Parigi COP21: l'India deve continuare a crescere. E inquinare.

La conferenza sui cambiamenti climatici in questi giorni in corso a Parigi vede schierati su soliti due fronti: chi ha inquinato tanto e ora vuole inquinare meno (i paesi sviluppati); chi ha inquinato poco e ora sta inquinando molto, per crescere (i paesi in via di sviluppo). Tutto ruota intorno alle emissioni di Co2, di cui l'India ha disperato bisogno per continuare a sostenere la crescita. Ma c'è anche una proposta sponsorizzata da New Delhi per una grande alleanza mondiale per il fotovoltaico: energia pulita per inquinare meno, domani.

L'atteggiamento indiano al COP21 di Parigi è tutto nella dichiarazione che  il ministro all'energia Pyush Goyal - nella capitale francese assieme al ministro dell'ambiente Prakash Javadekar - ha rilasciato ieri all'Huffington Post India. Questa:

«Non abbiamo intenzione di scusarci per il nostro utilizzo di carbone. L'America e il mondo occidentale si sono sviluppati per gli ultimi 150 anni alle spese dell'energia a basso prezzo derivata dal carbone. E alle spese di questa 'energia low-cost' si sono costruiti le loro autostrade, le loro ferrovie, le loro fabbriche, i loro laboratori e improvvisamente tutta la loro gente ha un lavoro, ha una casa, il loro Pil pro capite supera i 70mila dollari all'anno e la loro crescita è ferma a zero. E adesso hanno lo stomaco di chiedere al resto del mondo 'per favore, non crescete. Se crescete tutti alla velocità dell'India, cosa ne rimarrà di noi e dei nostri paesi?'».

Per l'India è una questione di vita o di morte. Se dovesse passare un accordo globale che impone a ciascuno, oggi, di pagare una multa corrisposta al proprio livello di inquinamento, la crescita indiana non solo ne risulterebbe enormemente penalizzata: verrebbe di fatto bloccata.

A differenza della Cina, ad esempio, che in passato è cresciuta abbastanza e abbastanza in fretta da permettersi ora l'impegno di ridurre drasticamente le emissioni entro il 2020 - spingendo su idroelettrico e diverse fonti di energia rinnovabile, investendo come nessuno al mondo nell'energia verde - l'India di oggi ha bisogno di crescere, vuole crescere e può farlo solo come altri prima di lei: inquinando.

Inquinando di media, al momento, decisamente meno degli altri. Secondo i dati del 2012, riportati in questo pezzo del Financial Times, l'India emette 1,6 tonnellate di diossido di carbonio a persona (contro le 7,1 cinesi e le 16,4 statunitensi): ma di persone ce ne sono un miliardo e trecento milioni, e almeno tre quarti di loro si caricano sul proprio «capite» le emissioni maggiori di altri. È il gioco della media.

Considerando la popolazione totale, l'India oggi è ancora un paese in - lunga - via di sviluppo e non ha la minima intenzione di anteporre gli interessi ambientali globali alla propria marcia verso la crescita. La posizione dell'Indian National Congress (Inc), quando al governo, era chiarissima: noi non accettiamo alcun limite alla quantità di carbone che dobbiamo bruciare per crescere (oltre il 60 per cento dell'energia indiana, oggi, arriva da lì), almeno finché non saremo al livello di tutti gli altri. Quando anche noi avremo le nostre strade (che mancano), le nostre fabbriche (che mancano), le nostre case (che mancano) e il nostro benessere (che manca), allora possiamo discutere su come caricarci tutti insieme l'onere di tenere più pulito questo pianeta.

Narendra Modi, secondo le anticipazioni, potrebbe cercare di smorzare un po' i toni, proponendo un sistema di contributi da parte dei paesi sviluppati per «aiutare gli altri a sviluppare le proprie fonti di energia rinnovabile e aiutare le comunità ad adattarsi ai cambiamenti climatici». Parola del ministro Javadekar, che fuori dalla supercazzola teorizza un contributo di 4 dollari per tonnellata di diossido di carbonio che parta dalle casse dei paesi sviluppati e vada in quelle degli in via di sviluppo. Una soluzione che rasenta la fantascienza, considerando gli strasichi della crisi economica globale e l'inesistente empatia occidentale per lo sviluppo verde «degli altri».

L'altro asso nella manica indiana, che viene addirittura descritto come «game changer» dalla stampa nazionale, è un'alleanza globale per il solare. Una piattaforma comune che dovrebbe riunire tutti i paesi con territorio tra i tropici del Cancro e del Capricorno, uniti nello sviluppo sinergico del fotovoltaico. Che darebbe occasioni di business, risorse energetiche verdi e aria più pulita per il futuro.

L'alleanza è ancora in fase embrionale, chiaramente, e pare si terranno riunioni e colloqui in questo senso proprio a Parigi. Rimane una promessa per il futuro, una scommessa sul lungo termine.

Nel medio, l'India non si smuove: dobbiamo crescere, dobbiamo consumare carbone, dobbiamo inquinare.

@majunteo

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