Nato a Dresda in Germania, nell’ottobre 2014, il movimento PEGIDA,Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes (generalmente tradotto come Patrioti Europei contro l’Islamizzazione dell’Occidente), ha fatto parlare di sé in Austria dopo una manifestazione anti-islamista organizzata a Vienna, la più internazionale delle città dell’Europa continentale.


Eastonline ha incontrato Georg Immanuel Nagel, il non portavoce di PEGIDA Austria, così come lui si definisce in aperta polemica con i media.
L’intervista a Nagel, una lunga conversazione qui editata in forma ridotta, è un tentativo per capire cosa sia PEGIDA e quali siano i suoi obiettivi. Mentre l’Unione europea è attraversata da spinte centrifughe sostenute da movimenti nazionalisti e estremismi di destra e sinistra, è importante comprendere e non sottovalutare le motivazioni che animano simili movimenti, capaci d’intercettare un forte malcontento nei confronti delle istituzioni europee e della moneta unica.


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Oltre a quelli già contenuti nel nome, quali propositi ha PEGIDA?
Georg Nagel: “Vogliamo la democrazia diretta. Tutto è iniziato con la critica all’islamizzazione e all’immigrazione di massa, ma in sostanza vogliamo dei referendum come quelli che si fanno in Svizzera, su qualsiasi questione. Nessuno si sente soddisfatto dell’UE, così com’è. C’è troppo centralismo, esistono troppi legami con gli Stati Uniti, ci sono tantissimi focolai di guerra, e uno molto vicino come l’Ucraina. E il disagio cresce anche con questo multiculturalismo e con l’immigrazione di massa. Dobbiamo introdurre la democrazia diretta. Ha funzionato in Svizzera, perché non provarci anche qui”.

Vi siete paragonati ai moti rivoluzionari del 1848, alla Primavera delle Nazioni. Volete quindi liberare i cittadini da un’Europa di burocrati, per offrire una visione di tipo nazionalistico in un mondo sempre più globalizzato?
Georg Nagel: “Nazionalisti. Così ci definiscono spesso i nostri avversari. Per noi l’uomo ha un’anima, è nato per stare in gruppo e non da solo ed essere esclusivamente un consumatore. Viviamo in nazioni. L’Europa è un insieme di popoli. L’UE però ci lascia soli. L’Europa per noi può essere composta da Stati indipendenti che lavorano insieme, come si è fatto per centinaia di anni. Tutte le volte che si parla di globalizzazione si ingenera paura. Come potremo sopravvivere? Ma questo distrae dalla vera questione che è: come può sopravvivere l’impero dell’Ovest liberalista. Vogliono questa Unione Europea centralista, questi secondi Stati Uniti d’Europa sul modello degli Stati Uniti d’America. Ma la nostra gente può sopravvivere senza, come ha sempre fatto prima dell’UE. Possiamo lavorare insieme. Ci sono molti poteri nel mondo e noi siamo per un mondo multipolare. L’Europa, secondo la nostra visione, deve essere un potere indipendente, che stabilisce una partnership con la Russia, che non è una guida, ma una grande potenza emergente e in crescita, con cui esistono interessi comuni. La Russia non rimarrà per sempre l’alleato principale, ma per il momento potrebbe essere un partner politico con cui collaborare. Non c’è niente di cui aver paura”.

Voi perciò non state cercando di distruggere l’UE, ma di ridisegnarla in un’ottica multipolare?
Georg Nagel: “Distruggere è una parola forte, ma la gente non vuole l’UE nella forma attuale. Questo è evidente. Non è stata fatta dalla gente, non è controllata dal popolo o da un parlamento, è antidemocratica. Gli USA offrono il migliore esempio di questa mancanza di democrazia: tutti sanno che esistono solo due partiti e nessuno è in grado di vedere differenze sostanziali tra essi. La Svizzera rappresenta un modello da seguire: un piccolo Stato con tanti piccoli Stati al suo interno. Così funziona la democrazia diretta. Nell’idea modernista della fine della storia, vi è un mondo globale dove tutto è uguale con Mc Donald’s e Coca Cola ovunque. Noi invece vogliamo un mondo che guardi indietro alla storia, con la cultura, con popoli indipendenti, un mondo che sia in movimento. La nostra è metapolitica, non la politica dei partiti. Noi cerchiamo di dar voce alla gente che è stata in silenzio per troppo tempo. Tutti pensano di essere soli, isolati, è l’idea sociologica della Schweigespirale (spirale del silenzio), ovvero quando ci si convince di avere opinioni non condivise da nessuno o in dissonanza con la maggioranza, e a quel punto non le si manifesta pubblicamente. Se la gente capisse di non essere in minoranza, ma al contrario scoprisse di essere la maggioranza, le cose potrebbero cambiare. Perché i mezzi di comunicazione di massa, il sistema educativo e universitario sono unidirezionali, fanno propaganda, e nessuno vuole essere isolato, a scuola, al lavoro”.
 
