Un cabarettista, elettori disillusi, un nuovo partito. L'Austria ci copia?

Alle elezioni di metà ottobre per rinnovare il parlamento austriaco potrebbe scendere in campo un cabarettista che auspica lo smantellamento dei vecchi partiti e la democrazia diretta.

Il comico Roland Düringer. Photo credits www.orf.at
Il comico Roland Düringer. Photo credits www.orf.at

Beppe Grillo sembra aver fatto scuola, e così anche l’Austria ha il suo cabarettista (definizione più frequente nella repubblica alpina) sceso nell’arena politica. Il nuovo arrivato si chiama Roland Düringer e, come il suo collega italiano, è convinto che non ci sia più bisogno dei partiti tradizionali. Motivo per cui, il 15 ottobre dell’anno scorso, ha fondato il partito “La mia voce conta”. Quali siano i fini di questo movimento, li ha esposti in una recente lunga intervista al quotidiano austriaco der Standard.

Idee precise sui temi che saranno all’ordine del giorno non ci sono ancora, perché, spiega Düringer: “Siamo ancora nella fase precedente, dobbiamo decidere sulla forma migliore per portarli avanti. Sono quattro i modelli che stiamo analizzando: semplice protesta, democrazia aperta, liquid democracy o un modello sociografico che punta a precisi aspetti/problematiche sociali. E’ a sulla base di quel che sceglieremo che si evidenzieranno anche i contenuti. Se per esempio optiamo per un modello di democrazia aperta, allora saranno le persone a decidere l’ordine delle priorità, per esempio tra immigrazione, sistema fiscale, disoccupazione, istruzione”.

Il bacino elettorale al quale Düringer e il suo partito puntano è “quello dei non elettori, e di coloro che annullano la scheda. Certo, i non elettori che rappresentano il 25 per cento dell’elettorato sono i più difficili da conquistare. Più facile sarà probabilmente rappresentare un’alternativa interessante per chi ultimamente ha sempre votato per il male minore”. Ma “La mia voce conta” punta innanzitutto a coloro secondo i quali l’attuale sistema di partiti è ormai anacronistico. Convinti come sono che sia giunto il tempo della democrazia diretta, dei dibattiti e delle votazioni dirette online.

Non è però ancora detto che Düringer e il suo partito ce la facciano veramente a partecipare a questa tornata elettorale. Prima bisogna raccogliere entro il 18 agosto il sostegno scritto di 2600 aderenti. Un’impresa tutt’altro che facile, come lui stesso spiega nell’intervista. “Perché bisogna andare in comune, metterci la faccia. Un atto politico, che soprattutto fuori dalle città, nelle campagne o nelle aree alpine, non è impresa facile”. E se non ci si riuscirà allora “la partita si chiude” dice Düringer.

Certo, basterebbero anche le firme di tre deputati, ma, spiega il fondatore, non è questa l’idea, l’iniziativa deve partire dal basso, altrimenti si finisce per entrare a piè pari nel sistema che invece si vuole scardinare.

Motivo per il quale i possibili candidati da mettere nella lista non devono avere alcuna esperienza politica. In mille si sono resi disponibili, 400 hanno fatto il test online, con 160 c’è stato anche un incontro vis-a-vis. Poi si è proceduto a una ulteriore scrematura, scegliendone 50. Gli stessi, quasi si trattasse di un concorso di bellezza o di una parte in un film, sono stati sottoposti a un “casting” vero e proprio, con tanto di prova oratoria e di rapporto con i media. La scelta definitiva di chi inserire nella lista elettorale avverrà per sorteggio.

Ed è un’umanità più che eterogenea a essersi candidata: ci sono accademici, manovali, insegnanti, studenti, giovani, anziani. La metà donne, anche se trovarle, racconta Düringer, è stato decisamente difficile. Politicamente parlando appartengono alle più diverse aree e ideologie, accomunati, come già detto, dalla convinzione che non c’è più bisogno dell’attuale struttura dei partiti. “Tutti si lamentano del fatto che la politica sia ferma, non decida, i partiti si blocchino a vicenda” spiega Düringer. “La gente non ne può più di questo stallo. Chiede dibattiti seri, oggettivi, finalizzati unicamente alla soluzione dei problemi anziché inficiati di chissà quali interessi.”

Difficile dire già ora, se l’iniziativa “La mia voce conta” abbia una qualche possibilità di riuscita. L’Austria è uno dei paesi più ricchi al mondo. Chi gira per il paese ha spesso l’impressione di essere finito in un’isola felice. Vienna da decenni si posiziona tra il primo e il secondo posto al mondo, per qualità della vita. Il sistema sociale funziona. Ciò nonostante, il partito nazionalista Fpö è da diciassette anni sulla breccia dell’onda. E fino a poco tempo fa, i sondaggi lo davano in testa, prima ancora dei due partiti storici, quello socialdemocratico, Spö, e quello popolare, Övp, che dal dopoguerra si sono spartiti il potere, soffocando la crescita di qualsiasi altro soggetto politico, vedasi i Verdi, mai riusciti a entrare in un governo.

Con la recente elezione del ministro degli Esteri, il 30enne Sebastian Kurz, a capo dell’Övp, la situazione si è però letteralmente capovolta, i popolari sono ora al primo posto e l’Fpö al terzo.

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