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Sim Bhullar sarà il primo "indiano" a giocare in Nba

Gursimran Bhullar, abbreviato Sim, è un ragazzo canadese destinato a entrare nella Storia per meriti, al momento, puramente genetici: è nato nel 1992 da una coppia di indiani emigrati a Toronto, è alto 2 metri e 26 centimetri e sarà il primo "indiano" a giocare in Nba. Negli Usa si spera già in un effetto Yao Ming, ma ad occhio e croce Bhullar e il gigante cinese hanno pochino in comune, a parte essere due strumenti di marketing perfetti.

 Nella giornata di ieri il giovanissimo Bhullar ha firmato un contratto "di dieci giorni" coi Sacramento Kings, una specie di co co pro della pallacanestro professionistica americana che permetterà al centro indo-canadese di giocare tre partite in Nba, a partire dal match casalingo di oggi che vedrà la squadra che fu di Vlade Divac, Peja Stojakovic, Hedo Turkoglu, Chris Webber e Jason Williams (semi off topic: una delle cose più belle che siano capitate al pianeta Terra da quando si gioca a pallacanestro) ospitare i New Orleans Pelicans.

Fino all'altroieri Bhullar militava nei Reno Bighorns, squadra della D-League, il campionato affiliato alla Nba dove i giocatori abbastanza bravi per poter aspirare a giocare nella lega più prestigiosa al mondo ma non abbastanza per farlo da subito si tengono in forma e provano a migliorare le proprie qualità tecniche. Per gli amanti delle statistiche - a differenza di chi scrive - Bhullar coi Reno Bighorns ha totalizzato ben 22 triple-doppie, ovvero in 22 occasioni è andato in doppia cifra nelle statistiche di punti, rimbalzi e stoppate: per i poco avvezzi alla pallacanestro, questo dato vuol dire "molto molto bene".

Bhullar è letteralmente un gigante e con ogni probabilità faticherà molto a tenere i ritmi fisici della Nba: per un ragazzo di 2,26 metri e 161 kg, zompettare avanti e indietro per il campo è già un'impresa pure senza fare punti. Insomma, si vedrà cosa riuscirà a dimostrare nei tre match che avrà a disposizione, sapendo però di essere già entrato nella Storia della National Basketball Association.

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Dalla fondazione nel 1946 a oggi, mai nessun giocatore di origini indiane aveva calcato i parquet della Nba, e l'entusiasmo che ha accompagnato la firma del 10-day-contract ha molto a che fare col marketing. Il presidente dei Sacramento Kings si chiama Vivek Ranadive ed è un altro indiano della diaspora. A margine della firma di Bhullar, Ranadive ha dichiarato: «Bhullar non solo è il primo giocatore di origini indiane a militare nell'Nba, ma sarà il primo tra molti altri che arriveranno da quella regione, dove la pallacanestro sta attirando sempre più attenzione e raccogliendo sempre maggiore entusiasmo di una nuova generazione di tifosi indiani».

Sim Bhullar, nonostante sia tecnicamente cittadino canadese (nato e cresciuto in Canada), può essere testimonial di una generazione di Non Resident Indians che, seppur all'estero, rimangono in contatto con le loro radici del subcontinente. Nel video sopra e nell'unico articolo degno di questo nome trovato sulla stampa indiana  appare evidente come i genitori di Sim, di fede sikh, rientrino nello standard degli indiani emigrati, facendo coincidere la vita negli Usa con le usanze del Punjab (parlano - anche -  punjabi, vanno al gurdwara, hanno legami con parenti in India). Anche perché trovare un giocatore di nazionalità indiana meritevole di provare il salto nell'Nba si presume sia ancora oggi un'aspirazione quantomeno irrealistica.

Come il calcio, anche la pallacanestro in India ha un seguito miserrimo, nonostante l'articolo celebrativo tributato dal portale Nba India. Siamo di nuovo di fronte a un'operazione di marketing dall'alto al basso, nel tentativo di esportare in India una pratica sportiva totalmente estranea alla tradizione e alla cultura locale. Estranea nel senso che un "ex giocatore" fuori forma, con la pancetta alcolica, con una media di 15 sigarette al giorno come il sottoscritto, diciamo che nei campetti indiani non sfigura, mentre anche solo a fare due tiri in un qualsiasi campetto in Italia ne uscirei con le ossa rotte (anche letteralmente).

In India non esiste un campionato professionistico di basket e il gioco viene praticato strettamente legato all'ambiente dell'istruzione: ci sono i tornei scolastici e universitari.

La nazionale indiana maschile di pallacanestro non si è mai qualificata ai mondiali di basket Fiba, si è qualificata una sola volta alle Olimpiadi; gli unici trofei internazionali, stando a Wikipedia, li ha vinti ai South Asian Games: 3 medaglie d'oro e 1 d'argento nel mini torneo che vede partecipare le selezioni di Afghanistan, Bangladesh, Maldive, Sri Lanka, Pakistan, India, Bhutan e Nepal.

La speranza che Bhullar possa essere "lo Yao Ming indiano", riferendosi al più celebre giocatore cinese (ed era un signor giocatore!) ad aver calcato i parquet degli Stati Uniti e, incidentalmente, ad aver dato una spinta enorme alla popolarità della pallacanestro in Cina (che però in Cina già godeva di un seguito maggiore che in India), da parte dell'Nba c'è.

Qui, come per l'esportazione del calcio, crediamo sia tutta una gran fuffa per far girare un po' di soldi tra merchandising e contratti televisivi, ma siamo curiosi di vedere come se la caverà il buon Sim in questi dieci giorni.

@majunteo

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