Le delicate elezioni nel Gujarat e la vita sessuale dei giovani indiani

Si vota nello Stato di Modi, dove il premier ha creato quel "modello Gujarat" poi applicato a tutta l'India.  Il Bjp tenta di screditare il giovane leader dell'opposizione con un sex tape. Hardik Patel però sta volgendo la situazione a suo favore. Un piccolo terremoto politico-culturale

Hardik Patel durante un discorso pubblico. REUTERS/Amit Dave
Hardik Patel durante un discorso pubblico. REUTERS/Amit Dave

La prima settimana di dicembre si terranno le elezioni locali dello Stato del Gujarat, un test dall’altissimo valore simbolico per il partito di governo Bharatiya Janata Party. È lo Stato da cui proviene il primo ministro Narendra Modi e dove è cresciuto politicamente amministrandolo per tre mandati, alimentando il mito del cosiddetto "modello Gujarat": un mix di misure neoliberiste che Modi ha promesso di applicare al resto del Paese, strategia di cui parleremo meglio nei prossimi giorni.

Fino a qualche anno fa, grazie al consenso plebiscitario ottenuto da Modi in Gujarat, le elezioni locali nello Stato erano considerate dalle parti del Bjp una mera formalità. Quest’anno, secondo quanto racconta la stampa, le cose potrebbero complicarsi: l’Indian National Congress (Inc) che sta tentando di rialzare la testa in campagna elettorale e che, da alcune settimane, ha formalizzato un’alleanza anti-Bjp col movimento guidato da un ragazzo di 23 anni, Hardik Patel.

Di Hardik e delle feroci proteste dei giovani Patel, appartenenti a una casta medio-alta che si considera svantaggiata dalle misure neoliberiste del Bjp e dal sistema dal sistema delle quote riservate alle classi svantaggiate per accedere a università e posizioni nella pubblica amministrazione, avevamo già parlato due anni fa.
E in due anni, la frattura aperta tra i Patel e il Bjp non si è ancora sanata, anzi. Posizionatosi stabilmente tra gli oppositori del governo del Bjp Gujarat, Hardik Patel è ufficialmente entrato nel mirino della propaganda del partito e, recentemente, è stato oggetto di una velenosa campagna di character assassination partita con la pubblicazione di un sex tape.

Il video, racconta la stampa nazionale, ritrae Patel durante un normalissimo rapporto sessuale evidentemente consensuale con una ragazza.
Patel è un ragazzo di 24 anni, non sposato, e in larga parte del resto del mondo il fatto che un ragazzo di 23 anni abbia una vita sessuale privata non è né questione pruriginosa né, se resa pubblica, motivo di scandalo.

Strizzando l’occhiolino a un segmento maggioritario della popolazione del Gujarat, i conservatori vicini a una certa idea di abnegazione totale verso la "causa della patria" che prevede anche il celibato, chi ha diffuso il video di Patel voleva screditarlo proprio in quanto ragazzo di 23 anni sessualmente attivo: qualcosa per cui sentirsi in colpa e provare vergogna.

In questo articolo pubblicato su Scroll Ajaz Ashraf spiega bene da dove arrivi questa idea, molto radicata dalle parti dell’ultrainduismo, che un leader politico debba votarsi interamente alla causa rinunciando, almeno per un periodo, sia al sesso sia al farsi una famiglia: due cose che, tra i conservatori del Gujarat, e non solo, non vengono immaginate separando una dall’altra. Ha a che fare sia col Mahatma Gandhi, che della propria castità – iniziata dopo essersi sposato e aver avuto figli – ne faceva una questione politica, funzionale all’accrescimento di «energia femminile» da incanalare nella pratica non-violenta, sia una legge non scritta cui i più ferventi membri della Rashtriya Swayamsevak Sangh devono sottostare per dirsi pracharak, apostolo dell’ultrainduismo che dedica anima e corpo (per un periodo standard che oscilla tra i 5 e i 15 anni) alla causa della Sangh, l’unione di tutte le sigle dell’ultrainduismo.

Un esempio: Narendra Modi, dopo essersi sposato in giovane età ottemperando all’obbligo del matrimonio combinato, decise di ripudiare la moglie per la causa della Rss – che, ricordiamolo, è stabilire il primato della comunità hindu su tutto il territorio indiano, anche con la forza. Da allora è considerato appunto un pracharak, un uomo che ha votato interamente la sua vita alla Sangh e che merita il rispetto e l’ammirazione di tutti gli altri membri della Rss.

Basandosi su questo sistema morale, chi voleva screditare Hardik Patel ha pensato che un sex tape potesse essere abbastanza per squalificarlo come leader politico. Cosa che pare non stia succedendo e che anzi, lo stesso Hardik sta iniziando a usare a suo favore. Nonostante le primissime reazioni siano state abbastanza scomposte – Hardik ha negato di essere lui quello nel video – il leader dei Patel evidentemente dispone di consiglieri più al passo coi tempi e ha deciso di ribaltare il tavolo.

Al posto di vergognarsi, in questa intervista rilasciata a Indian Express ha dichiarato: «Voglio chiedere, non può un 23enne avere delle ragazze? Se un 23enne non può avere delle ragazze, può farlo invece un cinquantenne?».

Si tratta di una dichiarazione decisamente inusuale e molto coraggiosa, in grado di spostare il tema della libertà sessuale di giovani adulti indiani dall’ambito morale a quello politico. Non sarà l’inizio di un dibattito più ampio sul tema – un dibattito di cui l’India ha un bisogno estremo, da anni – ma sicuramente siamo di fronte a un nuovo barlume di speranza se questi discorsi finalmente stanno uscendo dai circoletti delle università d’élite e della upper class urbana e iniziano a diffondersi tra altri giovani meno istruiti, meno agiati e meno globalizzati.

@majunteo

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