Le bastonate di Trump fanno scoppiare la pace tra Usa e Pakistan

La liberazione di una coppia di ostaggi nordamericani è il primo frutto del disgelo tra i due alleati, dopo che la Casa Bianca aveva accusato apertamente Islamabad di proteggere i terroristi. E minacciato di chiedere aiuto all’India in Afghanistan

Giovedì scorso, dopo cinque anni di prigionia nelle mani di terroristi islamici vicini ad Al Qaeda, una coppia americano-canadese è stata liberata grazie ad un blitz condotto dalle forze speciali pachistane nei pressi del confine tra Pakistan e Afghanistan. Si tratta di Joshua Boyle (canadese), Caitlan Coleman (statunitense) e dei loro tre figli, tutti nati negli ultimi anni di sequestro ad opera del gruppo terroristico afghano Haqqani Network.

Il buon esito del blitz è opera della cooperazione tra intelligence Usa e forze di sicurezza pachistane: dettaglio che, nei giorni scorsi, ha dato la stura a una serie di dichiarazioni concilianti e indiscrezioni «ad orologeria» circa la normalizzazione dei rapporti tra Washington e Islamabad. O meglio, tra Washington e Rawalpindi, il quartier generale dei vertici militari pachistani, i veri leader di un paese ciclicamente sconquassato da terremoti politici.

Pakistan e Usa sono alleati storici sin dalla Guerra Fredda, in una relazione altalenante che l'emergere del terrorismo islamico transnazionale all'inizio del secolo ha svelato in tutta la sua complessità: gli Usa, impegnati nella «war on terror», che mandano milioni e milioni di dollari in aiuti e armamenti al Pakistan, potenza nucleare instabile per antonomasia su cui pesano accuse di collaborazionismo a intermittenza con l'estremismo islamico. «Illazioni» sempre negate da politici e vertici militari del Paese, salvo poi osservare episodi limite come il celebre blitz del 2011 condotto dalle forze speciali Usa per uccidere Bin Laden, l'uomo più ricercato della Terra che il Pakistan diceva non sapere dove fosse. Blitz condotto in segreto, senza avvertire le autorità pachistane, ad Abbottabad, poco più di 100 chilometri da Rawalpindi, in Pakistan: Bin Laden ci viveva «da anni».

Nel mese di agosto, alle prese con una situazione ancora altamente instabile in Afghanistan e ritrattando sulle promesse elettorali di ritirare i soldati americani dall'area, il presidente statunitense Donald Trump aveva rotto con la tradizione, accusando apertamente l'alleato pachistano di ospitare e proteggere terroristi islamici all'interno dei propri confini e di non star contribuendo alla messa in stabilità del vicino Afghanistan, nonostante miliardi di aiuti inviati dagli Usa. Accuse come sempre rispedite al mittente dalle autorità pachistane ma, questa volta, arricchite da una velata minaccia ancora più indigeribile per Islamabad: l'appello esplicito a un maggiore coinvolgimento in Afghanistan dell'India.

Per New Delhi, un'occasione ghiotta per sparigliare le carte nell'area e cercare spazi di manovra geopolitica contribuendo a rompere il blocco Usa-Pakistan, o almeno così la pensa chi crede che Trump sia disposto ad andare fino in fondo e scaricare Islamabad in caso non esegua le direttive di Washington: basta aiutare i terroristi, rimboccarsi le maniche per normalizzare l'Afghanistan (manca lo spazio qui per valutare il ruolo svolto dalle diverse amministrazioni Usa nelle presunte opere di «stabilizzazione» dell'Afghanistan). Parole con ogni probabilità prese piuttosto sul serio in Pakistan.

Non è un caso, quindi, che a due mesi dal monito di Trump, i militari pachistani si rendano protagonisti di una liberazione di ostaggi occidentali nemmeno una settimana dopo il meeting, a Washington, tra il ministro degli esteri pachistano Khawaja Asif e il segretario di stato Rex Tillerson; vertice giudicato positivo da entrambe le cancellerie  cui «presto», indiscrezioni dell'ultima settimana, seguiranno le visite in Pakistan dello stesso Tillerson e del segretario della difesa Generale James Mattis.

Circostanze che indicano l'efficacia del trattamento bastone-carota Usa riservato ad Islamabad, ben lieta di mostrarsi - a comando - rientrata nei ranghi e determinata a «combattere il terrorismo islamico al fianco degli Usa», assicurandosi un futuro da protagonista nelle operazioni in Afghanistan. E, allo stesso tempo, ribadendo che una coinvolgimento maggiore dell'India in Afghanistan «non sarebbe nell'interesse della stabilità regionale».

@majunteo

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