Al centro del suo programma c‘è l’introduzione della sharia. A un mese dalle amministrative, Islam parti scuote la scena politica belga, che vorrebbe metterlo al bando. A difenderlo ci pensa l’estrema destra islamofoba. E c’è chi dietro la formazione vede lo zampino di Teheran

Una giovane donna musulmana a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman
Una giovane donna musulmana a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman

A volte il marketing più semplice è anche quello più efficace, si dice, e questa massima è perfettamente incarnata da un partito politico che da qualche tempo sta creando scompiglio nell’arena politica belga. Si chiama banalmente Islam parti - anche se Islam è stato furbescamente convertito  nell’acronimo “Intégrité - Solidarité - Liberté - Authenticité - Moralité” -, fa affidamento su appena 2 seggi, agguantati nelle municipalità di Molenbeek e Anderlecht alle elezioni passate, ha un bacino elettorale di appena 5.000 voti ma è riuscito a provocare un terremoto degno di formazioni di ben altro peso.


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Pietra dello scandalo è quella parola “sharia” pronunciata insistentemente dal loro esponente di punta Redouane Ahrouch, nato in Belgio da famiglia marocchina, conducente di autobus ad Anderlecht, consigliere comunale, musulmano e fondatore di una delle prime moschee sciite di Bruxelles. Ahrouch e Abdelhay Bakkali Tahiri, ideatore del movimento, vorrebbero il Belgio trasformato in uno Stato islamico, autobus dove donne e uomini viaggino separati e la reintroduzione della pena di morte.

In realtà, queste cose, il movimento musulmano vallone - che correrà in 28 municipalità francofone alle amministrative del prossimo 14 ottobre - le dice da tempo ma le elezioni sono adesso e i partiti dell’arco costituzionale non si sono fatti sfuggire l’occasione per sollevare un polverone e scuotere una campagna, fino ad ora, abbastanza sottotono. E così la proposta del giorno non si limita a un cordone sanitario ma chiede una messa al bando totale del partito: la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un duro scambio estivo sui social tra una candidata di Mr, il movimento del premier Charles Michel, e il capolista di Islam nella municipalità di Sint-Lambrechts-Woluwe, a Bruxelles.

Amélie Pans, esponente di Mr, aveva lanciato un appello ai partiti democratici affinché formassero un fronte per isolare Islam e la risposta del candidato musulmano Philippe Latteur, non è stata delle più concilianti: “Ti sgozzo come un capretto” e “Quando introdurremo la lapidazione toccherà per prima a te” ha commentato su Facebook. Lo scontro tra i due proseguirà in tribunale ma nel caso di Latteur, un convertito belga, non si può neanche parlare di integrazione fallita. Intanto l’eco di queste frasi choc ha scosso Bruxelles (parlamento federale) e alla velocità della luce, giusto il tempo di rientrare dalle ferie, un’intesa linguistica, che vede quasi tutti i partiti francofoni (DéFi, Mr, Ps e Cdh) e i nazionalisti fiamminghi dell’Nv-A d’accordo, sta lavorando ad un testo di legge che metta al bando i partiti radicali che professano idee contrarie alla Costituzione e alla legge. In realtà, in buona tradizione belga, i distinguo sono arrivati subito: Mr e Défi vorrebbero - addirittura - una modifica alla costituzione mentre Ps e Cdh si accontenterebbero di una legge ordinaria anche se ognuno presenterà la sua.

Tuttavia, il quotidiano francofono Le Soir ha osservato che le formazioni di estrema destra Vlaams Belang e Parti populaire, rispettivamente fiamminga e vallona, rischierebbero di finire entrambe falciate da una norma che desse al giudice la facoltà di valutare il livello di “democraticità” di un partito. E per quanto grottesco possa sembrare, l’unico a tendere la mano ad Islam è stato Tom Van Grieken, leader del Vlaams Belang, probabilmente il più islamofobo tra i partiti in Belgio: “vogliamo fermare l’immigrazione dai Paesi musulmani, non vietare un partito che continuerà comunque ad avere una base”, ha detto alla stampa.

Ma Islam è davvero un pericolo per la democrazia belga? Sul sito del movimento, ad onor del vero, viene condannato il terrorismo ed è chiarito che l’introduzione della sharia, ossia del vivere sulla base dei valori islamici, avverrebbe compatibilmente con la Costituzione in vigore. Quanto all’idea della divisione tra uomini e donne sui bus, spiega l’autista-consigliere Ahrouch, la religione non avrebbe alcun ruolo: le donne sono spesso vittime di molestie sui mezzi, ha spiegato l’uomo, e la misura servirebbe a tutelarle ma l'immagine che il movimento si è costruito, non è certo rassicurante.

Se la crociata vallona per la messa al bando del partito della sharia presenta diversi indizi che la fanno sembrare un buon investimento per la campagna elettorale di altri è più concreto il punto di Montasser Al De’emeh, docente belga-palestinese esperto di jihad, che dalle colonne del suo blog sul settimanale fiammingo Knack avverte: Islam non è un problema solo per il Belgio ma per tutti i musulmani. Secondo Al De’emeh la questione non sarebbe l’agenda del partito di cui tutti parlano ma quella nascosta. Ahrouch è sciita come il suo movimento politico ma la base che lo sostiene è sunnita. Islam sarebbe un “investimento” di Teheran che da anni cercherebbe di fare proseliti nella folta comunità marocchina della capitale e in quella di Anversa, deluse dall'atteggiamento tattico che i Paesi arabi hanno assunto nei conflitti mediorientali, secondo molti sacrificando gli interessi del mondo musulmano. Credibile o meno che sia questa interpretazione, la questione di Islam va probabilmente oltre la propaganda incrociata musulmani contro islamofobi.

@msfregola

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