Allora voi dove vi collocate nell’asse sinistra-destra?
Georg Nagel: “Da nessuna parte. Certamente non nell’estrema destra. I media cercano di dipingerci così. Noi siamo la gente. Siamo nel mezzo, al centro. La cosa più strana dei nostri tempi è che molte idee che sono normali e sane, sono raffigurate come di estrema destra, ma il patriottismo è un sentimento normale. Per una società sana è normale amare la propria gente, il proprio Paese, e non odiarlo come fanno a sinistra”.

Come descriveresti l’Occidente e la cultura occidentale? Perché la vostra protesta è anche relativa all’Islamismo. Come descriveresti l’Occidente? Cristiano?
Georg Nagel: “Non considero l’Europa come l’Ovest, come l’Occidente. Considero l’Europa occupata dall’Occidente. L’Europa, o almeno non tutta l’Europa, ma parte di essa, come ad esempio l’Austria, l’Ungheria, la Germania sono sempre state un potere collocato al centro. L’Occidente sono solo gli Stati Uniti, è una cosa moderna. Dopo la seconda guerra mondiale siamo stati occupati. L’Occidente è l’opposto della cultura europea”.

Ma il nome stesso PEGIDA dice che combattete contro l’islamizzazione dell’Occidente.
Georg Nagel: “Non dell’Occidente. Abendland tradotto vuol dire Europa. Forse è stato tradotto come Occidente per l’omonimo libro di Oswald Spengler ‘Il declino dell’Occidente’, ma noi intendiamo l’Europa”.

In questo momento non ritenete che la gente e soprattutto i giovani abbiano problemi più cogenti da affrontare come disoccupazione, crisi economica?
Georg Nagel: “Certo che si preoccupano dell’islamizzazione. Con il terrorismo e con il crimine e la violenza che aumentano. Le nostre città stanno cambiando, la gente non si sente più a casa quando interi quartieri diventano ghetti islamici, quando si vedono donne che indossano il burqa ovunque. L’islamizzazione è la cosa che si mostra in maniera più evidente ed è il sottoprodotto di questa sub-cultura occidentale decadente, di questa perdita di valori. L’islamizzazione è una minaccia. Distruggerà l’Europa se non si cambiano le cose”.
 
Dopo gli attacchi terroristici di Copenhagen e Parigi pensate che ci sia un conflitto culturale in atto tra l’Europa e l’Islam?
Georg Nagel: “Non si tratta di un pericolo di tipo classico. Nessuno può riuscire a eliminare completamente il terrorismo. L’immigrazione è il problema. L’Europa senza gli Europei non è l’Europa. Tutto il mondo ha problemi con l’Islam, non solo l’Europa, anche l’Asia. L’Islam è sempre stato un problema, da quando questa religione esiste si esprime attraverso la violenza. L’Islam è sempre stato in conflitto con qualsiasi altra cultura, è quello che la loro stessa religione impone. Il problema è che li abbiamo fatti entrare e li continuiamo a far entrare a casa nostra. I media lo stanno trasformando in uno scontro tra Islam e l’Occidente liberalista, ma noi siamo il nostro stesso problema. Questo liberalismo è il vero problema. Se vivessimo in modo diverso tutto questo non sarebbe successo. La gente pensa solo a se stessa, al denaro, a come spenderlo, così non si cura se il suo vicinato si è trasformato in un quartiere a prevalenza islamica, o almeno non se ne preoccupa fino a un certo punto. Nella società classica la famiglia, la nazione è importante, si guarda agli altri, a ciò che accade attorno. I sentimenti sono più importanti dell’economia, ti forniscono una ragione di vita. Nella società liberalista occidentale si è perso tutto questo.
Molte di queste espresse ora sono mie opinioni personali. PEGIDA non ha un programma così dettagliato. Alcuni nel movimento potrebbero non essere d’accordo con me”.

All’interno di PEGIDA ci sono varie anime e ci sono differenze anche tra PEGIDA in Germania e in Austria.
Georg Nagel: “In Germania sono molto sotto pressione per l’attenzione dei media. Le differenze tra PEGIDA in Germania e in Austria sono più o meno le stesse che esistono tra i due Paesi. In Austria c’è un po’ più di libero pensiero. I tedeschi hanno più paura, si fanno condizionare di più e obbediscono di più al politicamente corretto, ma in Austria hai più possibilità di esprimerti e dire ciò che pensi. Se capita a un tedesco di essere etichettato come un nazista, si fa mille problemi. Noi in Austria non ce ne preoccupiamo più di tanto.
In ogni caso tutta la questione del politicamente corretto è strumentale all’esercizio del potere”.

