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La doppia partita di Kurz fra Bruxelles e Budapest

Il nuovo cancelliere austriaco assicura che il suo governo con i nazional-populisti non devierà dal corso europeo. Ma l’Austria, già nel recente passato, si è mostrata a volte più vicina ai Paesi del gruppo Visegrad che all'Unione Europea

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker durante la conferenza stampa a Bruxelles, in Belgio, il 19 dicembre 2017. REUTERS / Francois Lenoir
Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker durante la conferenza stampa a Bruxelles, in Belgio, il 19 dicembre 2017. REUTERS / Francois Lenoir

Jean-Claude Juncker bacerà o non bacerà Sebastian Kurz, il nuovo capo del governo austriaco?

Un governo che il giovane leader del partito popolare austriaco (Övp) ha voluto formare con il partito nazional populista Fpö, non immune da simpatie verso la destra estrema, come dimostrano i curricula di alcuni politici entrati a far parte della compagine governativa.

Il bacio del presidente della Commissione europea è un gesto che soprattutto i capi di governo del nord Europa rifuggono. O almeno ci provano. La Kanzlerin Merkel ci si è volente o nolente rassegnata, anche perché quel bacio viene letto come attestato di fiducia.

Quel bacio ieri – diversamente dallo scorso ottobre quando, subito dopo le elezioni parlamentari austriache, Kurz era volato a Bruxelles – non c’è stato. E alla domanda dei giornalisti se, nonostante il partner problematico che Kurz ha imbarcato, continui a considerare l’Austria un partner affidabile, Juncker rispondeva con un conciso: “Sì”.

Il cancelliere austriaco, che è il più giovane capo di governo in Europa, si è recato ieri a Bruxelles, un giorno dopo il giuramento del nuovo governo, per rassicurare nuovamente l’Unione Europea, per ripetere che l’Austria non devierà dal corso europeo fin qui imboccato. E soprattutto per ribadire che nel programma di governo non è in alcun modo contemplata l’ipotesi di una Öxit, di un referendum che decida sull’uscita dell’Austria dall’euro.

Il fatto che Kurz abbia voluto fare la prima visita all’estero proprio nel cuore dell’Ue e non, come d’uso in passato, in Svizzera, è stato commentato positivamente da Juncker, che l'ha definito “una dimostrazione fattiva del corso pro-europeo del Paese”. Ma che nemmeno per lui possa bastare un viaggio per fugare i dubbi di quel che sarà in futuro, Juncker l’ha sottolineato aggiungendo: “Non è un mistero che io non sia un amico di partiti di estrema destra. Non è però nemmeno mia abitudine fare a pezzi un governo”. Per il momento, per lo meno, il programma non darebbe adito a preoccupazioni. Il resto si vedrà.

Proprio partendo dalla politica europea che l’Austria ha imboccato nel corso della passata grande coalizione, rassicurazioni di continuità dovrebbero tranquillizzare l’Ue. Così come l’affermazione di Kurz che Vienna sarà membro attivo dell’Ue e si impegnerà affinché certe storture evidenziatesi in questi tempi vengano rimosse. Quali siano queste storture Kurz non lo ha detto ma non è difficile immaginare che stesse parlando in primo luogo della politica di immigrazione.

Vienna su questo tema ha da tempo preso una strada vicina ai quattro stati del gruppo Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia). E anche l’idea del doppio passaporto per i cittadini dell’Alto Adige riecheggia progetti simili a quelli che il premier ungherese Viktor Orban accarezza da tempo riguardo alle minoranze ungheresi che vivono nei Paesi confinanti. Inoltre, Kurz si è mostrato vicino a quanto scritto recentemente dal presidente della Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, e cioè che il meccanismo di ripartizione in quote dei profughi è una cosa superata.

Secondo il capogruppo dei popolari europei nel Parlamento di Strasburgo, il tedesco Manfred Weber, non c’è però motivo di inquietarsi. Weber confida nelle capacità del nuovo Kanzler di tenere a bada l’Fpö. In un’intervista al quotidiano austriaco Kurier ha infatti affermato: “Il fatto più importante per me, è vedere come agirà. E al momento mi pare evidente che Kurz sia riuscito a portare e abbia costretto l’Fpö su un corso costruttivo”.

Come è noto, a Vienna le decisioni riguardanti la politica europea non sono più appannaggio del ministero degli Esteri ma dell’Ufficio di cancelleria (Kanzleramt), dunque in mano a Sebastian Kurz, che avrà l’ultima parola sulle linee da seguire in tutti gli ambiti, che si tratti di commercio, agricoltura o politiche sui migranti.

Difficile però pensare che la nuova titolare degli Esteri, Karin Kneissl, esperta di Medioriente, si tratterrà in futuro dall'esprimere, come già fatto peraltro, opinioni piuttosto scettiche su Bruxelles e le sue massime cariche. E Juncker non si è affatto dimenticato delle parole poco gentili che la Kneissl aveva avuto tempo fa per lui, descrivendolo come un politico arrogante e cinico. E così, ieri, il presidente della Commissione ci è tornato su, auspicando che in futuro, chi riveste ora un ruolo di importanza quale è quello della guida degli Esteri, si avvalga di un linguaggio più consono.

Kneissl, che è una deputata indipendente ma in quota Fpö, avrà principalmente a che fare con l’Alto Commissario per la politica Estera europea, Federica Mogherini. Cosa pensi di lei, non è dato sapere. Quello che invece pare essere certo, per quanto non ancora confermato ufficialmente, è che Kneissl farà i suoi primi viaggi in gennaio proprio in due Paesi del Gruppo Visegrad: Slovacchia e Ungheria. Paesi non solo confinanti con l’Austria ma le cui capitali sono vicinissime a Vienna. Paesi insieme ai quali Kurz, non va dimenticato, ha chiuso la rotta balcanica.

Sempre in gennaio, Kurz si incontrerà invece con Merkel. Mentre per il momento nulla si sa di un viaggio a Parigi, probabilmente anche perché l’Fpö fa parte del gruppo parlamentare nel quale si trova anche il Front Nationale.

Insomma, sarà interessante seguire come Kurz giocherà la sua (doppia?) partita.

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