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Ad Amsterdam inizia una piccola rivoluzione rosso-verde

Si insedia ad Amsterdam la giunta più a sinistra della storia della città. Mai così ricca e dinamica, ma mai così diseguale. E il leader Rutger Wassink vuole costruire una rete di municipi ribelli - da Barcellona a Napoli - per combattere i populismi nazionali e l’establishment Ue

Ciclisti passano davanti alla scritta "Niente biciclette per i turisti" nel centro di Amsterdam, Paesi Bassi, 1 dicembre 2017. REUTERS / Yves Herman
Ciclisti passano davanti alla scritta "Niente biciclette per i turisti" nel centro di Amsterdam, Paesi Bassi, 1 dicembre 2017. REUTERS / Yves Herman

L'Aja - A due mesi dalle elezioni amministrative la giunta più di sinistra della storia di Amsterdam è pronta ad insediarsi: una coalizione guidata dai rosso-verdi del Groenlinks, con la presenza di socialisti, laburisti e dei liberal progressisti del D66, ha riportato a sinistra il governo della città dopo quattro anni di guida liberale.

I laburisti sono di nuovo in sella ma decimati nei consensi e ridotti al ruolo di figuranti sulla scena politica olandese, hanno dovuto cedere lo scettro di leader della capitale ai rosso-verdi del Groenlinks, che da eterna stampella radicale alla loro sinistra, dal 21 marzo sono il primo partito della città.

Dopo lo straordinario risultato ottenuto alle politiche dello scorso anno grazie al volto moderato e rassicurante del leader nazionale Jesse Klaver, l'altro Groenlinks, quello di Amsterdam, che affonda le radici nei movimenti dei kraakers (occupanti di case) degli anni '90 e nell'ambientalismo della prima ora - ha conquistato il laboratorio del neoliberismo europeo. E lo ha fatto senza populismo, senza settarismo e senza promettere crociate. 

Ma come è stato possibile che la capitale designata a prendere il posto di Londra nell'era post-Brexit, la città delle multinazionali e delle società di comodo, degli affitti a prezzi da usura, dell'edonismo e delle startup sia diventata una vera e propria Stalingrado del nord Europa? Per quanto suoni paradossale, l'uscita dalla crisi e la vertiginosa crescita economica degli ultimi 4 anni hanno penalizzato il primo esperimento di giunta liberale: la capitale non è mai stata cosi ricca, dinamica e moderna. E allo stesso tempo non è mai stata cosi diseguale. 

La bolla immobiliare, l'invasione di turisti e l'internazionalizzazione forzata dai grandi capitali hanno cambiato pelle alla città - una volta tempio mondiale delle controculture - smorzando quella vocazione ribelle di cui gli abitanti sono sempre andati orgogliosi.  Amsterdam si considera Republiek (Repubblica) e, nonostante il governo nazionale di centro-destra la usi come una vetrina per gli investitori, del miracolo economico degli ultimi tempi i residenti hanno solo pagato il prezzo: un mercato immobiliare impazzito, il costo della vita alle stelle e una Disneyficazione della città che ha messo a dura prova le infrastrutture e la pazienza di chi vive nella capitale.

Il Groenlinks ha intercettato il malcontento senza scorciatoie ma offrendo al contrario iniezioni massicce di socialismo verdevia le auto dal centro e sosta oraria a 7,50 €, freno al turismo di massa, con lo stop alle licenze per nuovi hotel, per negozi turistici e divieto di Airbnb nelle aree più congestionate. Aumento consistente dello stock di case popolari, in una città dove già quasi la metà degli abitanti vive in alloggi ad affitto calmierato. Giro di vite sugli investimenti immobiliari, con l'aumento della tassa di proprietà sugli immobili e regole più rigide sugli affitti. E poi cultura, promozione delle minoranze, assistenza per i sans papiers e misure contro la povertà. 

Artefice del trionfo rosso-verde è Rutger Wassink, 43 anni, ruvido leader del Groenlinks di Amsterdam, neo-assessore e vicesindaco, che al contrario del liberal Jesse Klaver non ha rinnegato la politica radicale ma al contrario l'ha spinta nel mainstream. Storico di formazione, consulente per l'Unione inquilini di Amsterdam, un passato da squatter e un carisma insolito per i sobri politici olandesi, guarda come modello alla Barcellona di Ada Colau e alla Napoli di De Magistris. Con queste, anzi, vorrebbe costruire dei percorsi politici e lanciare una rete europea di municipi ribelli come ricetta per combattere i populismi nazionali e l'establishment di Bruxelles.

E per iniziare in bellezza, la giunta rosso verde - o come dicono alcuni rosa-verde, con 5 assessori donne su 8 - non ancora insediata è già riuscita ad entrare in collisione con il governo nazionale: il primo provvedimento annunciato è la creazione di un ostello con servizi ed assistenza per sans papiers. Il governo di centro-destra guidato da Mark Rutte si è affrettato la scorsa settimana ad approvare una mozione dove intima alla capitale di non procedere con la delibera, minacciando di sospendere i fondi. Dal canto suo, la nuova amministrazione ha fatto sapere che andrà avanti. 

@msfregola

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