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Nessuno vuole fare un governo a Delhi

Bjp e Aap, che hanno annientato il Congress alle elezioni locali della capitale, hanno entrambi rinunciato alla possibilità di formare un governo: mancano i numeri e nessuno vuole mettersi d'accordo con l'altro.

 

Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire. Dall'Italia, testimoni della sfavillante operazione "largeh intese", osservare quello che succede in questi giorni a New Delhi ha un che di catartico. A bocce ferme, con l'esito delle urne a punire l'inazione del Congress (solo otto seggi vinti) elevando Bjp e Aap ai primi due posti nella classifica dei partiti locali, ora che si deve decidere chi e come formerà il governo locale si ricomincia la campagna post-elettorale.

La situazione è la seguente: il Bjp, primo con 32 seggi, è stato il primo partito a ricevere l'incarico esplorativo dal governatore di Delhi (più o meno il nostro presidente della Repubblica, a livello locale) per formare il governo. Ma per arrivare alla maggioranza assoluta nel parlamentino di seggi ne servono 36 e per racimolae i quattro mancanti il partito conservatore hindu dovrebbe cercare l'appoggio esterno pescando tra gli eletti di Aap o del Congress.

Eventualità esclusa immediatamente da Aap, che mantenendo la purezza anti-casta (nel senso italiano del termine), ha chiarito che non intende mercanteggiare con nessuno: i vecchi partiti si devono arrangiare. Rimaneva, in linea teorica, l'ipotesi delle larghe intese indiane, con un governo Bjp-Congress a livello locale che -  considerando la campagna elettorale ancora aperta per le elezioni generali - farebbe più danni d'immagine ad entrambi i partiti che benefici in virtù di una supposta stabilità.

Il Bjp quindi ha rimesso nelle mani del governatore il mandato, dichiarandosi pronto a stare dalla parte della gente e di non voler andare al potere usando sotterfugi o tradendo le aspettative dell'elettorato; Harsh Vardhan è contento di stare all'opposizione, dice.

La palla è quindi passata al secondo partito, Aap, 28 seggi (gliene mancano quindi otto), ma l'esito è stato identico. Kejriwal ha già annunciato di non voler scendere a patti, invitando invece Bjp e Congress a trovare una accordo essendo fatti della stessa pasta: entrambi sono "corrotti".

Domani anche Aap declinerà ufficialmente l'invito a formare il governo e la faccenda si complica tremendamente per il governatore di Delhi: tre partiti non disposti a collaborare, elezioni concluse in un nulla di fatto. L'ipotesi è che si debba per forza tornare al voto, con conseguente dispendio di soldi e tempo, prolungando quindi anche nella capitale la campagna elettorale perpetua che a questo punto si annuncia letteralmente sfiancante.

Nessuno ha intenzione di accontentarsi: a Delhi la partita va ben oltre la formazione del governo locale e sotto lo sguardo vigile dell'opinione pubblica né Bjp né Congress vogliono rischiare un passo falso, un tentativo di accordo che vanificherebbe tutta la campagna elettorale denigratoria portata avanti da Narendra Modi fino a questo punto.

Una situazione di stallo effetto dell'ascesa del Partito dell'Uomo Comune che, per ora, nella capitale è riuscito davvero a far saltare il banco. E Kejriwal spera sia solo l'inizio.

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