Migranti, il bicchiere è mezzo vuoto a Tallinn

La missione del ministro dell’Interno Marco Minniti a Tallinn conferma l’isolamento dell’Italia in materia di migranti. Accennavamo nei giorni scorsi all’importanza del vertice informale estone, dove giovedì si sono dati appuntamento i ministri dell’Interno europei. L’intervento del titolare del Viminale era uno dei più attesi, visto che una fotografia della situazione italiana raffigura un Paese destinatario quasi unico degli arrivi via mare (85% sul totale degli sbarchi da gennaio 2017), nonché incapace di trasmettere le proprie difficoltà al resto d’Europa. Ci avevano provato Gentiloni e Minniti a inizio settimana, chiedendo senza mezzi termini una maggiore condivisione dell’onere della prima accoglienza ai vari membri dell’Unione, arrivando anche a ipotizzare la possibile chiusura degli scali marittimi.

REUTERS/Pascal Rossignol
REUTERS/Pascal Rossignol

La presa di posizione del governo italiano serviva probabilmente per creare il climax in vista di quella che era stata battezzata “Battaglia di Tallin”. In realtà, ben prima che il presidente di turno dell’Ue, l’estone Anders Anvelt, aprisse la sessione, molti dei ministri coinvolti si erano già presi la briga di esprimere la propria contrarietà alla regionalizzazione di Triton – obbiettivo primario della mission impossibile di Minniti in terra estone –, negando così l’apertura di nuovi porti per l’accoglienza dei migranti soccorsi nel Mediterraneo. I primi a fare spallucce erano stati Francia e Spagna. «Intendiamo accogliere e aiutare, ma subire no, mai» dichiarava a inizio settimana il Primo ministro francese Edouard Philippe, mentre quasi in contemporanea un’operazione congiunta della guardia civile spagnola e della polizia marocchina bloccava 800 migranti a Ceuta. Erano poi seguite la minaccia del ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz di schierare blindati e 750 soldati al Brennero e sui valichi con l’Italia, mentre la Svizzera annunciava il rafforzamento dei controlli ai confini. Il resto dello schieramento si è completato poche ore prima del vertice, con le chiusure di Belgio, Olanda, Lussemburgo e Germania.

Da quanto emerso in Estonia, il rifiuto di aprire nuovi porti deriva in primis dalla difficoltà di far passare la decisione all’opinione pubblica. Ci sono poi evidenti difficoltà logistiche, così come sottolineato dal delegato lussemburghese, per il quale non ha senso che un vascello carico di migranti soccorsi in mare possa navigare mille miglia oltre il porto più vicino. Infine, l’aggiunta di nuovi scali marittimi europei potrebbe fungere da fattore di attrazione, dando nuovo slancio al business dei trafficanti. A Tallinn si è comunque “preso nota” della richiesta italiana di rivedere Triton, tema che sarà ripreso l’11 luglio a Varsavia in sede Frontex. Revisione cui non è d’accordo il commissorio Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos, convinto che la missione abbia già un mandato definito, ma comunque migliorabile. 

Unanime l’assenso dei ministri degli Interni per aumentare l’impegno a favore della Guardia Costiera libica, così da controllare in partenza il flusso dei migranti, siano questi in fuga da guerre, cambiamenti climatici o miseria. Progressi anche sull’approvazione del Codice di comportamento per la flotta di imbarcazioni delle Ong, cui si deve il 34% dei salvataggi in mare. L’intesa prevede di arrivare alla definizione di regole comuni e al coordinamento con la Guardia costiera libica, cui le Ong dovranno sottostare durante la permanenza nelle acque territoriali, quindi fare riferimento alla polizia giudiziaria per contrastare l’azione dei trafficanti.

Resta da sciogliere il nodo delle ricollocazioni dei richiedenti asilo in Europa. Da gennaio sono 7.500 le persone ricollocate dall’Italia, troppo poco rispetto al flusso degli arrivi, e a nulla ha giovato la decisione di aumentare le quote da parte di Germania (da 550 a 750 migranti al mese), Francia (da 100 a 200) e Lituania. Ecco che la soluzione per alleggerire la pressione italiana sono i rimpatri di chi non ha i requisiti per l’asilo. Posizione su cui Avramopoulos ha posto l’accetto a Tallinn, dove è stata riconosciuta la necessità di individuare una nuova politica europea in materia, a partire dalla centralizzazione degli accordi bilaterali con i Paesi terzi.

@EmaConfortin

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