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Lakhvi - mente pakistana dietro attentato di Mumbai 2008 - è libero

Zakiur Rehman Lakhvi, per l'India, è l'uomo che ha ideato l'attentato a Mumbai del novembre 2008, quando un commando di terroristi pakistani attaccò la parte sud della città uccidendo 166 persone e ferendone almeno altre 300. Una ferita ancora aperta per la popolazione indiana sulla quale i giudici pakistani, ieri notte, hanno versato una bella manciata di sale: Lakhvi, in "regime di detenzione" in Pakistan  dal dicembre del 2008, è stato liberato dietro cauzione. L'India, eufemisticamente, non l'ha presa bene.

La scarcerazione di Zakiur Rehman Lakhvi era nell'aria già da alcuni mesi, quando la richiesta di libertà su cauzione avanzata dai legali di Lakhvi era stata accolta da ben due tribunali indiani lo scorso dicembre, a pochi giorni dal massacro nella scuola militare di Peshawar per mano dei Taliban pakistani. In quell'occasione il governo di Islamabad riuscì a scongiurare la scarcerazione di Lakhvi ricorrendo a una legge a tutela dell'ordine pubblico, bloccando il comandante di Lashkar e Taiba (LeT, una delle principali sigle del terrorismo pakistano) in "carcere".

"Carcere" lo mettiamo tra virgolette perché in quel casino costante che è lo stato pakistano, quando leader terroristi del calibro di Lakhvi vengono arrestati, solitamente godono di misure restrittive particolarmente tenui. Lakhvi, in particolare, in tutti questi anni recluso nel carcere di Adiala a Rawalpindi pare potesse utilizzare il telefono cellulare, ricevere visite di altri membri (in libertà) di LeT e godere della protezione effettiva di milizie di LeT, al fianco delle forze di sicurezza ufficiali pakistane. LeT, sin dalla nascita nel 1990, ha intrattenuto e - secondo molti analisti - continua a intrattenere relazioni ufficiose coi servizi segreti pakistani (Isi) e con gli ambienti militari nazionali.

La libertà di Lakhvi si è resa un fatto inevitabile in seguito all'intervento della Corte di Lahore, che ha sospeso il fermo imposto dal governo centrale per motivi di tutela dell'ordine pubblico, disponendone la scarcerazione immediata. Il comandante di LeT ora si troverebbe in un «luogo sicuro», stando alle dichiarazioni che il portavoce di LeT ha rilasciato alle agenzie di stampa internazionali. Luogo ignoto, e non si sa nemmeno se sia stato scortato da miliziani di LeT o direttamente da agenti dell'Isi.

L'India, e il resto del mondo, hanno appreso la notizia questa mattina, mentre tutto il paese era in fibrillazione per l'inizio del tour transoceanico di Narendra Modi, che oggi è in Francia ed entro la fine del mese visiterà Germania e Canada. Le tv nazionali, pronte a una copertura maniacale del Modi Roadshow - cito letteralmente dal lancio dello speciale di Ndtv -, si sono ritrovate spiazzate da una news-bomba come questa, che probabilmente si ingrosserà a mo' valanga nei prossimi giorni. Le reazioni sono arrivate puntuali dal Bharatiya Janata Party (Bjp), col ministro degli Interni Rajnath Singh che ha giudicato la liberazione di Lakhvi episodio «spiacevole e deludente», di fatto un enorme macigno nel bel mezzo dei tentativi di dialogo normalizzatore che i due governi - almeno in apparenza - dicono di intrattenere.

New Delhi da anni stava cercando di "farsi consegnare" Lakhvi per processarlo in India, con l'aiuto di Regno Unito e Stati Uniti, incontrando sistematicamente la reticenza del Pakistan. La prova regina che, secondo le autorità indiane, inchioderebbe Lakhvi alla responsabilità dell'attentato di Mumbai sarebbe la confessione di Ajmal Kasab fornita agli inquirenti antiterrorismo indiani. Kasab era l'unico superstite del commando che attaccò Mumbai nel 2008: arrestato dalle forze speciali indiane, è stato condannato alla pena di morte, eseguita nel novembre del 2012.

@majunteo

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