Brunel, un ragazzo di quattordici anni dal Camerun gioca a pallone. REUTERS/Juan Medina
Brunel, un ragazzo di quattordici anni dal Camerun gioca a pallone. REUTERS/Juan Medina

I dati parlano chiaro. A inizio 2018 la Via del Mediterraneo centrale ha ridotto drasticamente la sua portata. Tra il primo gennaio e il 15 aprile, sulle coste italiane sono arrivate via mare 7.439 persone, principalmente originarie di Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio e Bangladesh.


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Si tratta del 74,29% in meno rispetto ai 28.930 sbarchi dello stesso periodo del 2017. Cala anche il numero delle vittime accertate, passate da 979 a 517, vale a dire una riduzione del 47,19% rispetto a un anno fa, anche se mettendo in relazione il numero dei morti con il totale degli sbarchi, il risultato è di un decesso ogni 15 persone partite nel 2018, il doppio rispetto al 2017 (una ogni 30). Questo dato ribadisce un fatto noto: tanto maggiori sono gli accordi e i tentativi di controllo sulle migrazioni, tanto aumenta il pericolo degli esodi.

I dati numerici sono senza dubbio effetto dell’intesa siglata tra il governo italiano e il premier libico Fayez al-Serraj nel 2017, a lungo e ancora criticata per l’impatto avuto in materia del rispetto dei diritti umani per i migranti bloccati in Libia. Questione, quella degli abusi e delle violazioni verso i migranti arrivata anche alla Corte penale dell’Aja che sta indagando per i crimini internazionali perpetrati in Libia.

Congiuntamente all’accordo con Tripoli, per chi arriva in Italia sembra sia sempre più difficile ottenere protezione internazionale. Non è un segreto che le procedure di richiesta asilo richiedano tempi lunghi, talvolta estenuanti, durante i quali i richiedenti si trovano bloccati nel limbo dell’attesa, senza poter lavorare, con limitata mobilità personale e in uno stato di apatia.

Accade tanto al Sud, dove si trovano i principali punti di sbarco per chi viene recuperato nel Mediterraneo, quanto al Nord, dove nei cosiddetti Sprar ci sono sempre meno posti disponibili. Il comune di Padova non fa eccezione, ed è qui che nasce Contropiede, iniziativa portata avanti da una rete di associazioni provinciali attive nell’ambito della cultura, dell’arte, dell’inclusione e dello sport, presentata al bando Culturalmente della fondazione Cariparo.

Tutto inizia da una frase di Pier Paolo Pasolini, pubblicata su il Giorno il 3 gennaio 1971: “il calcio è un linguaggio, con i suoi poeti e prosatori”. E proprio il calcio e la poesia, assieme al linguaggio, sono gli elementi cardine di Contropiede, il cui obbiettivo è di rispondere ai “desideri, alle frustrazioni e alle delusioni dei migranti e dei richiedenti asilo” dell’area di Padova, costretti a lunghi periodi di attesa prima di ottenere (salvo diniego) lo status di rifugiati o un permesso di soggiorno.

«La scarsità di posti disponibili nelle strutture Sprar fa sì che il percorso dei richiedenti asilo si esaurisca nei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria nda)» spiegano Caterina Benvegnù e Daniele Costa, lei curatrice d’arte padovana, lui artista trevigiano, ideatori del progetto. «In Veneto alcune commissioni territoriali operano con lentezza, contribuendo ad aumentare il periodo di attesa e di stazionamento passivo». C’è poi il problema della percezione della realtà da parte della gente comune, dei cittadini che spesso vedono nell’accoglienza e nelle dinamiche migratorie immagini distorte, tali – secondo il team di Contropiede – da complicare il processo di integrazione, posto come concetto chiave dell’intero progetto.

L’idea di base è quella di avvicinare i cittadini a chi, pur non avendo la cittadinanza aspira a un permesso di soggiorno, o al riconoscimento della richiesta di asilo. Il luogo in cui favorire il dialogo, o se vogliamo, facilitare l’integrazione, è un campo da calcio. Del resto, tornando al principio, lo stesso Pasolini considerava il calcio una forma di comunicazione e in numerosi scritti ne ha citato gli elementi somiglianza.

«Il football è un sistema di segni, cioé un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza», scriveva ancora nel ’71 «ci sono nel calcio dei momenti esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del goal. Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità».

E qual è il desidero più intimo per buona parte dei ragazzi in arrivo via Mediterraneo? Secondo gli operatori di Valide Alternative per l’Integrazione – associazione partecipe di Contropiede che da anni organizza corsi di italiano per migranti nella città del Santo – la risposta è semplice: diventare calciatori professionisti.

Aspirazione condivisa con milioni di italiani, del resto chi di noi, da piccolo, tirando calci al pallone non ha desiderato di essere acclamato una volta almeno dal pubblico in uno stadio gremito? Contropiede è l’occasione giusta: creare due squadre miste, composte da sportivi dell’area padovana e da migranti, che dovrebbero scendere in campo assieme nello storico stadio Appiani di Padova, per una partita a conclusione del progetto.

«Il calcio da noi inteso è un rito, un moto liberatorio, una rappresentazione e metafora di dinamiche sociali, come elemento di unione», aggiungono Benvegnù e Costa, che assieme a Valide Alternative, Associazione Studenti Universitari di Padova, Polisportiva SanPrecario e Circolo Nadir, a partire da ottobre intendono far scattare Contropiede.

«Non si tratta di solo calcio però. È nostra volontà lavorare a una serie di azioni che pur partendo dal gioco del pallone procedano oltre, includendo l’insegnamento dell’italiano, laboratori creativi, conferenze sul tema dell’integrazione rivolte alla cittadinanza e vari eventi, che coinvolgano almeno quaranta richiedenti asilo».

Uno degli obbiettivi di Contropiede è sviluppare le abilità linguistiche – insegnamento dell’italiano – e interpersonali dei ragazzi coinvolti, con corsi operativi e ludici anziché frontali, tenuti da professionisti. «Il richiamo al gioco dovrebbe facilitare l’apprendimento e permettere di sfruttare al meglio le abilità linguistiche sollecitando anche quelle cognitive, affettive e sociali» continuano gli ideatori.

Il linguaggio appunto, non solo sportivo e parlato, ma anche artistico. Contropiede prevede la partecipazione di un gruppo di artisti under 40, che affiancheranno come tutor i richiedenti asilo coinvolti, affiancandoli nello sviluppo di progetti di videoarte, scultura, pittura e fotografia. Alla fine del percorso è prevista una partita celebrativa all’Appiani, un momento di sport ma anche l’occasione per tirare le somme su Contropiede, e valutare l’efficacia di un approccio attivo all’integrazione.

@EmaConfortin

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