L'ora del Modi hindu-fascista

A pensare male si fa peccato ma in questi giorni molteplici indicatori stanno lanciando un velato allarme di cosa potrebbe succedere quando - e se - Narendra Modi uscirà vittorioso dalle elezioni. Nulla di buono ma nemmeno nulla di sicuro, però ci portiamo avanti con l'immaginazione precauzionale.

Proviamo a unire un po' di puntini.

Nella pullulante Varanasi, dove il prossimo 12 maggio si terrà l'ultima fase del voto e che vede candidati sia Arvind Kejriwal sia Narendra Modi per un seggio nella circoscrizione, il governo centrale di Delhi ha inviato 20mila soldati, poco meno dei 25mila schierati nelle zone ad alto rischio di attacco terrorista naxalita in Chhattisgarh.

Nel mese di febbraio la stampa indiana aveva fatto invece i conti dell'esercito paramilitare che i neofascisti hindu della Sangh erano in grado, eventualmente, di schierare nella città santa: 10mila uomini della Rss, 20mila tra Vishva Hindu Parishad e formazioni affini, per un totale di 30mila "soldati" con l'obiettivo di "risvegliare le coscienze" di 1,3 milioni di aventi diritto al voto residenti alla ex Benares.

Come già indicato due giorni fa, la campagna elettorale di Narendra Modi si sta facendo sempre più identitaria, lasciando in secondo piano la propaganda della "vision" economica preferendo invece gli attacchi frontali ai migranti musulmani - per bocca dello stesso Modi - o le provocazioni dei suoi più stretti collaboratori come Amit Shah (personaggio agghiacciante, faccendiere tuttofare di Modi in Gujarat, e con tuttofare si intende anche far sparire personaggi scomodi), responsabile della campagna elettorale del Bjp in Uttar Pradesh (Up) che ha bollato uno dei bastioni del Samajwadi Party - partito di governo in Up -  come "un covo di terroristi".

Recentemente, durante un comizio ad Ayodhya (sempre Up), Modi si è ben guardato dal rievocare esplicitamente la battaglia per la costruzione del tempio di Ram - parte di una campagna politica settaria portata avanti dal Bjp negli anni '90, causa di migliaia di morti nei pogrom anti musulmani in tutto il paese - limitandosi a portare sul palco l'immagine del dio-generale hindu diventato simbolo della lotta anti-musulmana per la destra indiana.

La tensione sta salendo, coperta per ora dal baccano dei media, e strategicamente parlando potrebbe essere sintomo dei primi dubbi circa la vittoria straripante di Modi alle urne. Modi, con ogni probabilità, prenderà più voti di tutti, ma - teme - non abbastanza per avere davvero le mani libere una volta insediatosi a Delhi con un governo di coalizione. Per questo gli strateghi del Bjp pensano sia più proficuo, in termini elettorali, tornare a stuzzicare il settarismo locale, consolidare la base del voto hindu piuttosto che provare a convincere altri ad abbandonare i carrozzoni del voto in chiave anti-Modi.

Non è da escludere, nei prossimi giorni, un'escalation di violenza. Le provocazioni del Bjp, come spesso successo nella Storia recente, giocano col fuoco.

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