Allora la vostra soluzione è impedire l’accesso agli immigrati islamici, ma ce ne sono tanti in tutta Europa. Che fareste?

Georg Nagel: “Ogni volta che i giornalisti mi fanno questa domanda pretendono sempre risposte semplici. Molti di quelli di sinistra vogliono che io dica: devono andare tutti fuori. Gli islamici rappresentano un problema e forse resteranno un problema per sempre, o almeno per molto tempo. Non è solo una questione legata alla religione, questa è l’antropologia sbagliata del modernismo che crede che l’uomo sia solo una macchina, che le persone siano di razze diverse e abbiano solo qualche lieve differenza, che possiamo essere tutti uguali, che si possano programmare le persone, educarle, ma non è vero, le persone sono differenti e hanno anime diverse, la cultura è molto più profonda, non si riduce solo alla lingua.Anche questo è un argomento legato al concetto di politicamente corretto.
Questo sistema liberalista non funziona, è un sistema che vuole creare una sorta di super-nazione, un uomo nuovo. Alexander Dugin (ndr il politologo e ideologo di Putin, che ha teorizzato la restaurazione dell’Impero Russo ed è il fondatore del Movimento dell’Eurasia), nel suo libro ‘The Fourth Political Theory’ dice che la prima idea liberalista della modernità è iniziata con la rivoluzione francese. Esistono due contro-movimenti nel liberalismo: i liberalisti di destra, i fascisti, i nazionalisti, e quelli di sinistra, i comunisti, i socialisti. Quello che hanno entrambi in comune è creare un uomo nuovo. Non prendono la gente per quel che è, ma cercano di farne qualcosa di diverso, un uomo nuovo e migliore. Vogliono un uomo nuovo senza neppure più alcun legame con la cultura, solo un lavoratore e un consumatore. Ma questo non funziona, non si può cambiare l’uomo trasformandolo in qualcosa che non è”.

Cosa suggerisci che facciano i governi per trovare una soluzione alla minaccia terroristica?
Georg Nagel: “Il politicamente corretto dice che dobbiamo distinguere tra Islam moderato e islamismo, come se queste due cose non avessero nulla a che vedere. Se ci sono gli islamici ci saranno sempre gli islamisti. L’immigrazione islamica è un problema, occorre fermarla. Heiman Mazieck, il leader dell’organizzazione musulmana tedesca dice che solo l’1% degli islamici in Germania è islamista. Ma ci sono 4 milioni di islamici in Germania e questo vuol dire che ci sono 4.000 islamisti radicali, ma non è possibile spiare e tenere sotto controllo 4.000 persone in Germania. Se non ci fossero musulmani in Europa non ci sarebbe il terrorismo. Non sono un esperto di intelligence, ma non credo che l’UE faccia niente di più di quello che potrebbe fare un singolo Stato, soprattutto con i confini aperti. Il lavoro dell’intelligence è indebolito dalla libera circolazione all’interno dell’UE. Non è una guerra, o almeno non è una guerra in senso classico. Non siamo più sicuri all’interno dell’Unione Europea, anzi semmai è il contrario. Con l’intelligence che di fatto è controllata dagli USA. Se fossimo più indipendenti, potremmo curare di più i nostri interessi e concentrarci sui nostri problemi, senza crearne di nuovi. La minaccia del terrorismo è il risultato di tutte queste guerre che sono state scatenate nei Paesi islamici. È quello che gli islamici dicono sempre, che ci odiano perché noi siamo l’Occidente. Noi non dobbiamo essere l’Occidente, lasciamo stare questa gente per conto proprio. Noi non odiamo l’Islam o gli islamici. Anzi è il contrario, vorremmo che vivessero in pace, con la loro cultura”.

Come vedi il futuro dell’UE? E come vedi il futuro dell’Europa?
Georg Nagel: “Non c’è alcun futuro per questa Unione Europea. E riguardo al futuro dell’Europa, il mio sogno è una nuova età dell’oro. L’idea della Golden Age alle sue origini, Aurea Aetas, un rinnovamento della cultura. Una rivoluzione conservatrice.

In pratica una restaurazione?
Georg Nagel: “Non una restaurazione, qualcosa di nuovo. Quando dico conservatore intendo rifarmi a dei valori. Una rivoluzione conservatrice, la definirei così”.

@milacat

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