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Narendra Modi: La violenza, in qualsiasi forma, è inaccettabile

Nel suo appuntamento radiofonico mensile Mann ki Baat, il primo ministro indiano Narendra Modi ha di nuovo affrontato il tema della violenza e della giustizia faidaté nel paese, giudicate inaccettabili, promettendo che i colpevoli non saranno risparmiati. La dichiarazione arriva mentre lo stato dell'Haryana, governato dal Bharatiya Janata Party, ha visto episodi di vera e propria guerriglia urbana causati dai fedeli di guru Ram Rahim Singh, recentemente giudicato colpevole di stupro.

La scorsa settimana decine di migliaia di fedeli della Dera Sacha Sauda (DSS), setta religiosa ibrida di stampo hindu, hanno letteralmente messo a ferro e fuoco la cittadina di Panchkula, nello stato dell'Haryana, dove una corte federale ha giudicato colpevole di stupro il leader della setta guru Ram Rahim Singh.

I fedeli della controversa guida spirituale - di cui avevamo già parlato qualche tempo fa su queste pagine in merito alla pellicola autocelebrativa Messenger of God prodotta dal medesimo guru - nei giorni precedenti la sentenza si eran radunati nella cittadina minacciando proteste violente in caso di verdetto non gradito. Promessa ampiamente mantenuta venerdì 25 agosto, quando tra lanci di pietre, scontri con bastoni, incendi di autobus, treni, camion ed edifici pubblici, l'intera cittadina per alcune ore è stata teatro della furia dei fedeli della DSS, con un bilancio pesantissimo: 38 morti, centinaia di feriti, quasi un migliaio di arresti.

L'amministrazione locale dell'Haryana, guidata dal chief minister del Bharatiya Janata Party (Bjp) Manohar Lal Khattar, è al centro di critiche veementi da parte delle opposizioni e della stampa progressista a causa della mancanza di misure preventive che potessero scongiurare la guerriglia di venerdì: un'inazione, secondo i detrattori del Bjp, motivata dal supporto che la DSS diede al partito alle elezioni del 2014, quando il guru Ram Rahim Singh indicò ai propri fedeli (50 milioni, sparsi principalmente tra New Delhi, Punjab, Haryana) di votare per i candidati del Bjp.

Due giorni dopo l'inizio della polemica, nel suo programma radiofonico mensile Mann ki Baat, il primo ministro Narendra Modi ha provato a buttare acqua sul fuoco, sanzionando gli «inaccettabili» episodi di violenza occorsi nel paese «del Buddha e di Gandhi» e promettendo che i colpevoli non saranno risparmiati.

«Nel mio discorso [per il giorno dell'Indipendenza] dal Red Fort, ho detto che la violenza in nome della fede non sarà tollerata in nessun caso, sia per sistemi di credenze intercomunitarie, sia per l'adesione a determinate ideologie, sia per l'attaccamento a una persona, a un costume, a una tradizione» ha spiegato Modi. «Nessuno ha il diritto di prendere la legge nelle proprie mani secondo le proprie credenze». 

Nonostante Modi non abbia nominato espressamente la DSS, il riferimento a quanto in corso in Haryana è stato lampante e si va ad aggiungere alle critiche - seppur tardive - arrivate sempre dal primo ministro nei confronti dei «difensori delle mucche» dell'ultrainduismo, le cui spedizioni punitive ai danni di musulmani, dalit rei di trasportare o macellare mucche sono state ugualmente giudicate «inaccettabili». Parole importanti che però faticano ad avere un impatto concreto nel generale permissivismo delle istituzioni di fronte a casi del genere.

@majunteo

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