Telefonata tra Trump e Modi, l'India si candida a migliore amica di The Donald

Nella tarda notte di martedì 24 gennaio il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente statunitense Donald Trump, durante una «telefonata istituzionale», hanno confermato il rapporto di amicizia che lega New Delhi a Washington, in ideale continuità con l'amministrazione Obama. Ma l'ex presidente e Trump, per molti aspetti, al momento appaiono antitetici, ponendo una nuova sfida alla diplomazia multilaterale di Modi.

Stando al calendario della Casa Bianca della nuova gestione Trump, la telefonata tra Narendra Modi e il neo presidente statunitense è durata solo mezzora. Ciò nonostante, come di consuetudine in queste celebrazioni dell'etichetta internazionale, secondo la stampa internazionale i due hanno discusso di diversi aspetti bilaterali, riaffermando il rapporto privilegiato che l'India di Modi ha dato l'impressione di tessere con Washington.

Tra i temi toccati, riporta Indian Express citando il comunicato post-telefonata della Casa Bianca, i due avrebbero parlato di «commercio, economia, difesa e terrorismo», in particolare formulando l'unione di intenti bilaterale di «combattere fianco a fianco il terrorismo internazionale».

Narendra Modi, attraverso il suo account twitter, si è limitato a riportare il clima «caldo» della telefonata con Trump, sottolineando un futuro in cui New Delhi e Washington «concordano nel lavorare insieme per rafforzare i rapporti bilaterali». Senza sorprese, si tratta di prese di posizione assolutamente vaghe, anche in virtù di una politica estera ed economica di Trump sostanzialmente tutta da scoprire e che, inevitabilmente, porrà dei dilemmi non sottovalutabili all'amministrazione Modi.

Prima di tutto, la morte annunciata del Ttp, cassato da Trump in uno dei primissimi segnali di «cambio rotta» arrivati dalla casa Bianca, in India ha avuto riverberi contrastanti. Nonostante l'India già non figurasse tra i Paesi firmatari dell'accordo, l'impatto della retromarcia di Trump è destinato a toccare gli interessi di un Paese che sta cercando di farsi largo nel mercato globale.

Dhruva Jaishankar di Brookings India, ad esempio, in un intervento su Ndtv ha ridimensionato il potenziale danno che il Tpp avrebbe causato all'economia indiana, stimandolo in una misera perdita dello 0,1 per cento del Pil al 2030. Ma al minimo pericolo scampato si aggiunge la perdita di una piattaforma globale che, secondo Jaishankar, avrebbe contribuito ad abbattere le barriere commerciali internazionali, dando la possibilità a competitor internazionali come India e Cina, inizialmente estromessi dall'accordo, di aggiungersi in un secondo momento: un'ipotesi che avrebbe potuto giovare a India Inc.

Per contro l'economista Bishwajit Dhar, sull'Economic Times, si è rallegrato della fine del Ttp poiché avrebbe significato «una riscrittura delle regole del commercio internazionale, la maggior parte delle quali sarebbero state nemiche degli interessi indiani». Ma il rischio, ora, è che il posto lasciato vacante dagli Usa possa essere occupato dalla Cina, minaccia altrettanto significativa per New Delhi.

Oltre ad osservare con attenzione le evoluzioni delle politiche protezionistiche e «America First» annunciate in questi giorni da Trump, che potrebbero risultare in una diminuzione degli investimenti Usa in India e una stretta nei visti di lavoro garantiti agli indiani in settori come l'hi-tech e l'IT, la partita di Modi si giocherà sul tavolo degli equilibri internazionali, in particolar modo rispetto al trattamento che Trump riserverà alla Cina. Già il balletto di schermaglie sulla questione di Taiwan sembra lasciar intendere una politica estera meno accondiscendente verso Pechino da parte di Washington. La speranza indiana è che gli Stati Uniti, in una nuova fase delle politiche di contenimento di Pechino, possano appoggiarsi ancora di più su New Delhi, portando l'attuale «sincera amicizia» a un livello di «migliori amici» già annunciato dallo stesso Trump nella sua rocambolesca e contraddittoria campagna elettorale. All'epoca Trump riserbò all'India diverse dichiarazioni di affetto, incidentalmente scambiando una parte (gli hindu), per il tutto (la Repubblica indiana).

Per questo l'invito esteso da Trump a Modi per una visita alla Casa Bianca «più tardi quest'anno» già rappresenta un appuntamento cruciale per gli osservatori internazionali intenti a decifrare l'arrivo dell'outsider The Donald alla Casa Bianca. E nella strategia multipolare di Modi un'«amicizia di comodo» col neoprotezionista Trump, apparentemente in antitesi col neoliberismo spinto che ispira la politica economica ed estera di NaMo, è un'opportunità da non scartare.

@majunteo

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