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Il ministro della Difesa austriaco dice no alla ricollocazione dei profughi

La notizia è passata in sordina anche sui giornali italiani. Le celebrazioni per il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, la visita di papa Francesco a Milano hanno catalizzato l’attenzione dei media. E così non si è prestata attenzione a una dichiarazione di qualche giorno fa del ministro della Difesa austriaco, il socialdemocratico Hans Peter Doskozil. Come riporta il quotidiano austriaco Die Presse, il ministro giovedì scorso si era dichiarato contrario al fatto che l’Austria accogliesse, come previsto dall’accordo di ricollocazione sottoscritto dagli allora 28 stati membri dell’Ue, profughi arrivati in Italia. Come spiega il quotidiano, l’Austria avrebbe dovuto prendere in carico 1491 profughi dalla Grecia e altri 462 dall’Italia. E invece, fino a oggi, non ne è stato fatto arrivare nemmeno uno. L’intervento di Doskozil è da intendersi come risposta a una intervista del 22 marzo pubblicata su la Stampa, nella quale il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti confermava un accordo con l’omologo austriaco Wolfgang Sobotka del partito popolare (Övp), di accogliere sulla base di quell’accordo, un gruppo di profughi minorenni non accompagnati.

Filo spinato in primo piano con una bandiera europea sullo sfondo. REUTERS/Laszlo Balogh
Filo spinato in primo piano con una bandiera europea sullo sfondo. REUTERS/Laszlo Balogh

Doskozil fa però notare che l’Austria ha già fatto la propria parte, accogliendo profughi sbarcati in Italia e Grecia e giunti poi illegalmente nella repubblica alpina. Basta guardare i numeri dei richiedenti asilo. “Il programma di ricollocazione è stato creato per alleggerire quei paesi particolarmente interessati dal fenomeno migratorio” ha detto il ministro in una intervista all’agenzia stampa austriaca Apa. “Ma se consideriamo i numeri, allora ci si rende conto che proprio l’Austria negli ultimi anni è stata particolarmente interessata da chi ha passato illegalmente la nostra frontiera”. Nel 2015 il paese ha registrato 85.505 mila richieste di asilo, a fronte delle 83.245 fatte in Italia. Solo che l’Austria conta 7,7 milioni di abitanti, l’Italia poco meno di 60 milioni. E anche le 36 mila richieste d’asilo del 2016 fatte in Austria costituirebbero, proporzionalmente alla popolazione, il doppio di quelle presentate in Italia.  “Finché dunque, non cesserà l’immigrazione illegale e incontrollata, l’Austria non può accogliere ulteriori profughi” ha sottolineato Doskozil. “In quanto paese particolarmente gravato dai profughi, non possiamo alleggerire paesi che lo sono di meno” Da qui la richiesta del ministro al suo collega dell’Interno Sobotka di inoltrare a Bruxelles una richiesta ufficiale di  sospensione temporanea del programma di “relocation” per l’Austria.

Per niente contento delle esternazioni di Doskozil si è però mostrato il ministro dell’Interno. Non tanto per la proposta in sé che troverebbe anche l’approvazione dei popolari. Sobotka vede nella proposta un’iniziativa personale del collega, cioè nemmeno concordata con il cancelliere socialdemocratico Christian Kern. Certo, se il Kanzler dovesse esprimersi a favore di una richiesta in tal senso, lui non avrebbe nulla in contrario. A irritare Sobotka è stato soprattutto la tattica di Doskozil di comunicare la propria posizione direttamente ai mass media, anziché parlarne prima al consiglio dei ministri. Inoltre, fa notare il ministro dell’Interno austriaco, lui è vincolato alle decisioni prese a suo tempo a Bruxelles e tenuto a farle rispettare.

Per quel che riguarda infine, la questione specifica che ha mosso Doskozil a prendere posizione pubblicamente, Sobotka ha sottolineato che non va anche rispettato il principio di reciprocità. Se si rimandano indietro, come è avvenuto, profughi che hanno passato illegalmente la frontiera italo-austriaca e che non hanno diritto di asilo, allora  deve valere anche il principio di accoglienza per persone che invece questo diritto ce l’hanno. “E questa cinquantina di ragazzini non accompagnati e provenienti da zone di guerra fanno secondo me parte di questo gruppo. Il fatto che il ministro della Difesa in questo caso la pensi diversamente è per me incomprensibile. Insomma l’accoglienza in questo caso è più che giustificata nei confronti dell’Italia, sia sulla base degli accordi vigenti che sulla base dei principi di solidarietà e umanità che siamo tenuti a rispettare”.

Una posizione, quella di Doskozil, peraltro  ben poco solidale anche alla luce degli impegni assunti venerdì dai 27 stati membri dell’Ue a Roma.  Il cancelliere e capo dell’Spö, Christian Kern ripetutamente nelle recenti interviste a proposito della necessità di riformare l’Ue ha ripetutamente insistito sul principio di solidarietà. Va però anche specificato che Kern si riferiva innanzitutto alla concorrenza sul mercato del lavoro. Negli ultimi anni si sono infatti moltiplicati i casi di aziende dell’est che mettono a disposizione i loro lavoratori in Austria, ma sulla base dei contratti di lavoro dei paesi di origine. Il che per Kern equivale a concorrenza sleale, o come si usa dire, a dumping sociale.

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