amministrazioni locali degli 11 stati attraverso i quali scorre il Gange, a oltre tre anni dall'inizio del programma siamo vicinissimi al nulla di fatto.

La tabella di marcia prevedeva come termine del progetto di pulizia del Gange il 31 dicembre del 2018. Deadline che il ministero delle risorse idriche ha ammesso non sarà di certo rispettata.

@majunteo

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