È stata diffusa la notizia del primo decesso per fentanyl in Italia. Si tratta di un oppioide sintetico, che sta facendo strage in America del Nord. Anche nel nostro Paese i casi di overdose letale da eroina sono in aumento. Ma le statistiche ufficiali li ignorano

La Guardia di Finanza in una raffineria clandestina di cocaina nei pressi di Napoli. REUTERS/Guardia di Finanza/ Handout via Reuters
La Guardia di Finanza in una raffineria clandestina di cocaina nei pressi di Napoli. REUTERS/Guardia di Finanza/ Handout via Reuters

Pochi giorni fa i quotidiani hanno diffuso la notizia del primo caso di morte per overdose da fentanyl registrato in Italia. Il fentanyl è un potente farmaco antidolorifico a base di oppioidi, molto più forte della morfina e dell’eroina, che solo l’anno scorso si stima abbia ucciso circa 29mila persone negli Stati Uniti d’America, esasperando una crisi talmente grave da essere descritta come un’epidemia.


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In Italia il primo episodio di overdose letale da fentanyl è stato reso noto lo scorso 12 settembre, ma il fatto è avvenuto ad aprile 2017 a Milano. La vittima è un uomo di trentanove anni, che inizialmente si riteneva fosse morto per overdose da eroina. Ulteriori analisi hanno accertato che si trattava invece di ocfentanil, un oppioide sintetico dalla struttura simile al fentanyl: a differenza di quest’ultimo, utilizzato per il trattamento del dolore cronico nei malati terminali, l’ocfentanil però non è mai stato impiegato per scopi medici. È il primo decesso ma anche il primo rilevamento di questo tipo di sostanza in Italia. Il Dipartimento per le politiche antidroga di Roma e l’Istituto superiore di sanità hanno emanato un’allerta di grado tre, il massimo.

«Un allarme fentanyl esiste», ha detto a eastwest.eu Elisa Norio, ricercatrice presso il Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità (Rissc). «Nel senso che è risaputo che il fentanyl sia una sostanza da tenere sotto controllo: se in un Paese si consuma eroina e ci sono dei morti per eroina, allora c’è bisogno di monitorare attentamente la situazione per conoscere che cosa stanno assumendo davvero le persone».

Il fentanyl è un oppioide sintetico, contemporaneamente più potente, più pericoloso, più redditizio e più semplice da produrre dell’eroina. Come dimostrano gli esempi di Stati Uniti e Canada, è diventata una pratica comune tagliare l’eroina con il fentanyl, quando non spacciare direttamente il fentanyl per eroina pura. «I consumatori non hanno idea di cosa assumono. Il fentanyl può essere mischiato con qualsiasi droga, anche con la cocaina, creando così persone inconsapevolmente dipendenti dagli oppioidi», spiega Norio.

Secondo l’ultima stima dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), le sostanze più diffuse in Italia sono cannabis e cocaina. Nel nostro Paese però vivono oltre 205mila consumatori di oppioidi ad alto rischio, con un tasso tra i più alti in Europa: 5,2 casi ogni centomila abitanti.

L’Emcdda afferma che in Italia i decessi causati da overdose sono generalmente in calo e che il livello di mortalità italiano è al di sotto della media del continente. Per quanto riguarda la sola eroina, invece, i dati riportati da Geoverdose – un sistema informatico geografico creato dalla Società italiana tossicodipendenze che fornisce una mappa in tempo reale sulle morti per overdose in Italia – indicano un aumento: 111 casi dal 1° gennaio al 1° settembre 2018, contro i 91 nello stesso periodo del 2017. Le regioni con più segnalazioni di decessi per eroina nell’anno corrente sono state Emilia-Romagna (14 morti), Veneto (11 morti) e Umbria (11 morti).

«C’è stata una crescita delle morti per eroina ma adesso bisogna capirne di più, perché è possibile che possa trattarsi anche di eroina mischiata a fentanyl», dice Norio.

Quello di aprile 2017 a Milano è, al momento, il solo decesso causato da ocfentanil di cui si abbia conferma in Italia. Ma non è l’unico, se si allarga la ricerca anche agli altri oppioidi sintetici. Geoverdose indica due casi nello scorso anno: quello di una donna a Pescara e quello di un uomo a Torino, morto dopo aver assunto dell’U-47700 acquistato su Internet. Come riportato da la Repubblica, la Direzione centrale per i servizi antidroga, dipendente dal ministero dell’Interno, non ha però raccolto prove nemmeno della presenza di fentanyl e analoghi in Italia nella sua ultima relazione annuale, pubblicata a luglio e relativa al 2017.

Se si torna invece indietro con gli anni si scopre in realtà che la prima attestazione della presenza di fentanyl in Italia – e in tutto il continente europeo – risale addirittura al 1992. Nel rapporto Fentanyl in Europe (2012) l’Emcdda scrive che il primo caso in Europa di morte per utilizzo di fentanyl non a scopo medico è stato registrato in Italia nel 1992: overdose da cocaina mischiata a fentanyl. Nello stesso studio viene anche sottolineato che in Italia si sono verificati almeno dieci episodi di overdose non letale di fentanyl dal 2006, eppure mancano ricerche approfondite su questo oppioide.

L’episodio di Milano è particolare, sostiene Elisa Norio. L’eroina consumata dall’uomo poi deceduto è stata descritta dai giornali come una polvere di colore marrone, il che sembrerebbe indicare una varietà poco raffinata. «Mescolare il fentanyl con l’eroina grezza è difficile, mentre è molto facile con l’eroina bianca, in polvere, più pura», spiega. Negli Stati Uniti infatti l’epidemia degli oppioidi ha colpito più duramente le regioni dell’Est rispetto a quelle dell’Ovest: nelle prime si consuma soprattutto eroina in forma di polvere bianca, mentre nelle seconde è più diffusa la black tar, poco lavorata e simile al carbone nell’aspetto.

Norio ritiene che l’allarme fentanyl in Italia vada al di là del sensazionalismo mediatico momentaneo e anche di un’allerta sanitaria non accompagnata da interventi concreti.

«L’allerta fentanyl», dice, «sta nel fatto che i mercati della droga – sia dal punto di vista dei criminali che dei consumatori – sono ormai dei mercati globali, che si osservano e si influenzano a vicenda, da una parte del mondo all’altra. Mescolare il fentanyl con l’eroina è appunto una trovata che viene dagli Stati Uniti, non dall’Europa. Il fentanyl è una sostanza conveniente, da cui si possono ottenere grandi ricavi anche con un investimento minimo. E la si può sintetizzare facilmente in laboratori clandestini, non serve neanche rubarla o corrompere medici e farmacisti per farla passare nel mercato irregolare. Nel caso specifico di Milano, non può esserci stata una deviazione dal mercato legale perché l’ocfentanil non viene utilizzato in medicina ed è una sostanza controllata nell’Unione europea».

«Che i trafficanti europei e italiani abbiano guardato alla situazione in America e abbiano deciso di inserire il fentanyl nelle loro droghe è una possibilità da tenere presente», prosegue Norio. «Altrimenti le alternative sono due: o nessuna organizzazione criminale italiana vuole permettere l’ingresso del fentanyl oppure i narcotrafficanti italiani sono estremamente precisi e non tagliano mai le sostanze con dosaggi letali di questo oppioide. E possono bastare due milligrammi per uccidere una persona».

@marcodellaguzzo

Quarta parte dell'inchiesta sull'epidemia degli oppioidi. La prima parte si può leggere qui la seconda  qui, la terza qui

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