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Il Belgio rinuncia ai rastrellamenti nelle case a caccia di migranti

Bruxelles blocca la legge che avrebbe consentito raid a domicilio a caccia di irregolari. Il “comma Anna Franck” prevedeva il carcere per chi avesse offerto rifugio ai migranti. Lo stop non ferma l’ascesa dell’ideatore della norma Francken e del suo partito, in testa nei sondaggi

Migranti con i loro bagagli a Bruxelles.REUTERS/Francois Lenoir
Migranti con i loro bagagli a Bruxelles. REUTERS/Francois Lenoir

In campagna elettorale Matteo Salvini annunciava di voler dare la caccia ai “clandestini”, “via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve” quando fosse arrivato al governo. Da ministro è stato solo occupato a fare la voce grossa con i migranti che cercano di raggiungere le coste italiane ma in nord Europa, dopo che Alpi e rotte balcaniche sono state chiuse, la politica è già lì, dove il Matteo governativo vorrebbe essere ora: passare le città al setaccio e riempire i charter di sans papiers da espellere.

Su questo, il Belgio si dimostra - nuovamente - il laboratorio europeo di una certa forma di “europeismo sovranista” che sposa libera circolazione e frontiere esterne sigillate: la formazione fiamminga NV-A, partner di governo nell’esecutivo Michel, guidata dal sottosegretario Theo Francken aveva voluto nel programma di coalizione l’introduzione di una legge che consentisse alla polizia di effettuare dei raid a domicilio alla ricerca di immigrati irregolari.

Questa settimana, dopo quasi 8 mesi di gelo nell’esecutivo, il premier ha annunciato che nella legislatura in corso - in Belgio si vota nel 2019 per il rinnovo del parlamento federale e delle assemblee delle tre regioni linguistiche - non sarà possibile discutere della norma. Una exit strategy sottovoce, quella di Michel - dice il quotidiano fiammingo De Tijd - che ha consentito di evitare spaccature interne con la componente liberale della coalizione, i fiamminghi di Open Vld - il partito di Verhofstadt - e i valloni di MR Mouvement Réformateur, spesso a disagio con la dura propaganda anti-immigrazione di Theo Francken.

Se approvata nella versione originale, la legge avrebbe consentito - previo ordine del magistrato - di perquisire le abitazioni di chi fosse stato sospettato di aver dato rifugio ad immigrati irregolari e allo stesso tempo. «Possiamo farlo con la gente sospettata di evasione fiscale, perché mai non dovremmo farlo con chi ospita clandestini?», ha detto senza scomporsi il sottosegretario.

Scontata la durissima reazione dalle opposizioni e dalle ong; queste ultime soprattutto sono certe che la legge sia stata disegnata ad hoc per intimidire quella rete di volontari - come la Plateforme citoyenne de soutien aux réfugiés Bruxelles - che nella capitale, da tempo, assiste nel centralissimo Parc Maximilien i richiedenti asilo, trovando loro un alloggio per la notte nelle case di attivisti. Francken non ha mai nascosto il fastidio per le azioni umanitarie, che a detta sua minano l’impegno del governo contro gli irregolari e aveva sperato che almeno lo stralcio del cosiddetto “comma Anne Frank”, ossia il passaggio che prevedeva sanzioni penali per chi offre rifugio, avrebbe favorito un compromesso.

Ma la levata di scudi non si è limitata alla politica: anche ambienti della magistratura e gli avvocati hanno denunciato il rischio di una pericolosa deriva per il Paese, ancora scosso dalla vicenda dei richiedenti asilo sudanesi espulsi lo scorso anno grazie ad un accorto con Khartoum e con il dittatore Al Bashir e torturati una volta arrivati nel Paese. Per quella vicenda, il governo ha rischiato di cadere. 

Capitolo chiuso, per il momento, ma Francken - grande fan di Salvini - non può non ben sperare nel futuro: il suo partito va a gonfie vele nei sondaggi ed è in testa tanto tra le formazioni della regione linguistica fiamminga quanto nel Paese.

@msfregola

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