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It's your fault: satira per combattere gli stupri

Da alcuni giorni gira online un video satirico intitolato eloquentemente "It's your fault" che affronta la questione degli stupri in India da un'angolazione inedita: la satira.

Il video, pubblicato su Youtube lo scorso 19 settembre, è stato ideato e realizzato da un gruppo di stand up comedian indiani, gli AIB, e in una manciata di giorni ha quasi raggiunto il milione di visualizzazioni.

Il concetto è semplice ed efficace: montato come un breve manuale di istruzioni, in poco più di tre minuti due donne spiegano ad un pubblico femminile immaginario come, in realtà, la colpa degli stupri sia integralmente imputabile alle donne, assolvendo l'universo maschile da ogni responsabilità.

La casistica, dal dress code alla spiegazione delle statistiche arrivando ad elencare le principali cause della degenerazione femminile - mangiare spaghetti saltati, usare il telefono cellulare, comportarsi in modo irrispettoso con gli uomini - riprende alla lettera una serie di dichiarazioni celebri e aberranti rilasciate alla stampa negli ultimi mesi dai gruppi più tradizionalisti e bigotti del paese: gli uomini di fede come Asaram Bapu e gli esponenti dei gram panchayat (una sorta di "consiglio del villaggio", l'unità minima dell'amministrazione nazionale indiana) dell'Haryana.

Il video vanta l'interpretazione di Kalki Koechlin, giovane e brillante attrice indo-francese consacrata dalla critica alcuni anni fa per la sua performance in Dev.D., controverso film di Anurag Kashyap tratto da un'arcinota novella bengalese del secolo scorso, Devdas. Nella pellicola Koechlin interpreta - benissimo! - Chandramuki, una prostituta.

Si tratta probabilmente del primo endorsement di peso dell'industria di Bollywood alla battaglia contro la discriminazione di genere - forse solo Aamir Khan si era avvicinato alla critica esplicita alla mentalità maschilista indiana che traspare dal video - e certamente uscire dal cricolo vizioso della lamentela ridicolizzando la forma mentis corrente in gran parte dell'India ha dato nuovo impulso al dibattito corrente. Il video è stato infatti ripreso da più parti sulla stampa nazionale.

Se proprio dobbiamo trovarci una pecca, il video è solo in inglese - per ora - ovvero si rivolge a un pubblico di media cultura o occidentalizzato, lasciando fuori una fetta importante della popolazione non english speaking. Ma rimane comunque un'iniziativa positiva: più se ne parla e più lo si fa da angolazioni diverse, meglio è.

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