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Attentato a Stoccolma, arrestato un uzbeko simpatizzante dell’ISIS

Non si ferma la lunga la scia di sangue e orrore seminata in Europa dal terrorismo di matrice islamica. Come a Nizza e Berlino, un camion lanciato sulla folla ha provocato l’ennesima strage a Stoccolma.

Persone che lasciano fiori e oggetti sul luogo dell'attentato avvenuto ieri a Stoccolma. TT News Agency / Jonas Ekstromer / via REUTERS
Persone che lasciano fiori e oggetti sul luogo dell'attentato avvenuto ieri a Stoccolma. TT News Agency / Jonas Ekstromer / via REUTERS

Tutto è accaduto nel primo pomeriggio di ieri nell’area di Drottningatan, la strada pedonale più frequentata del centro della capitale svedese , dove un tir ha falciato alcune persone prima di schiantarsi sul grande magazzino Åhléns. 

L’autocarro di proprietà della Spendrups, popolare marca di birra svedese, era stato rubato poco prima dell’attacco durante il giro di consegne nei ristoranti della città. L’autista, Maarten Lyth, ha spiegato agli inquirenti che stava scaricando della merce quando qualcuno è saltato dentro il camion ed è scappato.

Il bilancio parziale è di quattro vittime e quindici feriti, tutti travolti dall’impatto. La dinamica dell’attentato non lascia spazio a molti dubbi per risalire alla matrice terroristica, peraltro subito confermata dal premier svedese Stefan Lofven.

Sul fronte delle indagini, le notizie diffuse dai media locali indicano il fermo di una persona nella tarda serata di ieri a Märsta, nella periferia settentrionale di Stoccolma. Secondo la polizia il fermato coincide con la descrizione della persona di cui, poche ore dopo l’attacco, era stata diffusa una foto con indosso una giacca e una felpa con cappuccio.

Stando a quanto riportato dal quotidiano svedese Aftonbladet, si tratta di un uzbeko di 39 anni, padre di quattro figli, radicalizzato sui social, dove avrebbe espresso sostengo allo Stato Islamico postando video propagandistici dell’organizzazione.

La polizia svedese ritiene che l’uzbeko sia l’autista del camion, ma non ha confermato la notizia diffusa dai media locali, dell’arresto a Hjulsta, un sobborgo operaio di Stoccolma, di un’altra persona che avrebbe legami con il presunto attentatore.

La zona in cui è avvenuto l’attentato è la stessa che l’11 dicembre 2010 fu teatro di due attacchi quasi simultanei, a distanza di duecento metri, che provocarono il ferimento di due persone, oltre alla morte del kamikaze, che si fece esplodere.

L’attentatore fu successivamente identificato come Taimour Abdulwahab al-Abdaly, 29enne iracheno con cittadinanza britannica che si era laureato nel 2004 all’Università del Bedfordshire a Luton, in Inghilterra, e che militava nel ramo iracheno di al Qaeda.

Negli ultimi anni in Svezia, sono stati operati 34 arresti e fermi di persone sospette ritenute legate al radicalismo islamico. Secondo le stime della Säkerhetspolisen, meglio nota come Säpo, il ramo dei servizi di Stoccolma che si occupa di controspionaggio e antiterrorismo, almeno trecento cittadini svedesi sono partiti per la Siria per unirsi ai jihadisti dello Stato Islamico. Di questi almeno 120 hanno fatto ritorno in patria. La Svezia è inoltre il secondo Paese europeo, dopo il Belgio, per tasso pro-capite di foreign fighters (32/1.000.000 abitanti).

La Svezia contribuisce con 35 istruttori militari alla coalizione internazionale guidata dagli americani per contrastare lo Stato Islamico, che addestrano truppe curde e irachene nel nord dell’Iraq e non sono coinvolti nei combattimenti. Mentre 50 soldati svedesi sono impegnati in Afghanistan, principalmente con compiti di consulenza ed assistenza in favore delle forze armate locali.

Nella nazione scandinava, in passato, hanno vissuto a lungo importanti figure legate all’estremismo radicale islamico, come Mohamed Moumou, nome di battaglia Abu Qaswarah, marocchino di origine naturalizzato svedese e ritenuto il numero due di al Qaeda in Iraq, da cui trae origine l’ISIS. Moumou fu ucciso a Mosul, nell’ottobre 2008, durante uno scontro a fuoco con le truppe americane.

C’è poi Munir Awad, di origini libanese ma residente per anni in Svezia. Awad è stato condannato a dodici anni di reclusione per gli attacchi perpetrati contro il giornale danese Jyllands-Posten, nel 2010, a causa della pubblicazione di alcune immagini satiriche del Profeta.

Un altro jihadista di rilievo che ha vissuto tra Norvegia e Svezia è Mohamed Abdikadir Mohamed, alias Ikrima al Muhajir, considerato uno dei capi delle milizie di al-Shabaab e la mente dell’assalto armato al Westgate Mall di Nairobi, dove nel settembre 2013 furono uccise 72 persone.

Altra figura di spicco del network jihadista, che ha trascorso un lungo periodo in Svezia è Abdul Qadir Mumin, attuale leader dello Stato Islamico nel Puntland, regione semi-autonoma nella Somalia nord-orientale.

Mumin era uno dei capi spirituali di al Shabaab, che nell’ottobre 2015 decise di giurare fedeltà al califfo al-Baghdadi e insediarsi con i suoi seguaci nella zona montuosa di Galgala. L’ideologo sunnita è considerato dal Dipartimento di Stato Usa come una seria minaccia terroristica globale.

@afrofocus

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