L'India avrà un nuovo presidente dalit

Entrambi i candidati di maggioranza e opposizione, tra cui sarà nominato il successore dell'attuale presidente Pranab Mukherjee, appartengono alla comunità dalit, i «fuoricasta», tra le minoranze più vessate del panorama indiano. Se all'apparenza può sembrare una buona notizia per l'India, la stampa locale parla già di una mossa calcolatrice da parte del Bharatiya Janata Party di Narendra Modi, a sostenere un candidato dalit come specchietto per le allodole, nel tentativo di accaparrarsi il voto dalit alle prossime nazionali del 2019.

Ram Nath Kovind e Narendra Modi (Credit: PTI)

Il prossimo 17 luglio i parlamentari delle due camere federali, più quelli delle assemblee parlamentari locali, voteranno per l'elezione del prossimo presidente della repubblica indiana, a conclusione del mandato di Pranab Mukherjee. Mukherjee, esponente di spicco dell'Indian National Congress (Inc) di Sonia Gandhi, era espressione della maggioranza di governo guidata da Manmohan Singh. Con il ribaltamento del peso elettorale delle elezioni del 2014 e la maggioranza schiacciante che il Bharatiya Janata Party (Bjp) vanta nelle assemblee parlamentari di tutto il paese, era aritmeticamente sicuro che il prossimo presidente indiano sarebbe stato il candidato del Bjp, chiunque egli fosse.

Dopo mesi di dietrologie e retroscena che ipotizzavano candidature divisive del Bjp (leader dell'ultrainduismo come Mohan Bhagwat, tra gli altri), la scorsa settimana il partito di maggioranza ha annunciato la candidatura di Ram Nath Kovind, 71 anni, governatore del Bihar e già portavoce del partito. Ma, soprattutto, dalit e rappresentante della comunità negli organi preposti del Bjp.

La scelta di Kovind è stata salutata come l'ennesimo «colpo da maestro» dell'accoppiata Modi-Shah (rispettivamente primo ministro e presidente del Bjp), in grado di far convergere il partito su un nome altamente spendibile in termini elettorali e buono per mostrare al pubblico un presunto discostamento da posizioni discriminatorie e razziste che contraddistinguono la base dell'elettorato ultrahindu. Il messaggio: noi siamo con i dalit, il nostro governo è con i dalit e chiunque critichi la nomina di Kovind sarà accusato di posizioni anti-dalit.

Una scelta dettata dal calcolo elettorale per le prossime nazionali del 2019, quando Modi cercherà la rielezione per un secondo mandato e il Bjp avrà l'occasione di fare man bassa dalle parti del voto dalit (12 per cento della popolazione), specie considerando la debacle di formazioni politiche regionali come il Bsp di Mayawati in Uttar Pradesh e, sul fronte nazionale, al disastro senza fine dell'Indian National Congress (Inc), un tempo catalizzatore di gran parte dei voti delle minoranze.

Nonostante l'etichetta di «presidente dalit», che siamo certi ispirerà litri d'inchiostro mal riposto sul miracolo indiano dove un «fuoricasta» può diventare la più alta carica dello stato - sarebbe il secondo, dopo Narayanan negli anni Novanta -, Kovind è descritto come politico «vicino» alla Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss, la formazione paramilitare ultrahindu palestra politica di decine di esponenti della destra, tra cui Modi) e alla visione massimalista del cosiddetto Hindu Rashtra: il progetto di fare dell'India un paese solo per gli hindu, dove tutti gli altri non siano benvenuti. Senza contare che la Rss è stata ed è ispiratrice di episodi di violenza settaria che negli ultimi anni hanno colpito le diverse minoranze del paese, dalit compresi.

Kovind, come ricorda la stampa indiana, sette anni fa descrisse le tradizioni cristiana e musulmana come «aliene all'India».

La controcandidatura dell'opposizione è caduta su Meira Kumar, politica di lungo corso dell'Inc, prima donna nella storia del paese a ricoprire la carica di speaker alla Lok Sabha - la nostra presidenza della camera dei deputati - e, soprattutto, dalit. Nonostante la sua candidatura abbia le sembianze dell'agnello sacrificale - Kumar non ha alcuna speranza si vincere - la presenza di Kumar nella «sfida» per la presidenza indiana se non altro mostra al paese che si può essere dalit e politici rispettabili anche senza sposare l'ideologia dell'hindutva.

@majunteo

ARTICOLI CORRELATI

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA