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Nei Balcani l'Europa si allarga ma la libertà di stampa diminuisce

Dalla Croazia alla Macedonia, il declino delle libertà dei media è sempre più preoccupante. I giornalisti chiedono aiuto alla Ue, ma in Paesi come la Serbia il suo intervento ha peggiorato le cose. Bruxelles intanto stanzia nuovi fondi. Ma i soldi da soli non bastano

Una ragazza legge in un'edicola a  Skopje. REUTERS/Ognen Teofilovski
Una ragazza legge in un'edicola a Skopje. REUTERS/Ognen Teofilovski

A Skopje, capitale dell'ex repubblica jugoslava di Macedonia, il reporter kosovaro Blerim Uka è stato arrestato mentre lavorava al cosiddetto 'processo di Kumanovo', città teatro di una guerriglia civile nel 2015. In Albania, i giornalisti guadagnano 300 euro al mese e, per essere licenziati, basta un articolo critico nei confronti del governo. In Bosnia-Erzegovina, si verificano in media 300 cause per diffamazione all'anno, mentre questioni come quella dei 45 giornalisti uccisi durante la guerra del 1992-1995 non sono mai state perseguite. Questa è solo una parte di ciò che vivono ogni giorno i media nella regione dei Balcani occidentali, centro nevralgico del processo di allargamento dell'Unione europea. "Perché faccio quel che faccio è una domanda difficile. Posso dire però che avevo 27 anni quando ho iniziato e io e i miei amici ci sentivamo isolati nel nostro stesso Paese", spiega Agron Bajrami, direttore del principale quotidiano kosovaro Koha Ditore.

La soppressione delle libertà

I confini tra i Paesi dei Balcani scottano ancora e così anche quelli interni tra stampa istituzionale e stampa indipendente. Le responsabilità si dividono tra la classe politica e i giornalisti, in una contrapposizione che ha portato al declino sempre più preoccupante delle libertà dei media. Secondo l'indice 2017 sulla libertà di stampa di Giornalisti senza frontiere, Croazia e Serbia sono gli Stati della regione ad aver fatto più passi indietro, mentre l'ex repubblica jugoslava di Macedonia è il Paese con più problemi legati alla libertà di espressione.

"Si è raggiunta l'era della post-verità e della propaganda, con la soppressione delle libertà fondamentali, in particolar modo nelle democrazie", scrive l'associazione. L'indice sulla libertà di stampa parla chiaro: la Croazia è al 74° posto e ha perso 11 posizioni nell'ultimo anno. La caduta suona come un campanello d'allarme per Bruxelles: ultima dei 28 a entrare nell'Ue, nel 2013, Zagabria è ora libera dalle pressioni della Commissione e i giornalisti che si indagano su corruzione, crimine organizzato o crimini di guerra "sempre più spesso sono vittime di campagne persecutorie".

Media Days

Per affrontare il problema, la Commissione ha organizzato due giornate dedicate ai media balcanici (Media Days) a Tirana il 9 e 10 novembre. Da Bruxelles di certo non lo hanno fatto apposta, ma non potevano scegliere Paese migliore per il confronto. All’inizio del mese, infatti, il premier albanese Edi Rama si è reso protagonista di un duro scontro con i reporter locali, apostrofati come "ignoranti". La libertà di stampa "non è negoziabile", ha ribadito a più riprese il commissario europeo all'allargamento, Johannes Hahn, mentre 250 professionisti hanno chiesto all'Ue di "non distogliere lo sguardo" e di aiutarli a lottare per una stampa indipendente e per affrancarsi definitivamente dal passato dittatoriale.

I giornalisti, sostiene Bruxelles, possono aiutare la democrazia a superare la "polarizzazione politica" e a stemperare "le tensioni etniche"; la loro libertà è "un indicatore importante del funzionamento dello Stato di diritto", ha evidenziato Hahn, ricordando anche come molte testate indipendenti nella regione sopravvivano grazie ai fondi europei. Dalla classe politica, però, le parole riservate alla stampa locale non sono dolci. A partire dallo stesso Rama, che è tornato all'attacco: "È innegabile che oggi, se parliamo di corruzione, dobbiamo includere anche una generazione intera di giornalisti". Il premier, alludendo al finanziamento di alcuni media locali da parte dei partiti albanesi, ha quindi citato Indro Montanelli: "Non bisogna mai fidarsi di un giornalista benestante". In Albania, sono presenti oltre 30 giornali indipendenti, 52 stazioni tv e 750 portali di informazione online. "Sono pessimista sul futuro prossimo dei media", ha aggiunto Rama.

La questione serba

C'è anche chi sta peggio: la libertà di stampa in Serbia, riporta Giornalisti senza frontiere, "è peggiorata da quando Aleksandar Vucic (responsabile del controllo dei media negli anni '90, quando era ministro dell'Informazione di Milosevic) è salito al potere nel 2014". Belgrado è 66esima nel ranking e ha perso 7 posizioni nell'ultimo anno. Ai giornalisti serbi le rassicurazioni dell'Ue dunque non bastano. "Bruxelles dovrebbe aiutarci, invece di sostenere solamente il governo", ha detto Branko Čečen, direttore del Centro per il giornalismo investigativo in Serbia, sottolineando la differenza di prospettiva tra i progressi democratici di Belgrado annotati dalla Commissione e la marginalizzazione della stampa.

"Se critichi Vucic e il suo governo, ti viene detto che stai lavorando contro il tuo Paese - ha aggiunto la giornalista serba di Vreme Weekly, Tamara Skrozza -. Alcune dichiarazioni dei rappresentanti Ue non hanno fatto altro che peggiorare le cose: il governo e la stampa istituzionale le usano contro di noi, dicendoci che è tutto ok. La verità è che niente è ok". La situazione crea un certo imbarazzo a Bruxelles, che considera la Serbia uno dei due Paesi, insieme al Montenegro, più avanti sulla strada che porta all'Ue.

Le misure di Bruxelles

"Non stiamo distogliendo lo sguardo, sappiamo che nella regione la libertà di stampa è un problema lampante. Il metodo che utilizzo io è di rivolgermi direttamente ai leader politici, lontano dalle conferenze stampa", ha replicato Hahn. L'ultima delle misure decise da Bruxelles a sostegno dei media della regione è lo stanziamento di nuovi fondi, 7,5 milioni di euro, suddivisi in tre programmi: uno schema regionale di formazione e supporto per migliorare qualità e professionalità nel giornalismo (2 milioni); un programma di assistenza tecnica per il servizio pubblico (1,5 milioni); uno schema dedicato alle organizzazioni della società civile e dei media (4 milioni). Forse, però, i soldi non bastano. La voce dei giornalisti balcanici si raccoglie in un unico coro: "Bruxelles non chiuda gli occhi e non ci lasci soli, altrimenti siamo in pericolo".

@raelisewin

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