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L'ultradestra hindu in Uttar Pradesh contro i macellai musulmani

Tra le prime misure adottate da Yogi Adityanath, nuovo chief minister dell'Uttar Pradesh esponente dell'ultradestra hindu di cui avevamo già parlato qui, nello stato più grande dell'India con quasi il 20 per cento della popolazione di fede musulmana, è stata introdurre un «giro di vite» contro i macelli illegali. «Stiamo solo applicando la legge», si giustificano le autorità dell'Uttar Pradesh, mentre la chiusura di centinaia di macelli in tutto lo stato - non tutti illegali - ha messo in ginocchio il mercato della carne locale. Guarda caso, gestito in larghissima maggioranza dalla comunità musulmana, per la produzione e il consumo di carne è un retaggio culturale.

Un lavoratore di carne in un ristorante lungo la strada, a seguito di uno sciopero da parte dei commercianti di carne per protestare contro la chiusura dei negozi e dei macelli considerato illegale in tutto lo stato di Uttar Pradesh, a Lucknow, in India il 28 marzo 2017. REUTERS / Pawan Kumar
Un lavoratore di carne in un ristorante lungo la strada, a seguito di uno sciopero da parte dei commercianti di carne per protestare contro la chiusura dei negozi e dei macelli considerato illegale in tutto lo stato di Uttar Pradesh, a Lucknow, in India il 28 marzo 2017. REUTERS / Pawan Kumar

A nemmeno una settimana dall'inizio del mandato, il nuovo chief minister dell'Uttar Pradesh ha ordinato alle forze dell'ordine di iniziare una campagna di controlli e chiusure di tutti i macelli dello stato, impegnandosi ad applicare le leggi vigenti in materia di sicurezza e igiene del mercato della carne. Iniziativa sulla carta lodevole ma che, calata nel contesto indiano, assume le fattezze di persecuzione delle centinaia di migliaia di musulmani che in Uttar Pradesh alimentano un mercato di dimensioni mastodontiche. Basti pensare che, come indica Scroll.in, il solo Uttar Pradesh contribuisce alla metà delle esportazioni indiane di carne di bufalo, un settore che genera ogni anno 4 miliardi di dollari di introiti. Ah, aiuta ricordare che l'India è il primo esportatore di carne al mondo.

Nel mirino delle autorità sono finiti tutti i macelli «illegali» sparsi per uno stato abitato da 220 milioni di persone, dove la produzione di carne - pollo, montone, bufalo, capra - impiega principalmente la comunità musulmana locale. Secondo la stampa indiana, la polizia dell'Uttar Pradesh ha proceduto a controlli di macelli, macellai e rivenditori di carne, chiedendo la documentazione necessaria a norma di legge per operare nel settore della macellazione in Uttar Pradesh. Richiesta più che lecita, sulla carta, ma che si scontra con la realtà dell'India di tutti i giorni, fatta di un'osservanza delle norme vigenti quantomeno elastica e enormemente diffusa. In due parole: le leggi, specie in materia normativa di «sicurezza e igiene», in India sono considerate più come consigli che imposizioni, quasi mai applicate per il quieto vivere generale.

Per gestire un macello «legale», infatti, nello stato dell'Uttar Pradesh sono richieste più di 25 licenze da altrettanti dipartimenti dell'amministrazione locale: un bizantinismo comune all'apparato burocratico indiano in ogni aspetto della gestione della cosa pubblica che, quasi sempre, viene agilmente aggirato attraverso accordi informali coi controllori, chiusure d'occhi delle forze dell'ordine e mazzette distribuite puntualmente nelle mani giuste.

Il cambio di passo dell'amministrazione Adityanath, ben conscia della fluidità con cui si applicano le leggi nel paese, si è abbattuto sull'intero comparto della macellazione, disponendo senza il minimo preavviso - o l'annuncio di una sanatoria, come invece è successo ad esempio per l'evasione fiscale - la chiusura di decine di macelli illegali e l'arresto di altrettanti impiegati nel settore accusati di contrabbando di capi di bestiame. Il risultato è stato il blocco della fornitura di carne nei mercati, nei ristoranti e nelle macellerie, costretti a loro volta o a chiudere o a ridimensionare il menu, lasciando senza lavoro centinaia di migliaia di persone impiegate ora nell'allevamento del bestiame, ora nella macellazione, ora nella rivendita. La gran parte delle quali, senza sorpresa, appartiene alla comunità musulmana locale, che da generazioni porta avanti una «cultura del cibo non vegetariano» come tratto distintivo e retaggio storico identitario. Lucknow, capitale dell'Uttar Pradesh, è famosa in tutto il paese - se non proprio in tutta l'Asia Meridionale - per i suoi piatti tipici a base di kebab, carne marinata cotta alla brace (che hanno ben poco da spartire col kebab turco più conosciuto in Italia).

Secondo l'Indian Express, la scorsa settimana i mercati di carne di Lucknow, di solito brulicanti di venditori e clienti, erano deserti. Nella sola capitale dell'Uttar Pradesh si stima che ci siano più di 5000 negozi di carne, tutti colpiti duramente dall'effetto psicosi causato dall'attivismo delle forze dell'ordine. Oltre alle chiusure a norma di legge pare infatti che non meglio specificati «vigilantes» vicini alla destra estrema hindu abbiano attaccato decine di rivenditori di carne - anche bruciando loro il negozio - e stiano perseguitando anche chi dalle campagne porta il proprio bestiame nei macelli statali in regola. Kuldeep Singh, che gestisce un macello statale nei presi di Aligarh, ha dichiarato a Scroll.in: «Prima ricevevamo tra i 700 e gli 800 capi di bestiame al giorno, per la macellazione. Oggi fatichiamo ad arrivare a 150: la gente ha paura a portare qui i propri bufali, teme di essere attaccata dai vigilantes lungo la strada».

La scorsa settimana i commercianti di carne dell'Uttar Pradesh avevano indetto uno sciopero totale, in polemica con la misura inaugurata da Adityanath e lamentando l'impossibilità di ricevere queste benedette licenze per mettersi in regola, chiedendo un incontro col chief minister per discutere sul da farsi, Dopo cinque giorni di blocco totale della produzione di carne, lo sciopero è stato ritirato, grazie alle rassicurazioni fornite da Adityanath. Il chief minister ha fatto due promesse: semplificare il rilascio delle licenze e garantire l'incolumità fisica di chi opera nel settore, vietando ai propri «sostenitori» di attaccare i macellai.

Lo riscriviamo più chiaramente: il chief minister dell'Uttar Pradesh ha promesso che i suoi sostenitori, d'ora in poi, non attaccheranno più i macellai musulmani dello stato. E questo è lo stato dell'arte del law and order nell'India settentrionale, in una frase.

@majunteo

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