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La guerra delle elezioni locali

In questi giorni il Bengala occidentale, lo stato in cui vivo, è in fermento: condizione atipica per una popolazione, i bengalesi, che ha fatto dell'inerzia e della sonnecchiosità i pilastri della propria esistenza, assieme alla passione per il pesce alla mostarda, le canzoni di Tagore e, soprattutto, la politica.

 

Da qualche settimana siamo entrati nella seconda fase delle elezioni locali, quelle per i gram panchayat. I panchayat sono la cosa che si avvicina di più alle nostre amministrazioni comunali, l'unità minima della gestione della cosa pubblica indiana, la spina dorsale della macchina repubblicana che amministra i villaggi (gram) e le piccole città. In tutta l'India, secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (2011), si contano quasi 238mila gram panchayat.

Per la maggioranza degli indiani – la larghissima maggioranza – la politica è una questione di panchayat, nominarne i membri scegliendo tra le facce note dei candidati locali: quelli che ti chiedono il voto bussandoti a casa, gente che vedi tutti i giorni camminare per strada, che incontri al banchetto del chai o al mercato. Non come i politici di Delhi – ma anche solo di Calcutta – che se ne fregano di tutto pensando solo ai soldi, ad andare i tv, a raccomandare parenti ed amici.

I panchayat, in definitiva, gestiscono i fondi che arrivano dai livelli di amministrazione più alti – distretto, stato, governo centrale – e dalla raccolta delle imposte locali, usando quel denaro per sistemare le strade e gli spazi pubblici, ma anche per organizzare festival locali, costruzioni di strutture pubbliche (pozzi, canali, scuole), rilasciare permessi.

In mancanza di uno stato di diritto sano, dove i concetti di giustizia sociale e la garanzia dei diritti fondamentali vengano prima dei capricci o dei ricatti del potere, la formazione del panchayat, il suo colore politico, determina largamente il giro di favori ed alleanze tra politica ed attività produttive, un po' come la gestione del feudo all'epoca dei signorotti locali medievali: se sei mio amico lavori – pagandomi una percentuale – altrimenti affari tuoi, aspetti il prossimo giro.

Ora, in Bengala occidentale "il prossimo giro" è arrivato nel 2011, dopo quarant'anni filati di gestione del Partito comunista indiano – marxista (Pci-m) capaci di incancrenire completamente il sistema clientelare locale. Nel 2011 il Trinamool party guidato dall'eroina anti-comunista Mamata Banerjee (58 anni) ha stracciato il Pci-m impostando la propria campagna elettorale sullo slogan Ma, Mati, Manus, perfetto per vincere il sostegno delle masse contadine e dei poveri: Ma, la Madre, intesa come mamma, come India o, specialmente qui in Bengala, come Durga, la potentissima e riveritissima manifestazione della potenza femminile Shakti; Mati, la terra, i campi, l'agricoltura; Manus, l'essere umano, inteso come il popolo ma con una chiara accezione alle teorie umanistiche universali di Rabindranath Tagore, premio Nobel per la letteratura, vanto di ogni bengalese che si rispetti.

Dal 2011 il sistema clientelare comunista è stato quindi sostituito con un altro sistema clientelare, quello di Mamata, leader molto autoritaria, quasi dittatoriale, della quale parleremo più approfonditamente un'altra volta. I nuovi panchayat a trazione Trinamool sono decisi a rimanere in sella per molto tempo, ostacolando il ritorno del comunismo bengalese ad ogni costo – come del resto faceva il comunismo bengalese prima di loro – e le elezioni locali si sono trasformate in un vero e proprio campo di battaglia, una guerra da combattere senza esclusione di colpi per eliminare il nemico.

C'è poco da fraintendere, non è una metafora: nelle ultime settimane gli episodi di violenza ed aggressione sono talmente tanti da non fare nemmeno più notizia, sono cose che non si leggono sul giornale ma si sentono per strada, riportate da testimoni oculari.

Per dare l'idea: stamattina su tutti i quotidiani nazionali online è uscita la notizia di un omicidio nel distretto di Bardhaman – a pochi chilometri da qui – proprio a margine delle elezioni del panchayat.

Il marito di una candidata del Pci-m è stato assassinato mentre si recava alle urne a votare.

Gli hanno lanciato contro due bombe artigianali.

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