Nelle ultime due settimane due cittadini statunitensi di origini indiane sono stati uccisi perché «sembrano mediorientali», conseguenza diretta del clima d'odio contro «i musulmani» ispirato dalla retorica del presidente Trump. Vittime collaterali finite nel mirino del razzismo ignorante della destra statunitense e che rappresentano un bel problema diplomatico per il primo ministro Narendra Modi.

Lo scorso 23 febbraio Srinivas Kuchibhotla, ingegnere di 32 anni originario dell'Andhra Pradesh, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco all'interno di un bar di Kansas City. Secondo le ricostruzioni, Kuchibhotla e un amico di origini indiane - sopravvissuto all'attacco - stavano bevendo all'interno del locale quando un veterano della marina statunitense in pensione, Adam Purinton, ha iniziato a insultarli scambiandoli per «mediorientali», urlando che dovevano «tornarsene al loro paese» prima di aprire il fuoco. Fuggito a piedi dalla scena del crimine, Purinton è stato arrestato nemmeno un'ora dopo mentre stava bevendo seduto in un altro bar. Nello scontro un cittadino americano, e testimone chiave per risalire a Purinton, ha tentato di salvare i due indiani, prendendosi due proiettili in una mano e al petto.


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Domenica 5 marzo a Kent, nello stato di Washington, un uomo di religione sikh di 39 anni è stato freddato nel vialetto di casa sua, mentre stava lavorando alla sua automobile. L'assassino, con una maschera a coprirgli la parte inferiore del volto, aveva litigato con la vittima per motivi ancora ignoti, prima di arrivare al medesimo epilogo di Kansas City: «tornatene al tuo paese» e colpi di pistola. Le autorità stanno ancora indagando sull'identità dell'assassino.

Pochi giorni prima, un negoziante di 43 anni originario del Gujarat era stato ritrovato morto nel giardino della sua abitazione nella Lancaster County, in South Carolina: le autorità, alle prese con le indagini, ritengono però non si tratti di un «crimine d'odio».

Le morti di Kansas City e di Kent hanno scosso la comunità indiana negli Usa e le autorità indiane, facendo riemergere il terrore di una comunità in forte crescita negli Usa (oggi si aggira intorno ai 3 milioni di persone) ritrovatasi obiettivo del clima d'odio ispirato dalla destra statunitense all'indomani del controverso Muslim Ban imposto dall'amministrazione Trump. Morti apparentemente frutto di un equivoco, indiani bollati come terroristi musulmani solo per il colore della propria pelle, ma sicuramente figlie del razzismo rampante negli Stati Uniti di oggi.

Episodi non nuovi, come spiega bene questo elenco pubblicato dall'Hindustan Times relativo a tutti gli attacchi subiti dalla comunità indiana in Usa dall'11 settembre in avanti tra cui, in particolare, la sparatoria di Oak Stree in Wisconsin del 2012, dove morirono 6 fedeli sikh.

(Precisazione: il sikhismo, religione proveniente dalla regione del Punjab sia indiano sia pachistano, non ha assolutamente nulla a che vedere con l'Islam, e questo la dice lunga sul grado di ignoranza dei «patrioti» della destra Usa).

A una settimana dall'omicidio di Kansas City, durante una sessione del Congresso statunitense il presidente Donald Trump ha dichiarato: «Le recenti minacce contro la comunità ebraica e  e la sparatoria di Kansas City della scorsa settimana ci ricordano che anche se possiamo essere una nazione divisa nella politica, siamo un paese unito nella condanna all'odio e al male in ogni sua forma».

Le autorità indiane hanno deciso di mantenere un profilo pubblico molto basso, limitandosi all'attivismo online della ministra degli esteri Sushma Swaraj che su Twitter ha palesato la vicinanza istituzionale e logistica del governo indiano alla famiglia di Kuchibhotla, che lascia una moglie.

Il primo ministro indiano Narendra Modi, impegnato nella campagna elettorale per le amministrative dell'Uttar Pradesh, ad oggi non ha ancora dichiarato nulla a riguardo, attirando le critiche degli oppositori che lamentano un suo nazionalismo a intermittenza. Secondo un'analisi pubblicata da Huffington Post India, il silenzio di Modi sarebbe stato d'obbligo per non rischiare di alzare lo scontro tra New Delhi e Washington, al momento impegnate in trattative diplomatiche per assicurarsi che Trump non tagli gli ingressi nel paese per gli indiani impiegati nelle aziende di Information Technology.

@majunteo

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