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Nel nome del manzo

L'isteria collettiva della lotta alla carne di manzo in India quasi a scadenza giornaliera raggiunge nuovi picchi di assurdità, in una commistione preoccupante tra «valori hindu» e legge «laica». L'ultimo episodio, lunedì, ha preso di mira più o meno direttamente le istituzioni del Kerala, dove la carne di mucca gode di un notevole valore identitario per la popolazione locale. E dalle pietanze servite in un ristorante, nel giro di 48 ore, si è passato ad accusare il governo centrale di fascismo.

Lunedì scorso un gruppo di militanti dell'Hindu Sena, sigla dell'estremismo hindu, ha fatto visita al ristorante della Kerala House a New Delhi. La Kerala House è la sede ufficiale delle istituzioni statali del Kerala nella capitale indiana - ogni stato indiano ne ha una qui a Delhi - e oltre a ospitare vari uffici locali ha anche un'ala ristorante, aperta al pubblico, in cui si servono piatti della tradizione keralese a prezzi decisamente abbordabili.

Oltre ai piatti di pesce, cucina fusion della tradizione portoghese, e sapori tipici della cucina dell'India meridionale - cocco e foglie di curry - la particolarità della cucina del Kerala è senza dubbio una discreta varietà di piatti a base di carne di mucca (non sono un esperto, si dice sia dovuta all'influenza culturale della Chiesa cattolica siro malabarese, se qualcuno ne sa di più è benvenuto a commentare e integrare, magari prendendo spunto da questo approfondimento di Scroll.in).

In Kerala il consumo di carne bovina è legale e molto diffuso tra tutte le comunità religiose (cristiani, musulmani e sì, anche gli hindu), ma qui a Delhi la tradizione keralese deve fare i conti con le leggi locali, che proibiscono la vendita e il consumo di carne di mucca (ma non di bufalo). Perciò, sul menù della Kerala House, il celebre «beef fry» è in realtà a base di carne di bufalo, la medesima che si trova nelle macellerie dei quartieri musulmani della capitale.

Lunedì scorso, dicevamo, un gruppo di militanti dell'Hindu Sena è entrato nel ristorante della Kerala House accusando i gestori di servire carne di mucca, illegale e immorale. Ne è nata una discussione accesa, secondo la stampa locale, con minacce di violenza da parte degli ultrainduisti, che hanno pensato bene di portare l'accusa a livelli ufficiali, chiamando la polizia.

Altro problema: la polizia di New Delhi, pur avendo giurisdizione sul territorio della capitale, è sotto il controllo diretto del ministero degli interni federale (unica polizia cittadina ad esserlo, in tutto il paese). Avendo in questo caso a che fare con un'esercizio che fa a capo a un'altra struttura istituzionale (lo stato del Kerala), il rispetto dell'autonomia locale avrebbe imposto un iter burocratico preciso: richiesta ufficiale ai funzionari dello stato del Kerala di stanza a New Delhi, apertura delle indagini, sopralluogo concordato con loro. Così non è stato.

Con celerità inusuale per le forze di polizia locali, nel giro di un'ora si sono presentati alla Kerala House venti agenti della polizia di New Delhi, chiedendo al gestore del ristorante chiarimenti sulla carne bovina servita: solo carne di bufalo regolarmente acquistata da rivenditori governativi autorizzati, hanno spiegato dalla Kerala House. Finita qui? Nemmeno per sogno.

Non appena la notizia ha fatto il giro del paese, parte della preoccupante tendenza anti-manzo degli ultimi tempi, dal Kerala si sono sollevate proteste ufficiali: Kannur P R Sreemathy, deputato del Communist Party of India (Marxist) ha parlato di «reazione fascista» da parte della polizia di Delhi, mentre il chief minister del Kerala Oommen Chandy, in conferenza stampa, ha attaccato sia la polizia della capitale sia il governo centrale, accusandoli di ingerenza negli affari del Kerala spingendosi oltre i limiti imposti dalla legge (la carne servita alla Kerala House è legale, e se non piace a quelli dell'Hindu Sena, sono fatti loro).

Per provare a dare un senso a tutto questo apparente nonsense - un caso di diplomazia interna partito da una pietanza servita in un ristorante -  è necessario rilevare il cambio di clima nel paese rispetto alle questioni del manzo (dove manzo significa identità hindu): se l'avversione di una parte di induismo verso tradizioni diverse non è di certo nuova, appare una novità il senso di legittimazione che i gruppi estremisti vantano nel perseguire le proprie battaglie culturali a discapito del multiculturalismo indiano che, in linea teorica, sarebbe un valore garantito a livello costituzionale. Un valore che le istituzioni centrali faticano molto a sottlineare in questi tempi confusi dove una certa visione dell'induismo cerca di prendere piede in un'opera di egemonizzazione culturale preoccupante, senza incontrare un'opposizione chiara e forte di un governo che dovrebbe essere il governo di tutti gli indiani, carnivori, musulmani, dalit o cristiani che siano.

 Nel frattempo, la Kerala House questa mattina ha riaperto i battenti dopo un giorno di pausa, ricominciando a servire carne di bufalo. Pare che le scorte di carne bovina della giornata siano finite nel giro di un'ora.
@majunteo

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