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Tabagismo senza fumo

Oggi mi sono imbattuto in una di quelle notizie un po' ridicole e un po' moraliste che spesso si trovano sul Times of India, il giornale a più alta tiratura di tutta l'India e, conseguentemente, uno dei peggiori.

 

La storia arriva dal Rajasthan, dove pare che l'amministrazione locale abbia richiesto a tutti i propri dipendenti statali - gente che occupa l'ambitissimo posto di lavoro del government official, la botte di ferro della pubblica amministrazione indiana - di firmare un documento in cui ci si impegnasse solennemente di non fumare o fare uso di sostanze derivate dal tabacco per tutta la durata dell'impiego.

Non si capisce bene se la clausola valga solo per l'orario di lavoro - concetto tuttavia molto elastico - o proprio per l'intera durata dell'incarico, ma tant'è. La novità, che arriva a un anno dall'obbligo - sempre in Rajasthan - di allegare un simile impegno scritto alla lista di documenti necessari per partecipare ai concorsi di impiego nell'amministrazione locale, requisito in vigore nello stato dell'India occidentale precisamente dal novembre del 2012.

Il senso di un'imposizione del genere (quanto eticamente corretta?) è chiaramente inserirsi a livello ufficiale nella lotta al tabagismo nel paese, dare il buon esempio. Quanto una firma su un documento ufficiale indiano sia vincolante è tutto da dimostrare, ma rimane il fatto che in India i problemi di salute legati al tabagismo ha raggiunto dimensioni mastodontiche.

Secondo l'International Tobacco Control Project (Itcp) oggi in India ci sono 275 milioni di persone che fanno uso di sostanze derivanti dal tabacco. "Fanno uso", non "fumano", perché in India le sigarette e le bidi - sigarette fatte a mano avvolte in una foglia secca di tendu - sono forse il minore degli ostacoli allo sradicamento del tabagismo autoctono.

Il mostro da combattere si chiama paan, un involtino di foglia con derivati del tabacco come il gutka e spezie, una delle passioni socialmente trasversali nella stratificata popolazione indiana. I banchetti del paan sono onnipresenti nel territorio e il consumo è concepito come una valida alternativa alla sigaretta, con annessa assuefazione. È molto di moda, soprattutto tra i più poveri, evitare i fronzoli della foglia arrotolata e masticarsi direttamente il gutka, venduto negli stessi banchetti in una varietà infinita di bustine. Il paan si mastica, sputando di tanto in tanto a terra, con effetti di sollievo e distensione tipici del tabacco uniti e un rinfrescante aroma che persiste a lungo nella cavità orale assieme alla tipica tonalità rossiccia sui denti, la cartina al tornasole del masticatore di paan. Piccola controindicazione: è altamente cancerogeno e, lo dice la scienza, moderatamente corrosivo.

Nonostante masticare gutka stia iniziando a diventare una pratica stigmatizzata dalla società, il sondaggio portato avanti dall'Itcp indica l'inefficienza delle politiche di dissuasione messe in atto dal governo dal 2003. Il 94 per cento degli intervistati - fumatori e masticatori - pur essendo cosciente dei danni alla salute che il consumo di tabacco provoca (esemplificati egregiamente dalle foto di cancri alle labbra e alla gola - non ha la minima intenzione di smettere.

Le proiezioni indicano che da qui al 2020 in India moriranno 1,5 milioni di persone all'anno per malattie legate all'uso del tabacco. Impiegati del Rajasthan esclusi.

 

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