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L'India da gigante del carbone a superpotenza delle rinnovabili

Dal Texas al Bengala l’allarme clima è globale. Se gli Stati Uniti sono venuti meno agli accordi del Cop21 di Parigi, l'India sembra determinata a guidare la comunità internazionale verso un futuro più sostenibile. 

Nell'ultima settimana, mentre l'uragano Harvey si abbatteva sulle coste del Texas, in Asia Meridionale l'apice della stagione monsonica ha reclamato centinaia di vite tra India, Nepal, e Bangladesh, in quelle che la stampa locale descrive come le peggiori inondazioni della storia recente della regione.

Secondo le stime le vittime avrebbero superato quota 1200, con 40 milioni di persone colpite da piogge incessanti che hanno portato ad allagamenti, smottamenti e frane. Almeno 200mila persone, secondo l'appello della Croce Rossa Internazionale, hanno perso tutto e necessitano di un rifugio temporaneo e assistenza sanitaria e alimentare.

Dal Texas al Bengala, insomma, si rinnovano segnali allarmanti che fanno dei cambiamenti climatici uno dei temi centrali del futuro del globo. Con buona pace del negazionismo climatico di Donald Trump, la dimensione del problema è letteralmente planetaria e se gli Stati Uniti - in virtù di aritmetiche di consenso interno, protezionismo del mercato del lavoro e di una macroscopica miopia anti-scientifica - di The Donald sono venuti meno alle promesse di riduzione delle emissioni siglate da Barack Obama al Cop21 di Parigi dello scorso anno, l'India paese in via di sviluppo sembra davvero decisa a guidare la comunità internazionale verso un futuro più sostenibile

Secondo CleanTechnica, negli ultimi quattro trimestri, di media, sono stati installati 3.603 megawatt di capacità energetica derivata da fonti rinnovabili, contro una media di 1.914 megawatt di centrali termoelettriche. Significa che, per la prima volta nella storia del paese, in India si sono costruite più centrali energetiche rinnovabili che tradizionali, invertendo una tendenza che aveva fatto del paese uno dei principali consumatori di carbone al mondo. Tutt'ora il 70 per cento del consumo energetico indiano deriva dalla combustione del carbone, ma la crescita delle rinnovabili rimane costante, con l'eolico a fare la parte del leone - 56 per cento delle rinnovabili - seguito dal fotovoltaico, settore che in India sta facendo registrare aste al ribasso da record con stime di prezzi al kwh (sotto i tre centesimi per unità) destinati a fare concorrenza alle fonti energetiche tradizionali.

Un cambio di paradigma che, a livello economico, presenta però delle criticità per l'intero settore. Un recente rapporto stilato dall'Economic Survey indiano indica: «Mentre gli investimenti nelle energie rinnovabili sono fondamentali per il raggiungimenti degli obiettivi climatici individuati dal paese (accesso al 100 per cento della popolazione alla rete elettrica entro il 2030 e 100GW di energia fotovoltaica installata entro il 2020, tra gli altri, ndr), tali investimenti occorre siano fatti a un passo calibrato, valutando i costi totali scaricati sulla società». Il problema, secondo il Survey, potrebbe manifestarsi quando le vecchie centrali termoelettriche risulteranno obsolete e non produttive, condizione che renderà impossibile il ripianamento dei debiti contratti dalle società energetiche con le banche nazionali. Insomma, senza una pianificazione oculata della fase di transizione, si rischia l'esplosione di una bolla del debito che potrebbe risultare fatale per il già acciaccato sistema bancario indiano.

Nonostante ciò, la buona notizia è che l'idea di investire nelle rinnovabili come opportunità di business concreto, e non per buonsamaritanesimo in perdita, continua a diffondersi negli ambienti degli addetti ai lavori. Lo dice chiaro e tondo Sumant Sinha, presidente di ReNew Power, che in un recente articolo pubblicato da BusinessWorld spiega come l'adozione di energia alternativa nel paese, oltre a generare profitti per gli investitori, possa trainare altri settori come l'automobilistico - i mezzi elettrici costano meno e consumano meno - e, in generale, la produzione industriale indiana, garantendo minori intermittenze e black-out nella griglia energetica nazionale.

Un ottimismo condiviso recentemente anche dal KV Kamath, presidente indiano della New Development Bank, la «banca dei Brics». In un'intervista esclusiva rilasciata al quotidiano Hindustan Times, Kamath ha spiegato che la rincorsa alla superpotenza cinese può essere facilitata proprio grazie agli investimenti nelle rinnovabili: nell'India che non è ancora cresciuta ai livelli cinesi, l'inversione di marcia da fonti energetiche tradizionali e altamente inquinanti a fonti rinnovabili si può completare con una spesa di riconversione decisamente contenuta, risparmiando sul lungo termine.

@majunteo

Il numero della rivista ora in edicola è dedicato al clima, dopo la defezione di Trump dagli accordi di Parigi. Per leggere il sommario e una panoramica degli articoli clicca qui 

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