L'istrionico ambasciatore tedesco a New Delhi

L'istrionico ambasciatore tedesco in India, Michael Steiner, è agli sgoccioli del suo mandato qui a New Delhi. Alcune settimane fa, per concludere la sua esperienza nel subcontinente, ha realizzato un rifacimento del video di Kal Ho Naa Ho, canzone tratta dall'omonimo film di Bollywood interpretato da Shah Rukh Khan e Preity Zinta nel 2003. Ultimo colpo di un diplomatico decisamente sopra le righe.

Il video, pubblicato sulla pagina Youtube dell'Ambasciata tedesca a New Delhi, al momento conta più di un milione di visite (oltre ad essere oscurato, almeno qui in India, per motivi di copyright; per chi legge dall'India andate qui). Tutto merito di Eloise, moglie di Steiner (la ragazza bionda del video) e - a quanto pare - fan sfegatata della melassa bollywoodiana responsabile di un'idea che un'amica indiana ha descritto come "sai quelle idee che ti vengono quando sei strafatto e ti sembrano fantastiche, poi ti svegli la mattina e invece no".

La mattina i signori Steiner devono esserne stati ancora convinti, tanto da riuscire a coinvolgere nel progetto anche Salman Khurshid (nella parte originalmente intepretata da Saif Ali Khan),  ministro degli Esteri indiano, membro dell'Indian National Congress e stimato giurista in patria, e Madhu Kishwar, attivista per i diritti delle donne e scrittrice.

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La stampa indiana ci ha sguazzato, coprendo il lancio del video come un tradizionale evento mondano da terza pagina: una kermesse alla quale hanno partecipato diversi divi di Bollywood e che ha riconfermato il narcisismo strabordante di Steiner, noto qui in India per atteggiamenti molto poco "teutonici". Due anni fa fu lui a organizzare un controverso concerto di musica classica "per la pace in Kashmir" invitando il direttore d'orchestra Zubin Metha e la Bavarian State Orchestra a suonare in un palazzo di Srinagar completamente blindato per timori di azioni terroristiche. Il concerto "per il Kashmir" se lo videro solamente un paio di migliaia di Vip, col resto dei kashmiri bloccati dietro le barricate delle forze di sicurezza indiane.

Il fare giocoso e informale - secondo lo stesso Steiner, un nuovo modello di relazioni diplomatiche "people to people" - negli anni ha particolarmente innervosito la destra indiana, come dimostra questo impietoso ritratto pubblicato sul magazine "liberale" Swarajya, un compendio di tutte le gaffe commesse da Steiner nella sua lunga carriera diplomatica iniziata all'ambasciata tedesca a Praga pre caduta del Muro: in quell'occasione, Steiner in persona si fece carico delle sorti di alcuni "rifugiati" che volevano entrare nella Germania Ovest, ospitandoli in ambasciata e trattando col governo locale per un lasciapassare. Un'anticipazione della caduta del Muro che 25 anni dopo, qui a Delhi, Steiner non ha mancato di celebrare.

Alla festa tenutasi nei giardini dell'Ambasciata tedesca a New Delhi, tra decine di delegati in abito da sera o alta uniforme militare (e il sottoscritto, in nessuna delle due mise), gli invitati venivano accolti dal seguente colpo d'occhio: due megaschermi al plasma sollevati ad alcuni metri di altezza e un muro bianco a dividere il giardino in due zone. Dopo alcuni minuti di video commemorativo dell'evento, Steiner prende la parola su un piedistallo posto precisamente sopra il muro, rivolgendosi al pubblico nel ricordo di quei momenti che lo videro protagonista (indicando il fermo immagine di una foto d'epoca che lo ritraeva, faccia sorridente circondata dal cerchietto rosso). Finiti i convenevoli, Steiner scende dalle scalette impugnando un microfono senza fili e sempre rivolgendosi al pubblico chiede, non senza retorica, di chi fosse stato nel 1989 il merito della caduta del Muro. «Dei politici? Dei soldati? Dei diplomatici? No signori, del popolo, della gente, di tutti noi! E quindi oggi, dopo 25 anni, buttiamo ancora giù questo muro!». Lasciato il microfono a uno zelante inserviente dell'ambasciata, Steiner sferra un destro al muro bianco che, per lo stupore dei presenti, si scopre composto di blocchi di simil-plastica estremamente leggeri.

La frenesia distruttiva diventa presto contagiosa, e per alcuni minuti si assiste alla scena dadaista di donne ingioiellate in sari, generali e signore in tacco 12 tutti impegnati a demolire la parete simbolo della Guerra Fredda. A demolizione ultimata, quando la folla sciamava verso il banchetto dell'open bar, gli altoparlanti iniziano a diffondere una sorta di minimal house: presto ci si rende conto che la base del muro, lasciando nel passato il grigiore delle divisioni della DDR, si era trasformata in una passerella, sulla quale modelle indiane e tedesche iniziano a sfilare indossando le creazioni di Marina Hörmanseder, stilista austro-francese residente a Berlino.

E questo era Michael Steiner, ambasciatore del settimo partner commerciale indiano a livello globale, secondo in Europa dopo la Svizzera.

@majunteo

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