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L'India di #savetheinternet contro Facebook per la vera net neutrality

La Telecom Regulatory Authority of India (Trai) lunedì ha diramato nuove direttive circa la concorrenza all'interno del mercato dei service provider indiani, decidendo che in India «nessun provider può offrire tariffe agevolate per particolari servizi a seconda del contenuto». Il burocratese legato alla Rete è di difficile comprensione e qui sotto proveremo a rendere chiaro perché questa decisione ha un valore storico per la Rete in India e perché il piano che prevedeva una Rete Free meno libera per i poveri e una Rete Premium libera per i ricchi architettato da Facebook e alcuni internet provider indiani per ora è andato fortunatamente in fumo. Grazie, anche, all'attivismo del miglior collettivo satirico indiano in circolazione.

Agli inizi del 2015 un gruppo di service provider indiani, forti delle ambizioni futuristiche di Narendra Modi e delle sue «internet hghways» che connettessero «ogni villaggio del subcontinente», aveva iniziato a prefigurare un futuro prossimo in cui le compagnie telefoniche indiane avrebbero offerto «accesso gratuito a internet» per i bisognosi, contribuendo patriotticamente al progresso e alla digitalizzazione di Madre India (che, en passant, è il secondo paese al mondo per utenti internet, più di 400 milioni).

Una Rete di serie b per «i poveri», con l'aiuto di Facebook

L'offerta si concretizzava in alcuni piani come «Airtel Zero», dove la nota compagnia telefonica garantiva zero spese di traffico dati  per un pacchetto selezionato di servizi online terzi (Facebok, Whatsapp, Skype...): oltre la copertura di buonsamaritanesimo - «Tutti potranno usare internet, gratis! Lo facciamo per i poveri!», di fatto si andava creando una micro Rete gratuita con contenuti e servizi pre-selezionati dai provider, a fronte di accordi economici con le app che aderivano al progetto, che avrebbe tagliato fuori tutto il resto del World Wide Web, accessibile sì, ma a pagamento extra.

Nella partita si è infilato pure Facebook, annunciando l'ambizioso progetto «internet.org», un portale attraverso il quale tutti gli utenti indiani - d'accordo coi service provider - avrebbero potuto accedere a una serie di servizi a titolo assolutamente gratuito, offerti gentilmente da Mark Zuckerberg. Tutto sempre pensato «per i poveri».

Mentre la campagna martellante di un internet finalmente «di tutti» e «gratis» impazzava sui media digitali e analogici, un gruppo di attivisti per i diritti digitali si è riunito sotto la sigla #savetheinternet, iniziando una battaglia inpari a difesa di una Rete libera e liberamente accessibile da tutti in tutta la sua vastità.

I video di All India Backchod

Come spiegare però al pubblico le reali intenzioni di chi  racconta di voler «aprire la Rete a tutti» quando invece vuole decidere a priori, per un ritorno economico, chi può vedere cosa e a che velocità, lasciando fuori tutti gli altri (che, per esempio, potrebbero creare delle app concorrenziali ai giganti Facebook, Whatsapp etc.)?

E qui entra in gioco il collettivo satirico All Inda Backchod (Aib), che deve proprio a internet la propria enorme notorietà in India, con una serie di video esplicativi che invitavano i netizen a «take action», farsi sentire, mandare email di protesta all'Authority convincendola a bloccare la minaccia alla libertà della Rete rappresentata dal sodalizio service providers + Facebook.  Aib in 9 mesi ha pubblicato tre video, seguendo passo passo la battaglia di #savetheinternet, spiegando in modo chiarissimo - tanto chiaro che perfino chi scrive l'ha capito - cosa stava succedendo.

{youtube}mfY1NKrzqi0{/youtube}

Dopo il primo video e la risposta inaspettata degli utenti (oltre tre milioni di condivisioni e un milione di email mandate all'Authority), Facebook ha deciso di passare all'artiglieria pesante, facendo un'operazione di maquillage, col senno di poi, davvero vergognosa. Rovinata la reputazione del brand «internet.org», il social network ha iniziato a lanciare l'iniziativa «Free Basics», stavolta non per la «net neutrality», bensì per la «digital equality»: nome diverso ma stesso contenuto, identico, allacciandola a un sondaggio arrivato in automatico a tutti gli utenti che accedono a internet dall'India in cui si chiedeva, grosso modo, se «anche tu sei d'accordo a offrire internet gratis a tutti attraverso Facebook: tanti tuoi amici hanno già detto sì, firma anche tu!».

Stratagemma ancora una volta smontato da Aib, in questo video (in parte in hindi, ma il concetto è chiaro).

{youtube}AAQWsTFF0BM{/youtube}

Con la decisione di lunedì, la Trai ha dato ragione agli attivisti di #savetheinternet, rovinando i piani di Facebook e service provider indiani, salvaguardando la libertà della Rete nel subcontinente.

Un portavoce di Facebook ha dichiarato che la compagnia californiana è «amareggiata» ma continuerà «negli sforzi di abbattere tutte le barriere e fornire a tutti l'accesso alla Rete e alle opportunità che ne conseguono».

Esportazioni di democrazia 2.0.

@majunteo

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