India, Iran e un porto per far ripartire la geopolitica di New Delhi

In India si parla senza mezzi termini di «capolavoro» geopolitico di Narendra Modi. Un colpo da maestro che il premier indiano ha portato a segno all'inizio della settimana, firmando a Teheran un accordo per lo sviluppo del porto di Chabahar, nell'Iran meridionale a uno sputo dal confine pakistano. L'India ci metterà i soldi e le infrastrutture, garantendosi una via d'accesso conveniente per i propri prodotti in Afghanistan e, quindi, nel resto dell'Asia centrale. Aggirando il Pakistan e sfidando lo strapotere cinese nell'area.

L'India si è impegnata a investire 500 milioni di dollari subito, iniziando i lavori che dovrebbero fare di Chabahar il contraltare indo-iraniano al porto di Gwadar, in Pakistan ma di fatto propaggine cinese sull'Oceano indiano. 

La necessità di un porto più conveniente, vicino e «amico» attraverso il quale far passare le merci indiane è stata questione di crucci per New Delhi da almeno dieci anni, trovandosi stretta dai rapporti di complicità della Cina e del Pakistan, che di fatto accerchiano geograficamente l'India superpotenza in potenza.

Racconta Quartz, quotando un ex ambasciatore indiano in Pakistan, che troppo spesso le merci indiani in transito dal porto di Karachi - in Pakistan - venivano «deliberatamente rallentate», risultando in una perdita di tempo e di soldi per la stessa India. Un atteggiamento che si presta chiaramente a interpretazioni disparate: dal bastone tra le ruote contro il «nemico» indiano a un creare ostacoli strategici, per favorire la Cina, che in Pakistan ha investito e investe moltissimo.

Per questo la zampata di Modi, arrivata a pochi mesi dal ritiro di gran parte delle sanzioni internazionali contro l'Iran voluto da Europa e Stati Uniti, una volta operativo a pieno regime il porto - non si sa quando - permetterà al paese di accedere al mercato dell'Asia centrale, fino ad ora monopolizzato dalla Cina a braccetto - a fasi alterne - con Mosca, senza dover sottostare alle lungaggini pakistane.

L'India, che pensa in grande, si è detta disposta a spendere altri 16 miliardi di dollari per lo sviluppo della zona economica speciale che dovrebbe sorgere intorno a Chabahar, segno che il porto iraniano è considerato da New Delhi una pedina fondamentale per l'espansione geopolitica del paese.

L'affare, visto da fuori, risponde al più classico dei win-win: per l'Iran aver agganciato l'India come partner economico permette di diversificare le origini degli investimenti, uscendo dal semi monopolio cinese (che investe anche lì in dosi massicce, specie per infrastrutture legate al mercato energetico) e ricavandone una leva geopolitica internazionale (si gioca al gioco della politica internazionale multipolare; «amici» di tutti, nemici di nessuno); avvicinandosi all'Iran l'India si assicura un nuovo bacino dal quale poter acquistare petrolio, del quale ha estremamente bisogno, in cambio di merci, andando di nuovo a contrastare l'espansione cinese nell'area.

Allargando ancora di più il punto di vista, Chabahar per New Delhi dovrà essere una nuova pedina aggiunta allo scacchiere dell'Oceano indiano, dove lo strapotere cinese rischia di soffocare nel sonno i sogni di rilancio dell'economia indiana.

@majunteo

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