Rimpasto di governo in India, nel segno dell'ultrainduismo

Martedì 5 luglio il governo centrale di New Delhi, presieduto da Narendra Modi, ha presentato un rimpasto delle cariche ministeriali in seno a un esecutivo già pesantemente spostato su posizioni vicine all'ultrainduismo, spina dorsale ideologica dei «falchi» del partito nazionalista hindu Bharatiya Janata Party (Bjp). Gli avvicendamenti, alcuni significativi negli equilibri del governo, indicano uno spostamento ulteriore a destra e mostrano, secondo alcuna stampa nazionale, il ruolo preponderante che l'incubatore extraparlamentare dell'ideologia ultrainduista, la Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), gioca nella politica nazionale della Repubblica indiana.

 

Narenda Modi ha nominato 20 nuovi ministri - in India sono divisi tra ministri senior e junior, detta barbaramente, tipo sottosegretari - dieci dei quali provenienti da cosiddette «backward communities» (dalit, caste svantaggiate, tribali), dando in parte un messaggio di pluralità all'interno dell'esecutivo.

Gli analisti indiani danno però una lettura più approfondita, interpretando il balletto delle cariche ministeriali come l'ennesima prova di forza della coppia indissolubile della destra indiana: Amit Shah, presidente del Bjp, e Narendra Modi, primo ministro.

Sull'asse Modi-Shah (attiva dai tempi dell'amministrazione locale del Gujarat, quindi parliamo di quasi vent'anni) passano e si pesano tutti gli equilibri interni a un partito storico, il Bjp, tradizionalmente attraversato da diverse anime della «destra» indiana, in un confronto serrato al proprio interno tra i più vicini all'ultrainduismo e quelli più «liberali».

L'aritmetica su dove stia andando il Bjp di Shah e Modi, secondo il quotidiano di Calcutta Telegraph, è presto fatta: dei 20 nuovi ministri, non solo 9 arrivano dalle fila dell'Rss, ma pare che Amit Shah, prima di presentare la lista delle novità alla stampa, sia passato dalla sede della Rss nella capitale per avere l'ok definitivo. Non significa che la Rss indirizzi a distanza le mosse dell'esecutivo di Modi, ma di certo si riafferma un rapporto strettissimo con un esecutivo dove, a livello formale, dovrebbero convivere anime diverse.

L'esito del rimpasto indica il contrario. Tra gli avvicendamenti più di peso si nota infatti l'apparente bocciatura della ministra Smriti Irani, che presiedendo il ministero delle risorse umane (che si occupa anche del personale universitario) è entrata nell'occhio del ciclone per la disastrosa gestione della protesta nazionale degli studenti universitari iniziata col suicidio di Rohit Vemula all'università di Hyderabad. Spedita al ministero per il tessile (con una probabile investitura prossima nel gruppo del Bjp che gestirà la prossima campagna elettorale alle locali dell'Uttar Pradesh, importantissime), è stata sostituita da Prakash Javadekar, già ministro dell'ambiente e attivista di rilievo della Rss.

Arun Jaitley, considerato a capo dell'ala «liberale» del Bjp, perde la delega per l'Information and Broadcasting (cioè dei media) ma rimane ministro delle finanze, sostiuito da Venkaiah Naidu, spostato dal ministero per i rapporti col parlamento dove, in due anni e mezzo, si è distinto per una gestione dei rapporti con le opposizioni disastrosa.

Quando da poco si è compiuto il giro di boa di metà mandato alla guida dell'India, bisognerà vedere se l'ennesima prova di forza di Modi e Shah porterà a un ulteriore spostamento a destra del governo, pericolosamente vicino a istanze ultrainduiste.

@majunteo

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA