Sassaiole e minacce. A New Delhi la violenza ultrahindu torna nelle università

A distanza di un anno dalle proteste universitarie della Jawaharlal Nehru University di New Delhi, il tema del nazionalismo, la caccia agli studenti «anti-national» e gli attacchi alla libertà di pensiero ed espressione da una settimana hanno infiammato il Ramjas College di Delhi University, uno degli ultimi bastioni di pensiero critico all'interno della seconda università più grande della capitale.

Membri ultranazionalisti dell'Abvp attaccano gli studenti della Delhi University. Photo credits Raj K Raj/HT PHOTO
Membri ultranazionalisti dell'Abvp attaccano gli studenti della Delhi University. Photo credits Raj K Raj/HT PHOTO

Martedì 21 febbraio il seminario «Culture of conflict» organizzato da un gruppo di professori «di sinistra» di Delhi University è stato interrotto da proteste e lanci di pietre da parte di membri dell'Akihl Bharatiya Vidyarthi Parishad (Abvp), il gruppo studentesco nazionale affiliato alla sigla ultrainduista di destra Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss). La colpa dei professori di Delhi University, secondo i manifestanti, è stata invitare al seminario Umar Khalid e Shehla Rashid, due ricercatori di Jnu protagonisti delle proteste al campus dello scorso anno. Khalid, in particolare, è stato arrestato con accuse di collaborazionismo al terrorismo islamico poi scopertesi assolutamente false, mentre per settimane i media nazionali lo dipingevano come una serpe in seno all'interno dell'università nemico dell'India.

Nonostante gli organizzatori dell'evento avessero deciso di cancellare i discorsi di Khalid e Rashid durante il seminario, per paura di un'escalation di violenza da parte degli studenti di Abvp «fuori controllo», i manifestanti hanno continuato a protestare cantando slogan nazionalisti e lanciando pietre contro le vetrate dell'aula, mandando nel panico gli studenti presenti all'interno.

In seguito, secondo diverse ricostruzioni della stampa indiana, alla protesta pacifica dei collettivi di sinistra - che lamentavano l'ennesima prevaricazione delle destre contro la libertà d'espressione all'interno del campus universitario - almeno 150 membri di Abvp hanno iniziato una caccia all'uomo all'interno dell'università, scontrandosi con studenti, studentesse, professori e professoresse giudicate «leftist» o «anti-national». In questo post di Kafila.org, blog collettivo di accademici e attivisti di sinistra indiani, c'è una collezione di video delle proteste e si muovono accuse contro l'inazione della polizia, che avrebbe «lasciato fare» ai membri di Abvp.

Le proteste sono continuate nei giorni successivi, con diversi giornalisti e professori malmenati e minacciati. Mukul Mangalik, professore di storia presso il Ramjas College e organizzatori del seminario, sembra essere uno degli obiettivi principali delle intimidazioni della destra ultrahindu universitaria. Il docente, molto amato da generazioni di studenti del Ramjas College, è noto per lezioni in cui viene esaltata l'importanza del pensiero critico non-violento e il confronto, anche aspro, di idee e posizioni differenti. Una caratteristica piuttosto rara nell'università indiana di oggi che viene mal digerita dalle sezioni più conservatrici e ultranazionaliste di studenti, professori e amministratori universitari.

Al di là del pretesto, è chiaro che l'ultradestra hindu stia mettendo in pratica, da almeno due anni, una strategia di intimidazione verso chi non si allinea al diktat dell'ultranazionalismo hindu, chi critica l'operato del governo o la repressione del dissenso in aree sensibili come il Kashmir, gli stati del nord-est, il distretto di Bastar in Chhattisgarh all'interno dei campus universitari, per definizione luogo di incontro-scontro di idee.

Un attivismo universitario che, francamente, interessa una minuscola parte degli iscritti agli atenei, ma che nella manifestazione di atteggiamenti repressivi da parte dei gruppi dell'ultradestra non fa altro che terrorizzare la maggioranza degli studenti «lontani» dalla politica universitaria e poco abituati a confrontarsi con episodi violenti all'interno dell'università. Questa volta anche la «maggioranza silenziosa» degli studenti universitari indiani sembra aver preso una posizione chiara attraverso Facebook, dove da una settimana migliaia di studenti provenienti dagli atenei del paese stanno cambiando la propria foto-profilo su Facebook mostrando un foglio con scritto: «I am not afraid of Abvp. I'm not alone. Every student of India is with me».

L'ispiratrice della campagna Facebook, Gurmehar Kaur di Delhi University, secondo Indian Express avrebbe già ricevuto minacce di violenza sessuale da parte di «anonimi».

@majunteo

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