Più Libero di Prima, trovare la libertà nel carcere di Varanasi

Dopo anni di lavorazione è finalmente uscito Più Libero di Prima, il documentario sulla vicenda de «gli altri due italiani» in carcere in India. Su queste pagine avevamo seguito con attenzione la storia di Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, accusati dell'omicidio di Francesco Montis e infine scagionati dopo quasi cinque anni di detenzione a Varanasi. Il documentario diretto da Adriano Sforzi, concentrandosi principalmente su Tomaso, la sua famiglia e i suoi amici, evitando facili pietismi restituisce agli spettatori la forza, la dignità e la determinazione con cui Tomaso, all'epoca nemmeno trentenne, è riuscito a dare un senso più grande alla propria esperienza drammatica.

Più Libero di Prima si era dato un obiettivo molto alto, in apparenza proibitivo: raccontare in immagini una vicenda come quella di Tomaso Bruno, un ragazzo nemmeno trentenne che per una serie di colpevoli mancanze del sistema giudiziario indiano si è ritrovato in stato di detenzione per quasi cinque anni, accusato di un omicidio che non aveva commesso. Un'ingiustizia straordinaria, che avrebbe piegato lo spirito di chiunque, poiché di potenziali Tomaso in India ce ne sono ogni anno a migliaia. Giovani, parafrasando le prime righe della presentazione del documentario, «inquieti, benestanti e viaggiatori, partiti per l’India all’inizio in cerca di loro stessi», un identikit comune tra i viaggiatori zaino in spalla che, come Tomaso, ogni anno fanno la spola tra i party di Goa e la spiritualità di Varanasi.

Non a tutti capita però una serie di disgrazie come quelle toccate a Tomaso ed Elisabetta: la morte di un compagno di viaggio, forse per overdose, l'arresto immediato, l'accusa di omicidio e il trasferimento in un carcere indiano con una sentenza di morte in primo grado e l'iniziale impossibilità di far montare un caso nazionale necessario per fare pressioni sull'India: in Italia, ancora oggi, la droga - qualsiasi tipo di droga - è una colpa insormontabile che nega il diritto alla solidarietà dell'opinione pubblica.

Solo grazie alla determinazione di Tomaso e della sua famiglia - la madre Marina, il padre Euro e la sorella Camilla - combattendo contro la burocrazia indiana, superando la frustrazione e lo sconforto, oggi Tomaso è di nuovo libero. Ma la libertà di cui parla Più Libero di Prima è un'altra.

Attraverso la lettura di alcune delle migliaia di lettere che Tomaso ha scambiato con amici e parenti in Italia, Sforzi ricostruisce la crescita interna di un ragazzo che ha avuto la forza di trarre il meglio dal peggio. Tomaso, chiuso nelle quattro mura del dormitorio del carcere di Varanasi, dà un senso a ciò che gli sta succedendo trovando rifugio nella lettura e nell'autoanalisi, riflettendo su che tipo di uomo vuole diventare. Passano gli anni e i compleanni, compreso il trentesimo, e mentre a migliaia di chilometri si forma una comunità di amici che sotto la guida di Marina tiene alta l'attenzione sul caso, Tomaso legge centinaia di libri, si interroga, trova la forza per rassicurare dal carcere chi è in pena per lui e, soprattutto, riesce a trovare una libertà interiore che precede quella fisica.

Qui c'è il link a una versione ridotta del documentario, andata in onda per la rassegna Doc3 lo scorso 2 febbraio. Per vedere la versione definitiva vi consiglio di seguire gli aggiornamenti sulla pagina Facebook del documentario.

@majunteo

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