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La storica visita del premier indiano Modi in Israele

Narendra Modi ha raggiunto Tel Aviv per una visita di stato considerata storica, la prima in assoluto di un primo ministro indiano in Israele. Tra dimostrazioni di affetto oltre la soglia del pacchiano e dichiarazioni d'intenti altisonanti, Modi sta sbilanciando la politica estera indiana, tradizionalmente pro-Palestina e negli ultimi tempi quantomeno equidistante, in favore di un sodalizio con Israele fondato sull'industria bellica.

In completo bianco con fazzoletto blu fuori dal taschino - i colori della bandiera israeliana - nella giornata di ieri il primo ministro indiano Narendra Modi è atterrato all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, iniziando la prima storica visita di un premier indiano nello stato di Israele. La Repubblica indiana aveva attivato pieni contatti diplomatici con Israele nel 1992, al termine della Guerra Fredda, e quest'anno se ne celebra il 25esimo anniversario.

La stampa indiana sta coprendo con dovizia di dettagli queste 72 ore, anche in virtù di un protocollo d'onore tributato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al suo omologo indiano, che accompagnerà in tutti gli appuntamenti ufficiali: un'accortezza solitamente riservata solo ai presidenti statunitensi.

Netanyahu, accogliendo Modi sulla pista d'atterraggio, ha dichiarato che Israele «aspettava da 70 anni» la visita del primo ministro indiano, schierando immediatamente il paese nelle fila degli entusiasti per l'iniziativa «Make in India», simbolo di questo primo mandato di Modi. Israele, ha spiegato Netanyahu, farà coincidere al «Make in India» una politica del «Make with India», con un fondo di 40 milioni di dollari già stanziato per potenziare i rapporti commerciali tra Tel Aviv e New Delhi.

Nei colloqui che si terranno durante la giornata di oggi con ogni probabilità saranno firmati diversi contratti in settori come agricoltura e gestione delle risorse idriche, che si andranno ad aggiungere a una tradizione ormai consolidata di partnership indo-israeliana nel settore dell'industria bellica.

L'India, primo paese per import di armi nel 2017 per il quinto anno consecutivo, negli anni ha diversificato l'acquisto di materiale bellico, affidandosi sempre più ad aziende israeliane, affiancate lo storico monopolio dell'ex Unione Sovietica nel settore. Solo qualche mese fa, ricorda India Today, il governo indiano aveva staccato un assegno da 2 miliardi di dollari per l'acquisto di un sistema di contraerea e antimissile fornito dalla Israeli Aerospace Industries (Iai); per la Iai si è trattata della commessa più alta dell'anno. 

Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), ripresi dall'Economic Times, l'India rappresenta la prima destinazione per l'export bellico israeliano, assorbendo da sola oltre il 40 per cento delle armi in uscita da Israele; per l'India, Israele è il terzo fornitore nel settore bellico, dopo Russia e Stati Uniti.

Lo stesso Netanyahu, in un discorso pronunciato dopo la cena ufficiale con Modi, ha sottolineato come India e Israele stiano affrontando la «sfida comune del terrorismo» ed entrambi vogliono che le cose cambino al più presto.

Segnando una cesura netta dal protocollo tradizionale delle visite indiane nell'area, Narendra Modi non visiterà la Palestina, modificando platealmente la politica di equidistanza che, negli ultimi anni, in India aveva a sua volta sostituito la storica vicinanza alla Palestina del popolo indiano. Nonostante questa mancanza ricca di simbolismo, durante la recente visita del presidente palestinese Mohammad Abbas a New Delhi, lo stesso Modi aveva riaffermato la posizione ufficiale indiana sul tema dell'indipendenza della Palestina, sostenendo la creazione di una Palestina «sovrana, indipendente, unita e fattibile, che coesista pacificamente con Israele».

Considerando l'idillio che pare permeare i rapporti tra Modi e Israele - hanno addirittura chiamato una nuova specie di crisantemo col suo nome - difficilmente il tema palestinese sarà affrontato nei prossimi giorni.

@majunteo

 
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