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L'estrema destra al governo a Vienna riconsegna il Kosovo alla Serbia

Il Kosovo è parte della Serbia, dichiara il vicecancelliere Strache. E a Bruxelles, dove è appena stata lanciata la nuova strategia di allargamento ai Balcani, sale la preoccupazione in vista della presidenza austriaca

Il vice-cancelliere austriaco Heinz-Christian Strache partecipa ad una conferenza stampa a Vienna, Austria. REUTERS / Leonhard Foeger
Il vice-cancelliere austriaco Heinz-Christian Strache partecipa ad una conferenza stampa a Vienna, Austria. REUTERS / Leonhard Foeger

 «Il Kosovo è parte della Serbia, non c’è ombra di dubbio. Noi, a suo tempo, avevamo criticato aspramente il riconoscimento del Kosovo da parte del governo austriaco. Ma questo riconoscimento è ora un dato di fatto che non si può cambiare» si leggeva la settimana scorsa in un’intervista del quotidiano serbo Politika al vicecancelliere austriaco nonché leader del partito nazionalista Fpö Heinz-Christian Strache. Un’affermazione che ha fatto rizzare le orecchie a molti nei Balcani e non è piaciuta affatto a Bruxelles.

All’indomani della sua nomina a capo del governo di coalizione con i nazionalisti, il giovane cancelliere leader del partito popolare austriaco Sebastian Kurz, si era precipitato a Bruxelles per tranquillizzare le istituzioni europee. E garantire che Vienna avrebbe continuato a essere un membro collaborativo dell’Unione. L’affermazione di Strache però è un campanello di allarme sulle possibili oscillazioni della politica estera austriaca.

Da una parte, mina la reputazione di partner politico ed economico affidabile che l’Austria coltiva da anni nell'est Europa. Dall’altro inficia i piani dell’Unione Europea, ovvero la strategia appena comunicata da Bruxelles su come procedere per giungere entro il 2025 all’ingresso dei primi Paesi dei Balcani occidentali nell’Ue. Un’adesione - quella di Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Albania, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Kosovo - che costituisce un “investimento geostrategico in un’Europa stabile, forte e unita, fondata su valori comuni”, si leggeva in un comunicato della Commissione.

Infine, non va dimenticato che l’Austria nella seconda metà del 2018 avrà la presidenza di turno dell’Ue. E non è detto che le garanzie offerte da Sebastian Kurz, intenzionato a farsi carico dell’intera agenda europea, siano sufficienti per evitare in futuro altre controversie.

Visto il polverone che hanno sollevato le sue parole, Strache si è subito affrettato a far sapere attraverso il proprio portavoce di non aver mai detto che il Kosovo è parte della Serbia. Ma il quotidiano austriaco der Standard, in possesso dell’intervista, afferma che questa è stata fatta via mail e per giunta in tedesco. E il testo non lascia spazio ai dubbi.

Nella successiva visita al presidente serbo Aleksandar Vučić a Belgrado,  il vicecancelliere peraltro ha sottolineato che  «il governo austriaco ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, questo è un dato di fatto. Ma un altro dato di fatto è che Belgrado, anche sulla base della risoluzione Onu 1244, consideri il Kosovo tuttora parte integrante della Serbia».

Immediate e di segno opposto sono state ovviamente le reazioni dei politici della regione. Il vicepremier kosovaro Enver Hoxhaj si è detto amareggiato, «perché negli ultimi 30 anni l’Austria è stata un interlocutore importante in molte questioni. Una dichiarazione simile appare pertanto inaudita per uno Stato serio qual è l’Austria». Ed è poco ma sicuro, ha concluso Hoxhaj, che le parole di Strache non contribuiranno alla normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, né faciliteranno l’integrazione dei Balcani nell’Ue.

Più diplomatico il capo di Stato kosovaro Hashim Thaçi, il quale si è limitato a dire che le parole di Strache erano state mal interpretate. Ma, stando a quel che scrive sempre lo Standard, le cose non stanno proprio così, perché già prima di assumere il ruolo di vicecancelliere, il capo dell’Fpö aveva affermato che il Kosovo è il cuore della Serbia.

Diversa, ovviamente, la reazione serba. Nel corso della visita di Strache di inizio settimana a Belgrado, il ministro degli Esteri Ivica Dačić lo ha ringraziato personalmente per non aver cambiato la sua propria posizione circa il Kosovo.

Le parole di Strache potrebbero essere una calcolata provocazione rivolta a Bruxelles. E i precedenti peraltro non mancano. Non molto tempo fa, aveva suscitato irritazione il fatto che Strache avesse accettato un'onorificenza da parte di Milorad Dodik, presidente della Repubblica Srpska e fiero avversario della Bosnia post-Dayton.

Strache e altri membri dell’Fpö sono peraltro spesso ospiti di nazionalisti nell’entità serba di Bosnia. E l’ingresso al governo non sembra averne mutato la linea. Da qui la preoccupazione che Vienna possa rivedere la strategia diplomatica seguita fin qui nei Balcani, aprendo così anche a una maggior influenza russa nella regione.

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