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Mosca, New Delhi e il nucleare civile

Mentre Singh e Putin chiacchieravano in Russia, nel sud dell'India una delle quattro centrali nucleari di Kudankulam - di tecnologia russa - per la prima volta è stata testata e messa in funzione per un paio d'ore. Ma il nucleare in India non è precisamente osannato dalla popolazione locale.

 

 La fame di energia elettrica indiana si era mostrata in tutta la sua urgenza nell'estate del 2012, quando metà del subcontinente fu colpita dal "più grande blackout della storia". Per ragioni ancora da chiarire - c'è chi aveva accusato alcuni stati locali, Uttar Pradesh su tutti, di "succhiare" dalla rete più energia di quanta pattuita a livello nazionale - 620 milioni di persone rimasero senza corrente dagli uno ai due giorni: una delle cinque griglie nazionali aveva improvvisamente smesso di funzionare, lasciando senza corrente tutta la parte settentrionale dell'India.

All'epoca ero ancora in Bengala occidentale e ricordo di non essermi nemmeno accorto di questo blackout storico; nel mese di luglio, per chi vive nell'India rurale e non è munito di generatore a gasolio o di una batteria di scorta, ogni giorno è scandito da diversi blackout, in concomitanza con le piogge monsoniche. Si impara presto a staccare ogni elettrodomestico dalle prese non appena si sentono tuoni in lontananza, poiché i blackout sono indotti, non casuali: la società elettrica sospende l'erogazione per evitare danni al sistema centrale durante i temporali, quando finisce di piovere riattaccano tutto.

Di solito si parla di una, massimo due ore - per due o tre volte al giorno - e alla terza ora senza ventilatore era chiaro che qualcosa non andava. Dall'Italia mi chiesero un articolo che rendesse lo stato di disperazione e caos che un giorno senza corrente elettrica aveva fatto piombare sulla popolazione indiana; un pezzo "alla Rampini", avevano specificato. Ma a Santiniketan nessuno se ne curava molto, per gli abitanti dell'India rurale l'elettricità non dico sia un lusso, ma sicuramente è un qualcosa di superfluo, ci si arangia con le candele o coi generatori a gasolio, al massimo, e si aspetta.

Scrissi allora un pezzo che rendeva la normalità della vita senza elettricità nell'India rurale - dove vive il 70 per cento della popolazione - con le reazioni decisamente rassegnate di amici e conoscenti, radunati al banchetto del chai a discutere del più e del meno, come ogni giorno. Il pezzo non fu pubblicato, non era "alla Rampini".

La questione dell'energia è indicativa della strada che il paese deve fare per provare a raggiungere i livelli di produttività del vicino cinese, che ha a disposizione una potenza energetica nazionale di almeno 8 volte superiore a quella indiana.

Col blackout del 2012 - dove l'India fu costretta a comprare per un paio di giorni energia elettrica dal Bhutan per mantenere attive le metropoli - il paese si rese conto della necessità di ampliare la propria potenza elettrica, 205 GW per la metà dipendenti da centrali a carbone.

Nel 2010 India e Russia avevano raggiunto un accordo che impegnava Mosca a fornire tra le 15 e le 18 centrali nucleari, da installarsi su territorio indiano aggiungendosi alle 20 all'epoca in funzione. Uno di questi complessi sorge proprio a Kudankulam, in Tamil Nadu, osteggiato dalla popolazione locale che da anni manifesta contro l'attivazione della centrale sostenendo che non vi siano le condizioni di sicurezza adatte per ospitarla.

Il problema della sicurezza e delle eventuali responsabilità in caso di incidenti è uno degli ostacoli principali alla firma dell'accordo che vedrebbe Mosca come fornitrice di materiale nucleare per l'attivazione dei reattori 3 e 4 della centrale di Kudankulam. Se per i reattori 1 e 2, secondo gli accordi, la responsabilità in caso di incidenti è tutta sulle spalle del governo indiano, per il 3 e 4 Delhi vorrebbe invece fosse la Russia a sostenerne il peso.

Diatriba che non è stata risolta con l'ultimo meeting bilaterale tra Singh e Putin, che pur tra sorrisi ed esaltazione del'ass Mosca-Delhi per il nucleare civile hanno rimandato la firma a data da destinarsi.

 

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