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Cinque cose da fare col ritorno di Girone in Italia

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La Corte suprema indiana, come previsto, ieri ha dato l'ok per il rientro del marò Salvatore Girone, seguendo le indicazioni della Corte arbitrale dell'Aja di qualche settimana fa. Quando Girone toccherà il suolo italiano, la tentazione di strumentalizzare l'evento in Italia sarà altissima, in linea con le speculazioni di carattere politico che hanno contraddistinto maggioranza e opposizione della destra per quattro anni. Ora che l'occasione per far rientrare l'isterismo mediatico si presenta su un vassoio d'argento, ci sono alcune cose che ritengo sarebbe bene (NON) fare nei giorni che verranno.

1. Evitare a Girone e Latorre - e a tutti noi - la parata del 2 giugno

L'ipotesi di una sfilata in grande stile dei due marò riuniti alla parata del 2 giugno ha preso piede grazie a un tweet mellifluo del primo ministro Matteo Renzi, che sa come usare il mezzo e creare scompiglio. Dando il bentornato a Girone e dicendo che «sarà con noi il #2giugno», Renzi la butta là, lancia il sasso e nasconde la mano per tastare un po' gli umori nazionali. Non c'è infatti alcun riferimento alla presenza dei due marò a Roma per la parata - auspicato dalle destre identitarie nostrane - e, visto il profluvio di consigli in senso contrario arrivati dalla stampa, si spera che le autorità decidano di risparmiarci lo spettacolo inopportuno di due fucilieri accusati in India di duplice omicidio. Sarebbe uno schiaffo di rara stupidità alle autorità indiane, che in tempo record hanno accordato il rientro di Girone senza opporre alcuna resistenza politica.

2. Evitare di rompere la riservatezza dei due marò

Massimiliano Latorre, come tutti dovremmo sapere ma, dando un occhio sui social network, ancora molti non sanno, si trova in Italia da oltre un anno, in virtù di una licenza medica accordata e prolungata per ben cinque volte di fila dalla Corte suprema indiana. La sua condotta pubblica è stata esemplare, rinunciando alla tentazione di accettare gli innumerevoli inviti in trasmissioni televisive o di rilasciare interviste che, immaginiamo, saranno arrivati a decine in questi mesi. Una manifestazione di dignità che, con ogni probabilità, darà anche Girone, nonostante le intrusioni della stampa nella vita personale dei familiari - come, ad esempio, l'aggiornamento sul cambio di staus su Whatsapp della compagna di Girone prontamente riportato dalle agenzie; era necessario?

3. Finirla con le campagne anti-indiane

In questi anni l'astio fomentato dalla destra nazionalista ha prodotto un odio insensato verso la comunità indiana in Italia, con tanto di cartelli wannabe patriottici in cui si manifestava il divieto, ad esempio, di vendere pacchetti viaggio per l'India, appelli al boicottaggio di marchi o ristoranti indiani, minacce di sgombri di massa di indiani «finché non ci ridanno i nostri marò». Elementi che hanno contribuito a peggiorare i rapporti bilaterali - per non parlare della convivenza civile qui in Italia - e che ora sarebbe meglio finire, dandoci la possibilità di far ripartire un dialogo quanto più fruttuoso con un paese complesso e di certo criticabile - come si è fatto spesso qui - ma di certo non ascrivibile alla categoria di «paese nemico» (come se ce ne fossero, di paesi nemici).

4. Lasciare lavorare gli avvocati

La strategia di internazionalizzazione del caso voluta da Renzi, assieme alla richiesta di finirla con le manipolazioni politiche in Italia, ha prodotto al momento il risultato sperato: Girone tornerà in Italia e potrà attendere a casa l'esito dell'arbitrato, previsto per l'estate del 2018. Lo ricordiamo: all'Aja si deciderà chi avrà la giurisdizione del caso e quindi dove - in India o in Italia - si terrà il processo che vede imputati i due fucilieri dell'omicidio di Ajesh Binki e Valentine Jelastine. Come ripetuto allo sfinimento, si tratta di un caso molto tecnico, inerente all'analisi dell'interpretazione e dell'applicabilità di leggi internazionali, un caso che farà giurisprudenza.

India e Italia hanno entrambe posizioni non campate in aria e sarà interessante, tra due anni, vedere quale interpretazione troverà il favore della Corte arbitrale. Fino ad allora, sarebbe bene evitare le polemiche sull'India «paese canaglia che non rispetta il diritto internazionale», una posizione sbraitata a più riprese sulla stampa che mistifica e appiattisce un confronto molto «alto» a livello di diritto internazionale. 

5. Smettere il racconto «maròcentrico» dell'India

In tutti questi anni l'interesse nazionale per le vicende indiane è inevitabilmente aumentato, troppo spesso alla ricerca di elementi a sostegno di tesi anti-indiane in toto: gli stupri, le violenze intercomunitarie, gli avvicendamenti politici fino alle elezioni locali, sono stati troppo spesso raccontati secondo un peggioramento della tradizionale visione italocentrica che caratterizza le nostre sezioni esteri, fino ad arrivare a una visione «maròcentrica»: le violenze sessuali come cifra di un paese di animali che tengono imprigionati i nostri marò, le elezioni locali e nazionali - nazionali! cioè che interessano 1,3 miliardi di persone - influenzate dal caso dei nostri ragazzi.

Ora, col rientro dei «nostri leoni», abbiamo l'occasione di iniziare a interessarci di India in una maniera più laica, sforzandoci di capire e raccontare un paese che è - e sarà, in misura sempre maggiore - al centro della geopolitica mondiale. E marò o non marò, sarebbe ora di iniziare a farci i conti.

@majunteo

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